Come aprire un blog di moda: diventa fashion blogger

Aprire un blog di moda e diventare un/una fashion blogger è il sogno di molte e molti che ancora si chiedono se valga la pena tentarci, se questa possa essere una strada di successo. Leggendo questo articolo scoprirai come farlo e come monetizzare il tuo progetto.

Come si fa a diventare fashion blogger di successo?

Trasformare la propria passione per la moda in una professione è possibile e nemmeno troppo complicato, a patto che si sappia davvero come diventare fashion blogger, ovvero una persona in grado di fare storytelling del mondo della moda e di diventare un punto di riferimento per una nutrita community.

Tutti sono in grado di mostrare un capo o un accessorio d’abbigliamento, ma pochi sanno fare della propria prospettiva personale un valore aggiunto: la differenza tra chi riesce a guadagnare dal proprio progetto e chi no dipende proprio da questa capacità, non – come erroneamente si crede – dalle competenze digitali per cui basta rivolgersi a un/una esperto/a di comunicazione online e offline. 

Per diventare fashion blogger serve poi:

  • acquistare hosting e dominio per creare il proprio spazio online;
  • aprire dei profili social da utilizzare esclusivamente per lo scopo;
  • creare il blog;
  • mettere a punto una strategia di comunicazione online e offline che utilizzi nel modo adeguato i social network;
  • creare e curare relazioni;
  • monitorare i risultati per affinare la strategia messa in campo.

Si può diventare fashion blogger senza aprire un blog, usando solo i social? Beh, per quanto l’idea possa sembrare allettante, promettendo un risparmio di tempo e di denaro, è un’opzione che sconsiglio: l’obiettivo di qualsiasi professionista, infatti, dovrebbe essere quello di creare un proprio brand, con uno spazio esclusivo sul web che consenta di indicizzarsi su Google; i social, al contrario, vanno benissimo come fonte di traffico, ovvero come bacino a cui attingere per trovare potenziali clienti/lettori. Tutte le altre scorciatoie non promettono grandi performance e hanno quasi sempre il tempo contato. 

Aprire un blog di moda: scegli la tua nicchia

Chiara Ferragni è riuscita a diventare una fashion blogger professionista e a guadagnare probabilmente molto più di quanto avrebbe mai pensato. Quando aprì il suo blog la concorrenza era di gran lunga minore, ma oggi c’è ancora speranza per te che devi partire da zero. Il segreto – oltre alla tua unicità – è quello di definire una nicchia specifica a cui rivolgere i tuoi messaggi. Non esistono prodotti o servizi che vadano bene per tutti, quindi se parlerai a chiunque, in realtà, non parlerai a nessuno. 

Come trovarla

Per trovare la tua nicchia e aprire un fashion blog devi definire del tuo pubblico: area geografica di riferimento; dati demografici come sesso ed età; parametri funzionali come prezzo e qualità dei prodotti che ricerca; desideri. E poi, visto che dovrai essere tu a dare un valore aggiunto alle persone che ti seguiranno, devi chiederti cosa effettivamente – tra ciò che vogliono – rispecchi le tue passioni più grandi e come puoi renderlo unico. 

Ecco un banale esempio: se sei un’appassionata di moda e sei anche un’ecologista, una professionista e una mamma, potresti scegliere di aprire un blog di moda sostenibile per professioniste che, ogni giorno, abbiano la necessità di essere formali ma comode allo stesso tempo. Questa nicchia specifica esclude che tu possa parlare agli uomini (a meno che non siano alla ricerca di un’idea regalo per un’amica, una mamma, una moglie, una parente) e che tu possa proporre capi altamente inquinanti.

Come creare un fashion blog memorabile

Aprire un blog di moda non basta per avere successo, occorre che sia memorabile. Il primo passo per raggiungere questo risultato è quello di scegliere con cura il suo nome, che deve essere:

  1. breve;
  2. facile da ricordare;
  3. facile da leggere;
  4. unico.

Se qualcuno ha utilizzato prima di te il nome che hai scelto, non preoccuparti. Normalmente basta optare per un nome simile e ottenere ancora l’effetto desiderato. Se invece hai avuto la fortuna di scegliere un nome mai utilizzato prima, non perdere tempo e acquista subito il dominio corrispondente. 

Scegli un hosting affidabile

Attenzione alla scelta dell’hosting, ovvero del luogo in cui il tuo blog sarà memorizzato. Esiste una grande varietà di fornitori e di piani disponibili: se sceglierai un piano senza sufficienti risorse, rischierai la chiusura del sito nel caso in cui riuscisse ad attrarre “troppe” visite; se invece sceglierai un piano eccessivamente ampio, pagherai più del dovuto. 

In ogni caso ti consiglio di escludere le piattaforme di hosting gratuite, a meno che tu non voglia aprire un blog di moda per semplice passione, escludendo già a monte di poterci guadagnare. Inoltre, il più delle volte, i fornitori di hosting gratuiti inseriscono sui siti dei clienti annunci pubblicitari, che vengono associati dai visitatori in modo non positivo al brand di riferimento. Senza considerare, poi, il fatto che le loro capacità siano estremamente limitate, con l’impossibilità di personalizzare design, layout e funzionalità indispensabili per un blog di moda di successo

Ti stai chiedendo quanto costa aprire un blog? Il costo è ampiamente variabile e, per averne un’idea e ricevere un preventivo, ti consiglio di leggere il mio articolo sulla creazione di un sito web professionale.

Come creare un blog di moda che guadagni

Aprire un blog di moda significa poter guadagnare con diversi metodi:

  • affiliazioni e partnership con aziende che vendono prodotti o servizi interessanti per la tua nicchia (cosmetici, abbigliamento, accessori e gioielli, eventi, locali, etc). Riceverai un link personalizzato – che potrai inserire in articoli, post sponsorizzati, e-commerce, banner – che traccerà quante persone ci abbiano cliccato e quante lo abbiano utilizzato per l’acquisto;
  • pubblicità, sia tramite Google AdSense, sia vendendo spazi pubblicitari all’interno del tuo sito;
  • video YouTube;
  • infoprodotti;
  • consulenze;
  • shop interno al sito.

Ovviamente puoi anche utilizzare più strategie insieme. 

Quanto guadagnano i fashion blogger?

È davvero difficile stabilire quanto renda l’attività di blogger di moda, così come per tutte le altre modalità di blogging. I guadagni possono infatti variare da zero a centinaia di migliaia di euro al mese. Dipende dalla strategia adottata, dalle capacità di promuoversi, dal tempo e dal denaro investiti. 

Come fare un blog di moda se sei inesperto/a

Se non hai precedenti esperienze nel campo e ti stai chiedendo come aprire un fashion blog, ti sconsiglio di procedere a tentoni e quindi di rischiare di sprecare le tue risorse. Io posso aiutarti a scegliere l’hosting giusto, a creare un sito professionale, a mettere a punto una strategia funzionale, a gestire in maniera efficace la comunicazione del tuo progetto online e offline. Compila il form, raccontami le tue aspirazioni e sarò felice di spiegarti cosa io e il mio team possiamo fare per te. 

Come diventare imprenditori digitali

Diventare imprenditori digitali è possibile, ma c’è un gran numero di persone che – pur tentando – non riesce. Colpa delle poche opportunità o della pigrizia degli aspiranti? Assolutamente no. La responsabilità è della disinformazione promossa dai tanti finti guru sul web. Leggendo questo articolo scoprirai davvero in cosa consista l’imprenditoria online e come realizzare il tuo progetto. 

Chi sono gli imprenditori digitali?

L’imprenditore digitale o l’imprenditrice digitale è colui o colei che utilizza gli strumenti disponibili in rete per creare, gestire e promuovere la sua attività d’impresa. In parole povere, l’imprenditore online è chi usa il web per ottenere un profitto economico. 

Si tratta normalmente di persone che nutrono una forte passione per l’innovazione tecnologica e che vogliono utilizzarla in maniera creativa per farne un’opportunità di business. 

Cosa fa un imprenditore digitale?

Gli imprenditori digitali devono:

  1. identificare un’opportunità di business, individuando una nicchia specifica di mercato;
  2. sviluppare un’offerta di prodotti o servizi che risponda alle esigenze del target;
  3. creare la loro brand identity;
  4. ritagliarsi un spazio su internet, attraverso la creazione e la gestione di un sito web o di una piattaforma online;
  5. promuovere il brand online, tramite una o più strategie (social media marketing, content marketing, pubblicità online, SEO, etc) finalizzate sia a far crescere la loro reputation, sia alla lead generation;
  6. analizzare i risultati e ottimizzare la strategia di marketing adottata, pianificando attentamente gli obiettivi del breve, medio e lungo termine;
  7. vendere e occuparsi del customer care;
  8. curare le relazioni con clienti e dipendenti;
  9. occuparsi della gestione finanziaria e legale;
  10. aggiornare continuamente le loro competenze. 

I benefici dell’imprenditoria digitale 

Perché diventare imprenditore digitale conviene? Innanzitutto perché consente di:

  • ridurre i costi aziendali e l’impatto sull’ambiente;
  • raccogliere dati utili sui clienti, sui potenziali tali, sui competitors, sulle performance delle proprie strategie;
  • esplorare nuovi modelli di business;
  • favorire la meritocrazia tra i dipendenti;
  • condurre una vita più sostenibile;
  • utilizzare in maniera positiva l’innovazione, sfruttando le tecnologie per supportare le attività umane e quindi per risparmiare tempo;
  • monitorare la reputation;
  • rendere più veloci le comunicazioni;
  • lavorare da remoto e quindi potenzialmente da ogni luogo del mondo.

A dimostrazione di questi vantaggi, il fatto che gli imprenditori del web si siano moltiplicati a dismisura. Secondo una ricerca realizzata dal Team Data Scientist di InfoCamere – sulla base dei dati aggiornati al 2022 – solo in Italia sarebbero cresciuti del 37% negli ultimi dieci anni. L’impulso maggiore è arrivato dal Sud: Puglia (+49,2%), Abruzzo (+46,2%) e Sicilia (+42,6%). 

Quali sono le aziende digitali in Italia? 

I paladini del cambiamento nel panorama internazionale sono noti a tutti: Amazon, Netflix, Apple, Yoox. Ma pochi sanno fornire validi esempi di imprese digitali in Italia, come Subito.it, TicketOne, Panini Shop, Docpeter.it, Vivaticket.

Imprenditori digitali: a cosa fare attenzione

Non mi stancherò mai di dirlo: se vuoi davvero avviare un’attività online, devi davvero capire l’imprenditore digitale cos’è. Questo implica intanto una seria riflessione su cosa non sia.

Ormai non esiste un angolo di internet in cui non sia presente un “imprenditore online” che prometta l’opportunità di diventare “imprenditori di se stessi”. Salvo poi proporre, poco dopo, di trasformarsi gratuitamente in rappresentanti di prodotti o di servizi di altri, o ancora di investire del denaro in bitcoins. 

Per carità, non voglio dire che non esistano persone che siano riuscite ad avere discreto successo così (seppure siano molte meno di quelle che raccontano di averlo avuto!). Dico soltanto che avere un proprio progetto imprenditoriale sia ben diverso dall’accodarsi a un progetto altrui, magari ai limiti della legalità e dell’etica (come il network marketing). 

Diventare imprenditrice digitale: una pericolosa promessa

Le fantomatiche “promesse digitali” trovano terreno fertile soprattutto tra chi vive una condizione di fragilità lavorativa, ovvero le donne. L’Italia è infatti ultima in Europa per occupazione femminile (55%): a dirlo è il Servizio studi della Camera dei deputati, presentato lo scorso dicembre. 

Una donna su cinque esce dal mercato del lavoro, poi, a causa della maternità, cosa che agli uomini non accade. Le quote rosa, inoltre, percepiscono un salario annuo inferiore di quasi di 8 mila euro rispetto a quello degli uomini. Ovviamente a parità di prestazione e, talvolta, anche se in possesso di titoli di studio maggiormente prestigiosi.

Multinazionali e approfittatori seriali conoscono bene questi aspetti, tanto da adescare continuamente sui social donne alla ricerca di lavoro, per farne aspiranti venditrici di beveroni di proteine sintetiche. Un’esperienza che dopo poco diventa frustrante, che può confermare la falsa convinzione di non poter riuscire a essere economicamente indipendenti e di non valere abbastanza. Al contrario, le donne hanno potenzialmente tutte le carte in regola per diventare imprenditrici digitali, monetizzando una loro passione oppure digitalizzando la loro professione.

Come diventare imprenditore digitale?

Se ti stai chiedendo come diventare imprenditrice digitale o imprenditore digitale, sappi che la ricetta perfetta non esiste, ma che è senza dubbio possibile realizzare la propria aspirazione.

Spesso si fa l’errore di credere, quando magari si è alle prime esperienze, che soltanto le attività digitali per antonomasia siano adeguate al business online. In verità, in tutti i settori esistono imprese digitali di successo; la differenza sta dunque nella qualità del progetto strategico che, in via preliminare, occorre mettere a punto.

Ovviamente esistono delle competenze che, a prescindere dalle proprie preferenze, possono aiutare a ottenere risultati nel breve termine. 

Cosa studiare per diventare imprenditrice digitale o imprenditore digitale?

Avere un’infarinatura di marketing digitale, gestione d’impresa, contabilità, gestione finanziaria e diritto commerciale è molto utile, ma non dimenticare che i “tuttologi” non esistono: non puoi diventare esperto/a in tutto!

Il principale ostacolo alla buona riuscita è l’improvvisazione. Presto o tardi occorre rivolgersi a veri professionisti, sia per non rischiare perdite di tempo (o peggio ancora, brutte sorprese!), sia per delegare attività che non dovrebbero essere di tua competenza. L’imprenditore o l’imprenditrice è infatti colui o colei che “dirige” l’impresa, non chi assolve a tutte le sue funzioni interne.

Quanto guadagnano al mese gli imprenditori digitali? 

Lo “stipendio” di un imprenditore digitale varia in funzione di tantissime variabili: la pressione fiscale del Paese d’appartenenza; il tempo dedicato al lavoro; il settore di mercato in cui si opera; l’esperienza; il numero di collaboratori/dipendenti; i costi fissi; l’attività di marketing. 

Un’idea di business funzionante può fruttare dal doppio di un normale compenso da dipendente a centinaia di migliaia di euro al mese. Annualmente, dunque, gli imprenditori digitali guadagnano almeno 20 mila euro. Le imprese che esistono già, digitalizzandosi, possono far crescere i loro guadagni già da subito, abbattendo alcuni costi fissi.

Vuoi diventare un imprenditore o un’imprenditrice digitale? Desideri sfruttare al massimo le opportunità dell’innovazione per il tuo business? Compila il form, raccontami i tuoi obiettivi e sarò felice di spiegarti come io e il mio team possiamo aiutarti.

Meta Ads: come funzionano le inserzioni su Fb e Ig

Meta Ads è la piattaforma che offre pubblicità su Facebook, Instagram e Messenger, consentendo di attrarre utenti in target grazie a un complesso algoritmo che sfrutta diversi fattori di analisi. Ma quanto costa? Vale ancora la pena utilizzarla nel 2024? Leggendo questo articolo potrai chiarirti le idee e scoprire se e come sponsorizzarti a pagamento su Meta.

A cosa servono le inserzioni su Facebook e Instagram?

In linea generale possiamo dire che il Meta advertising serva ad aziende, professionisti, enti o associazioni a trasmettere il proprio messaggio e a raggiungere persone potenzialmente interessate. Più precisamente, Meta Ads cerca di raggiungere l’obiettivo impostato dall’utente:

  • vendite, per chi vuole immediatamente vendere prodotti o servizi tramite conversioni, cataloghi, messaggi;
  • contatti, per coloro che desiderano raccogliere contatti attraverso moduli interattivi, messaggi, chiamate, registrazioni;
  • interazione, per chiunque voglia ottenere più visualizzazioni del post o del video, “mi piace” sulla pagina o risposte all’evento;
  • traffico, per indirizzare le persone verso una destinazione esterna con click sul link o visualizzazioni della pagina di destinazione (sito web, app, evento Facebook, etc).
  • notorietà, per chi desideri farsi conoscere e ricordare;
  • promozione dell’app, per incentivare il download di un’applicazione.

Le inserzioni possono essere pubblicate su Facebook, su Instagram, su Messenger o Meta Audience Network. I posizionamenti delle campagne possono riguardare (insieme o a scelta) il feed, le stories, la sezione Esplora, quella dello Shop e quella dei reels.

Come funziona Meta Ads?

Meta Ads vive continui mutamenti. Ma quello che resta immutato è che gli annunci si basino prevalentemente su un modello di aste, in cui il prodotto dal valore più alto riesce a ottenere maggiore visibilità.

Questo sistema, supportato da un algoritmo sempre più potente, fa sì che le inserzioni siano mostrate alle persone potenzialmente interessate. Questo principio, poi, consente anche a chi non abbia un ampio budget di spesa di ottenere buoni risultati attraverso le sponsorizzate, lavorando su testi e creatività migliori dei propri competitors. 

Attenzione: quando parlo di persone potenzialmente interessate, intendo anche coloro che conoscono già il brand e abbiano compiuto azioni specifiche nei tuoi confronti. Per esempio, con Meta puoi creare dei pubblici personalizzati e mostrare strategicamente a diversi segmenti (es. persone che hanno messo “mi piace” ai tuoi precedenti post sui social media, persone che hanno inserito degli oggetti nel carrello del tuo e-commerce senza ultimare l’acquisto e così via) differenti inserzioni.

Come utilizzarlo

Per iniziare a utilizzare nel modo giusto il servizio, bisogna intanto:

  1. creare una pagina Facebook e assicurarsi che il proprio profilo Instagram sia impostato nella modalità per professionisti;
  2. creare un Business Manager, strumento fondamentale per gestire correttamente tutte le risorse;
  3. creare un account pubblicitario e abilitare un metodo di pagamento;
  4. stabilire i propri obiettivi di business e il budget di spesa.

Come funziona il Business Manager?

Il business manager consente di gestire i professionisti e i collaboratori cha lavorano alla gestione dei profili, personalizzare il target e progettare il retargeting, sfruttare funzionalità esclusive (es. il cosiddetto “pixel”, ovvero una modalità di tracciamento che ti aiuta a comprendere i comportamenti degli utenti sul tuo sito web e a mostrare loro proprio la pubblicità più funzionale al tuo scopo).

L’iscrizione è gratuita e per creare un account è sufficiente inserire il nome dell’attività, l’indirizzo di posta elettronica aziendale, il nome e cognome personale e i dettagli dell’azienda. Accedendo alla sezione “gestione inserzioni” potrai utilizzarlo per le tue campagne di advertising online

Quanto costa un’ads su Facebook e su Instagram?

Ti stai chiedendo quanto devi spendere per sponsorizzare un tuo contenuto? Il budget minimo è di 1 euro al giorno, ma per ottenere veri risultati ce ne vogliono sicuramente di più. Ma di più quanto? A questo proposito possiamo dire che il “budget sufficiente” affinché tu ottenga risultati con Meta Ads dipende da diverse variabili:

  • la qualità dell’inserzione, che fa sì che le persone la visualizzino e l’apprezzino, aumentando il tasso d’azione e abbassando la spesa;
  • quanto spendono i tuoi competitors e quanto bravi sono nel proporre inserzione;
  • quanto sei disposto/a a spendere tu per il raggiungimento del risultato che desideri;
  • i tuoi dati storici (se ne hai). Se hai tassi d’azione alti nelle tue precedenti sponsorizzate e se ne hai già fatto diverse, l’algoritmo sa già dove e quanto può “pescare”;
  • l’obiettivo che desideri impostare. Di base, le campagne d’interazione e di notorietà costano meno, mentre per le attività di lead generation e vendita non ti consiglio di spendere meno, rispettivamente, di 25 euro e di 40 euro giornalieri;
  • il periodo dell’anno in cui ci si trova. Nella maggior parte dei settori, infatti, nei periodi in cui si concentra un maggior numero di vendite (es. Natale) c’è maggiore competizione e, dunque, è necessario alzare il proprio budget di spesa.

Quello che però molto spesso non si valuta è il costo di non fare Meta advertising. Non fare inserzioni significa: dover spendere di più per farsi pubblicità fuori dai social; avere maggiori difficoltà nel reperire clienti; non posizionare bene il proprio sito web su Google o farlo in tempi molto più lunghi (con ripercussioni negative pure sul traffico organico); ridurre le possibilità di rappresentare un brand rilevante nel settore di mercato e quindi di poter incrementare prezzi e fatturato; non attirare l’attenzione di intermediari e media; far crescere a rallentatore la propria brand reputation; tagliare fuori una grande fetta di utenti che acquisterebbero i nostri prodotti o servizi se li conoscessero; non poter offrire messaggi persuasivi e strategici a coloro che hanno già interagito con noi a nostra insaputa (visitando, per esempio, la pagina del nostro sito web dedicata a un particolare servizio).

Meta Ads: faq

Adesso avrai sicuramente chiaro perché cominciare a fare inserzioni su Meta e perché, se vuoi fare sul serio, devi essere costante. Di seguito ti lascio le risposte alle domande più frequenti sull’argomento.

A cosa serve Meta Business Suite?

Meta Business Suite è uno strumento gratuito di Meta, disponibile sia per dispositivi mobili che su desktop, che consente di.

  1. creare e programmare post, storie e reels, visionandone pure l’anteprima;
  2. gestire le inserzioni a pagamento (ma in modo non professionale, quindi senza tutte le opportunità offerte dal business manager!);
  3. modificare il pubblico delle inserzioni;
  4. gestire gli eventi;
  5. visualizzare i risultati ottenuti sui post per capirne l’andamento;
  6. gestire vendite di prodotti o servizi.

Cosa si intende per Ads e per adv?

“Ads” è l’abbreviazione del termine inglese “advertising”, che significa “pubblicità”. Viene utilizzata in rete per indicare gli annunci pubblicitari. “Adv” è un semplice sinonimo. 

Quali contenuti posso sponsorizzare?

Puoi sponsorizzare post semplici, video, caroselli, reels…sia che tu abbia deciso di pubblicarli nel tuo feed, sia che tu abbia deciso di programmarli. Puoi persino decidere di fare delle sponsorizzate caricando dall’esterno i tuoi contenuti, senza mai doverli pubblicare sulle tue pagine. 

Quanto deve durare un’inserzione Facebook o Instagram?

Per essere davvero efficace, il mio consiglio è di far durare un’inserzione Meta non meno di una settimana per le campagne Meta ads di notorietà e interazione. Per le campagne di contatti, invece, non meno di due settimane. 

Cosa succede se non pago Facebook ADS?

Quando il metodo di pagamento che hai utilizzato per le tue inserzioni su Meta non funziona, le inserzioni vengono messe in pausa e il tuo account pubblicitario viene disabilitato finché non avrai saldato l’importo dovuto.

Come contattare l’assistenza Meta Ads?

Gli account pubblicitari che hanno speso un maggiore budget nel tempo hanno una sorta di “filo diretto” con Meta e possono godere persino di call personalizzate con uno specialista che dia loro consigli specifici. Ma tutti gli account – quindi anche quelli che non sono stati inseriti nel programma – possono ovviamente chiedere assistenza e parlare in chat a persone in carne e ossa. Per contattare l’assistenza Meta Ads devi recarti nella sezione “gestione inserzioni”, selezionare il “?” in basso a sinistra e rispondere alle domande che si apriranno nella parte destra dello schermo.

Come togliere la pubblicità di Meta?

Meta dà l’opportunità di non far comparire la pubblicità durante la navigazione su Facebook, ma a pagamento. Con un abbonamento mensile è possibile dunque rimuovere gli annunci pubblicitari e impedire che le proprie informazioni siano usate per le inserzioni. Il costo è di 9,99 euro al mese, prezzo che lievita nel caso sia attivato da app, e che viene maggiorato di 6 euro al mese per ogni account aggiuntivo associato al profilo principale. 
Per usufruirne da computer, basta cliccare sul pulsante “abbonati” dopo aver effettuato l’accesso all’account nella schermata “scegli come continuare a usare Facebook”. Per iscriversi tramite app:

  1. se usi Android, dopo aver effettuato l’accesso, premi sul pulsante ☰ in alto a destra, seleziona la voce “impostazioni e privacy”, accedi alla sezione “impostazioni” e clicca su “centro gestione account”. Seleziona la voce “preferenze relative alle inserzioni”, l’opzione “senza costi aggiuntivi con inserzioni” e spunta “abbonati per l’uso senza inserzioni”, cliccando su “continua” per più volte fino al pagamento;
  2. se usi iOS, dopo aver effettuato l’accesso, premi sul pulsante ☰ in alto a destra, seleziona la voce “impostazioni e privacy”, accedi alla sezione “impostazioni”, clicca su “vedi altro nel centro gestione account” e su “preferenze relative alle inserzioni”. Seleziona la voce “senza costi aggiuntivi con inserzioni” e “abbonati per l’uso senza inserzioni”, cliccando su “continua” fino all’espletamento del pagamento.

Puoi disattivare l’abbonamento in qualsiasi momento, senza costi aggiuntivi, ripetendo l’operazione.

Meglio sponsorizzare su Meta Ads o Google Ads?

Non è possibile stabilire cosa sia meglio, a priori, tra i due: Google Ads è la piattaforma pubblicitaria che consente la promozione del tuo sito web o e-commerce e che lo rende visibile nei primi risultati dei motori di ricerca, come risultato sponsorizzato e non organico, alle persone che sono già alla ricerca del tuo prodotto o servizio; Meta Ads è invece la piattaforma pubblicitaria che ti consente di creare campagne e di promuovere post per la tua pagina aziendale, stimolando anche bisogni di cui le persone non erano nemmeno consapevoli.

Entrambi sono strumenti molto efficaci per la tua pubblicità, ma per le loro peculiarità strategiche e tecniche è opportuno far valutare il tuo caso specifico da un professionista.

Il tuo piano marketing ideale

Non esiste una ricetta valida per tutti: un piano marketing è efficace se – e solo se – è realizzato su misura; fare ciò che fa un collega o un amico significa sprecare il proprio denaro. Per questo molte persone, dopo aver provato Meta Ads, pensano che le campagne pubblicitarie su Facebook e Instagram siano inefficaci.

Se stai cercando un modo per far decollare o per far crescere ulteriormente il tuo business, ti serve una strategia personalizzata. Compila subito il form, parlami della tua attività e sarò lieta di spiegarti come realizzare i tuoi obiettivi.

Customer care per aziende e professionisti: vantaggio competitivo

Il customer care è essenziale per la conversione e la fidelizzazione dei clienti che, per sceglierti e confermare anche in futuro la loro preferenza, devono essere certi e sicuri che tu sia esattamente ciò che stanno cercando e la persona o l’azienda di cui possono ciecamente fidarsi.

Leggendo questo articolo scoprirai cosa sia esattamente e come mettere a punto il tuo servizio di customer care efficiente, a costo zero o a basso costo.

Cosa significa customer care

Cosa vuol dire customer care? Il termine “si traduce in italiano con “servizio clienti” o “assistenza clienti” e si riferisce all’insieme di tutti i servizi di supporto forniti ai clienti prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto o servizio. 
Il focus del significato di customer care sta dunque nel concetto di “cura” nei confronti di chi si trova all’interno di uno dei diversi momenti del processo d’acquisto

In un contesto in cui il cliente non è più un soggetto passivo che riceve un’offerta di valore, bensì un attore che sceglie più o meno consapevolmente il brand a cui affidarsi, se vuoi ottenere il successo che meriti e avere una community di fedelissimi, non puoi trascurare la tua relazione con il cliente

Molte ricerche ci dimostrano infatti che, nonostante si dicano soddisfatte del prodotto o servizio acquistato, molte persone preferiscano rivolgersi a un brand differente per il secondo o terzo acquisto. Questo accade per la mancanza di quel legame, di quel convincimento, di quella sicurezza che non faccia loro cercare alternative “migliori”.

Se l’obbiettivo immediato del customer care è la cosiddetta “customer satisfaction”, ovvero la soddisfazione di ogni richiesta di assistenza nel lungo termine, l’obiettivo ultimo è accrescere la fidelizzazione e la reputation.

Che cosa fa il customer care

Se ti stai chiedendo a quali azioni concrete corrisponda il customer caring, ti faccio alcuni esempi: offerta di suggerimenti sui prodotti o servizi; risoluzioni di problemi; risposte a domande frequenti e non; reclami; garanzia sui prodotti; consulenza iniziale.

I vantaggi del customer caring per professionisti e aziende

Hai mai ricevuto inaspettatamente, per esempio, la telefonata del tuo dentista o del tuo medico di famiglia a seguito di un intervento? “Ciao, ti ho chiamato soltanto per sapere come stai, se hai bisogno di qualcosa e se posso fare qualcosa per te”, e ti sei sentito/a subito meglio.

Oppure: “La contatto dalla segreteria dell’idraulico, per l’emergenza da lei segnalata pochi minuti fa. Le mando subito un assistente che possa bloccare la perdita e, alle ore 18, l’idraulico per risolvere il suo problema definitivamente”, e ti sei sentito/a sollevato/a.

Se hai provato un’esperienza simile, sai bene quanto sia importante anche per i liberi professionisti dotarsi di un customer care efficiente. I vantaggi del servizio, infatti, sono più o meno gli stessi per le aziende b2b, b2c e per i personal brands:

  • creazione di sostenitori del brand, clienti fedeli che – oltre a non valutare mai l’opportunità di rivolgersi ai competitors –  facciano una continua buona pubblicità del marchio, attraendo nuovi clienti;
  • aumento del fatturato per l’incremento della spesa dei clienti che, certi di non essere lasciati da soli davanti ai loro dubbi e alle loro difficoltà, accrescano la fiducia nei confronti dell’azienda o del professionista;
  • differenziazione rispetto ai competitors, con l’offerta di un servizio di customer care che, da solo, diventi uno straordinario vantaggio competitivo.

Non sei ancora convinto/a serva anche a te? Allora pensa ai costi che possono derivare dalla sua assenza, come, per esempio, un’esperienza negativa di un utente che lasci un feedback negativo, danneggiando la tua immagine e allontanando nuovi potenziali clienti, oppure la perdita di coloro che ti hanno già scelto/a, in favore della concorrenza. 

Gli strumenti della customer care

Se negli anni ’60 possedere un call center significava rappresentare una realtà innovativa, ma l’avvento di internet – tra gli anni ’90 e gli anni 2000 – ha radicalmente trasformato le modalità di comunicazione tra cliente e azienda. Oggi gli strumenti impiegati per il customer care sono:

  1. il supporto telefonico;
  2. il supporto web, tramite email, ticket di assistenza o soluzioni fai da te (guide, e-book, pagina faq);
  3. il social customer care;
  4. il live caring;
  5. l’help desk.

Qual è l’obiettivo del social customer care?

L’obiettivo del social customer care è quello di fornire un servizio immediato, ma anche di monitorare il sentiment legato al brand. I forum e le precedenti community, infatti, rendevano più complicata la misurazione dell’efficacia della strategia di comunicazione esterna aziendale

Le regole del servizio di customer care efficiente

servizi di customer care efficienti:

  • sono veloci, perché rispondono tempestivamente alle richieste degli utenti;
  • gestiscono le questioni privatamente, proteggendo la privacy dei clienti;
  • sono gentili e proattivi, rifiutano lo scontro, mantengono la calma e ringraziano gli utenti per il parere fornito;
  • si assumono la responsabilità delle risposte che danno, scusandosi per eventuali errori e rimediando agli stessi;
  • sono brevi ed esaustivi, rispettando anche i livelli di attenzione più bassi;
  • parlano alle persone, quindi non rispondono esclusivamente attraverso robot, per quanto l’AI possa aiutare nella gestione dei contatti;
  • si preoccupano del cliente, ovvero desiderano che le sue aspettative siano soddisfatte e superate;
  • sono personalizzati, cioè utilizzano il canale preferito dall’utente o quantomeno gli offrono l’opportunità di scegliere tra 2-3 opzioni diverse.

Assistenti vocali intelligenti, tecnologie IoT, realtà virtuale e realtà aumentata sono, invece, un graditissimo e innovativo valore aggiunto.

I servizi a basso costo per liberi professionisti e piccole aziende

Per offrire un’assistenza efficace non è strettamente necessaria una strategia omnicanale, né un grande investimento economico. Se pensiamo ai liberi professionisti e alle piccole aziende, esistono diverse opportunità (da adottare anche insieme) a basso costo, come per esempio:

  1. apertura di un sito web con area dedicata a guide, faq, curiosità;
  2. utilizzo dei social per la comunicazione;
  3. uso delle email per i reclami;
  4. segreteria con persona fisica che gestisca le comunicazioni in orari stabiliti.

Customer care: faq

Ecco le risposte alle domande frequenti sul customer caring

Qual è la differenza tra customer service e customer experience?

Il customer service è un aspetto della customer experience (CX) che si riferisce alla sommatoria di tutti i punti di contatto che un cliente o potenziale tale può avere con il brand, incluse tutte le attività di marketing, comunicazione, formazione, etc.

Qual è la differenza tra customer service e customer care?

La differenza tra i due sta nell’approccio. Il primo descrive una semplice attività di “servizio” per l’utente, la seconda, invece, presuppone un orientamento al cliente, alla “cura” dei suoi bisogni. 

Quali sono i vantaggi specifici del customer service sui social media? 

Il servizio di customer care sui social media costa molto meno dei classici call center, riduce i tempi di attesa e consente agli utenti di inviare più richieste anche prima di ricevere una risposta. 
Si tratta di un sistema ugualmente efficace, in grado di rafforzare la comunicazione e l’identità del brand, a patto che si segua un piano editoriale basato sull’obiettivo specifico dell’assistenza clienti e si sia davvero tempestivi nelle risposte.

Quale tool utilizzare per il customer care?

Per tenere traccia di tutte le richieste, automatizzare i processi, fornire supporto 24/7 e ottenere informazioni sui clienti e loro feeback è possibile utilizzare dei tools. Tra i più famosi: Live Agent, Customerly, HelpDesk, Live Chat, Zendesk, Zoho Desk, Help Scout, HappyFox. Siccome si tratta di opzioni a pagamento non troppo economiche è bene valutarne attentamente la reale necessità e confrontarsi con un esperto per scoprire i costi di un software aziendale personalizzato o dell’implementazione di quello già in possesso.

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Vuoi aggiungere al tuo business un servizio di customer care efficiente? Prenota la tua consulenza: io e il mio team cuciremo una strategia su misura per te!

Come creare un contenuto evergreen? Esempi

Un contenuto evergreen rappresenta un ottimo investimento di tempo. È l’asso nella manica, il jolly che resta attraente per la tua audience e che ti consente di vendere anche mentre sei in vacanza. Leggendo questo articolo scoprirai di cosa si tratti esattamente e come produrre il tuo.

I vantaggi della content strategy

contenuti sono la via maestra per una comunicazione online efficace di qualsiasi attività. Se creati in maniera strategica, consentono di posizionarsi sul mercato, di raggiungere un numero sempre crescente di persone, di fidelizzare i propri clienti, di costruire la propria brand identity, di differenziarsi dai propri competitors e di scalare il successo. Se creati a caso, invece, possono rivelarsi inefficaci o addirittura dannosi per il brand in questione.

La content strategy è dunque quell’insieme di pratiche e metodologie che consentono di pianificare, organizzare, creare e gestire i contenuti digitali per raggiungere obiettivi misurabili. In parole povere, la content strategy è un metodo gratuito – o a basso costo – per generare le prime vendite slegate dal tuo tempo.

Come creare contenuti efficaci?

In linea generale, per creare contenuti efficaci devi:

  1. studiare bene il tuo target, i suoi bisogni specifici, i luoghi virtuali che frequenta;
  2. stabilire gli obiettivi che vuoi raggiungere con i tuoi contenuti;
  3. trovare il giusto tone of voice e scegliere canali e formati adeguati;
  4. creare una connessione emotiva con il tuo pubblico, facendo ricorso anche allo storytelling;
  5. ottimizzare i testi per la SEO;
  6. scegliere titoli interessanti;
  7. soddisfare l’intento di ricerca degli utenti;
  8. puntare sui contenuti evergreen.

Cos’è un contenuto evergreen?

Possiamo distinguere i contenuti in due grandi gruppi: quello delle “news” e quello degli “evergreen” o “pezzi freddi“. I primi riguardano tutti quegli argomenti che riguardano notizie e argomenti di tendenza legati a momenti specifici; i secondi, invece, restano validi e interessanti nel corso del tempo.

Se le news sono la linfa vitale dei quotidiani, i contenuti evergreen sono l’ideale per blog, canali YouTube, pagine social. Questo tuttavia non significa che non siano adatti anche per i giornali online, che possono ugualmente trarne tutti i vantaggi che sussistono per i blog, così come non significa che blog e canali social non

A cosa servono?

contenuti evergreen servono per:

  1. migliorare la propria indicizzazione (chiaramente se redatti in ottica SEO e se ospitati da un sito che rispecchi i canoni richiesti da Google);
  2. incrementare il traffico organico;
  3. lavorare sulla brand awareness;
  4. vendere/attrarre anche nei momenti di inattività.

Come creare un contenuto evergreen blog 

Creare un contenuto evergreen per il tuo blog non è difficile. Basta concentrarsi sugli argomenti per i quali gli utenti mostrano un interesse continuo e quindi seguire questi step:

  • definizione del topic. Puoi prendere spunto dalle domande dei tuoi clienti, dalle ricerche su Google Trends o sui tool – come SEOZoom e SEMrush – che ti restituiscono il volume di ricerca delle keywords e il loro andamento;
  • ottimizzazione SEO. Dopo aver scelto la tua parola chiave principale, inseriscila nel titolo H1, nella meta description, nella descrizione delle immagini, nell’url. Aggiungi poi i link interni e le parole chiave correlate nei paragrafi e nei sottoparagrafi;
  • organizzazione delle informazioni. Struttura il tuo testo secondo un ordine logico, parlando non soltanto agli esperti di settore, ma rendendolo comprensibile a tutti coloro che non hanno mai sentito parlare del tuo argomento. Usa elenchi puntati e infografiche, se necessarie. Scrivi in modo semplice, utilizzando frasi brevi;
  • scelta di un buon titolo. Perché è da esso che dipenderà il successo del tuo contenuto. Il titolo deve richiamare l’attenzione del lettore, interessarlo e convincerlo a leggere ciò che hai scritto;
  • aggiornamento. Nonostante i contenuti evergreen siano destinati a durare nel tempo, il loro aggiornamento è utile per diverse ragioni: ti consente di recuperare posizioni eventualmente perse a causa di altri competitors e di lavorare sui link non funzionanti o vecchi; Google cambia algoritmo frequentemente; novità e idee nuove potrebbero impreziosire il tuo testo; il motore di ricerca premia l’aggiornamento dei loro contenuti, a patto che non sia eccessivamente frequente.

Contenuti evergreen: esempi

Se per la prima volta stai pensando di creare il tuo contenuto evergreen e non sai da dove partire, voglio lasciarti qualche idea:

  1. pagina FAQ, ovvero di risposte alle domande frequenti;
  2. guide e tutorial specifici;
  3. infografiche;
  4. consigli utili (es. “I 5 errori da evitare per…”);
  5. liste d’interesse (es. “Le migliori letture di settore per l’estate”).

Hai bisogno di una strategia che ti consenta di sfruttare i tuoi canali di comunicazione in modo tale da raggiungere i tuoi obiettivi? Smetti di procedere a prove ed errori: compila il form, raccontami il tuo progetto e sarò felice di spiegarti come posso esserti d’aiuto!

SEO semantica: come funziona su Google

La SEO semantica è una particolare tipologia di SEO sempre più diffusa che risponde alle evoluzioni del motore di ricerca Google. Leggendo questo articolo scoprirai di cosa si tratti, come utilizzarla e quali siano le ultime tendenze. 

Cos’è la semantica?

La semantica, dal greco “sêma”, ovvero “segno”, è quella branca della linguistica che studia il significato delle parole, degli insieme delle singole lettere, delle frasi e dei testi nei diversi contesti. Ogni nostra espressione, infatti, assume un particolare significato in funzione delle circostanze in cui viene impiegata.

Per fare un banale esempio, pensiamo all’applicazione della parola “campo”: possiamo utilizzarla per indicare il “campo santo”, ovvero il cimitero, per significare un “campo di fiori” o ancora il teatro in cui avviene una guerra (“campo di battaglia”). 

A cosa serve la semantica SEO?

Sappiamo già cosa sia la SEO e abbiamo chiarito cosa sia la semantica, ma se vogliamo utilizzarla per ottimizzare i nostri contenuti per i motori di ricerca, dobbiamo fare un passo successivo: comprendere che, quando un utente digita una parola sulla barra di ricerca di Google, lo fa con un preciso obiettivo.

La semantica SEO, dunque, è lo studio del campo semantico delle parole su Google che interpreta l’intento di ricerca degli utenti, sforzandosi di capire cosa esattamente cerchino rispetto a ciò che digitano. 

A differenza della SEO tradizionale, che si propone di individuare le parole chiave specifiche, la SEO semantica si concentra sul reale significato di quelle parole e sui loro collegamenti, consentendo di abbracciare interi argomenti.

La sua applicazione aiuta i siti web a incrementare il loro traffico e a costruire una community di utenti che ricevono esattamente ciò che desiderano (e questo vale anche per i siti web di informazione, senza venir meno a nessun principio deontologico).

Come funziona la ricerca semantica Google? 

La ricerca semantica di Google si pone un principale obiettivo: soddisfare le esigenze delle persone, per far sì che trascorrano quanto più tempo possibile sul motore di ricerca, magari comunicando tra loro. Per questo Google tenta di restituire le risposte più adeguate alle loro domande, attraverso:

  • la simulazione del funzionamento della mente umana, analizzando i collegamenti tra le parole inserite, nonché le ricerche pregresse;
  • l’individuazione della posizione della query, per inquadrare l’intento di ricerca reale;
  • la selezione di contenuti di qualità, per offrire risposte vere e autorevoli.

Le regole per applicare la semantica alla SEO

Per applicare la semantica alla SEO, bisogna:

  1. analizzare il topic. Partendo dall’argomento principale, si possono rintracciare tanti argomenti secondari da trattare che corrispondono alle curiosità e alle domande che si pongono gli utenti interessati all’argomento primario;
  2. creare contenuti di qualità, ovvero utili agli utenti e facilmente comprensibili dal motore di ricerca che deve veicolarli;
  3. utilizzare i dati strutturati, indicando a Google i contenuti specifici proposti (su Schema.org si possono trovare tanti tag HTML);
  4. usare sinonimi e parole chiave correlate;
  5. rispondere alle domande frequenti degli utenti con un copy di valore.

Le ultime tendenze 

Si è cominciato a parlare di SEO semantica o SEO semantico con il rilascio dell’algoritmo Hummingbird nel 2013, in grado di gestire query complesse. Ma la vera svolta è arrivata due anni più tardi, nel 2015, con l’integrazione dell’intelligenza artificiale in Rankbrain, il primo sistema in grado di “apprendere” nuove connessioni tra concetti e parole.

Da allora sono stati fatti tantissimi passi in avanti, tutti intenti a promuovere la SEO semantica rispetto alla SEO tradizionale. Gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Google:

  • premiano i contenuti originali e “umani”, penalizzando invece quelli esclusivamente generati dai sistemi di intelligenza artificiale; 
  • prestano attenzione ai contenuti ottimizzati per la ricerca vocale e per la navigazione da dispositivi mobili;
  • vedono di buon occhio l’apporto delle esperienze personali maturate dall’autore;
  • favoriscono i video;
  • danno spazio ai contenuti social realizzati e condivisi dagli utenti e non dalle aziende;
  • valutano come indispensabili tutti gli accorgimenti di SEO tecnica per l’indicizzazione dei siti web;
  • limitano spam e clickbait;
  • premiano gli aggiornamenti dei contenuti;
  • contrastano gli abusi dei domini scaduti, utilizzati da nuovi acquirenti per manipolare il ranking, sfruttando le prime posizioni sulla SERP immeritatamente;
  • contrastano l’abuso della reputation dei siti autorevoli per incrementare quella di siti non affidabili.

Sostanzialmente, Google promette di essere più meritocratico e di favorire i contenuti di qualità rispetto a qualsiasi artifizio impiegato soltanto per migliorare il posizionamento.

Nonostante ciò, tantissimi siti web che hanno investito tempo e denaro per posizionarsi su Google hanno di recente perso traffico dopo l’ultimo aggiornamento algoritmico. Se questo è ciò che ti è successo, mantieni la calma: hai ancora l’opportunità di sfruttare il cambiamento a tuo vantaggio, apportando tutte le modifiche necessarie a rimediare. 
Se invece non hai ancora un sito web, oggi è il momento perfetto per aprirne uno, approfittando di questo periodo di naturale riassestamento dei tuoi competitors. 

In entrambi i casi, ciò che ti serve è una squadra di professionisti che possano garantirti il raggiungimento del tuo obiettivo. Compila il form, raccontami la tua esperienza, le tue difficoltà e i risultati che desideri raggiungere: io e il mio team saremo felici di aiutarti.

Come trovare la propria strada nella vita

Trovare la propria strada non è impresa facile, ma è essenziale per la felicità. Nella società della performance è sempre più complesso comprendere il proprio progetto autentico e riuscire a realizzarlo, nonostante il web pulluli di corsi di crescita personale che promettono di raggiungere il successo in tempi record. Come trovare la propria strada nella vita, allora? In questo articolo ti do i miei consigli, frutto della mia personale esperienza. 

Trovare la strada giusta: l’autodeterminazione

Quando ho varcato la prima porta di una redazione giornalistica non avevo idea nemmeno di cosa fosse un comunicato stampa. Ero già mamma, non avevo amici o parenti esperienti in materia disposti a darmi qualche dritta e, il più delle volte, ricevevo consigli non richiesti da chi non credeva nel mio sogno. 

Poi arrivò il momento in cui cominciai a capirci qualcosa, ma siccome le mie esigenze familiari si sposavano male con lo sfruttamento del lavoro del settore, qualcuno si permise addirittura di dirmi che “non fosse il mio mestiere”. Come se fosse giusto rimanere a disposizione del proprio datore di lavoro h24, senza percepire alcun compenso e nonostante un neonato a carico. 

E così, potrei andare avanti all’infinito. Ma perché ti sto raccontando queste cose? Perché niente si può realizzare senza aver compreso che l’autodeterminazione – ovvero la capacità di scegliere liberamente e indipendentemente – sia un diritto fondamentale.

Ci sono tanti fattori che possono influire sull’effettiva capacità di autodeterminazione: gap di genere, reddito, condizione sociale, etc. Ma se avessi dovuto considerare gli ostacoli che tutti mi facevano vedere – e che non riguardavano soltanto le difficoltà oggettive all’interno del settore che avevo scelto – avrei desistito in partenza; invece ho preferito creare un percorso adatto alle mie esigenze che mi consentisse, ugualmente, di raggiungere il mio sogno. 

La tua strada dalle tue passioni

Durante i momenti di frustrazione spesso le persone a me vicine mi confortavano con frasi del tipo: “Non preoccuparti, mal che vada un lavoro qualsiasi si trova, basta indirizzarsi su strade maggiormente promettenti. Il lavoro serve per campare”.

Io non volevo un “lavoro qualsiasi” e scommetto che anche tu ti sia sentito/a dire queste tristissime parole. Perché tristissime? Beh, perché se è vero che il lavoro serva intanto per sopravvivere, soltanto la passione può consentirci di trovare una strada, essere determinati nel superare gli ostacoli e trovare sempre soluzioni creative ai problemi, essere costanti nel tempo per riuscire a coglierne i frutti, aggiornarci continuamente in modo da eccellere e restare sempre competitivi. Molte persone, infatti, pensano di aver fallito l’obiettivo soltanto perché si sono fermate strada facendo, negandosi l’opportunità di vedere realizzata la propria felicità.

Se stai cercando la tua strada, allora, chiediti cosa accenda davvero il tuo cuore. E domandati, poi, se sia una passione davvero tua o semplicemente il desiderio di assecondare ciò che altri vorrebbero per te.

Cosa puoi?

“Come faccio a trovare la mia strada, se per raggiungerla occorrono tanti anni e intanto ho delle esigenze prioritarie da soddisfare?”: questa è una domanda che, all’inizio del mio percorso lavorativo, ho posto spesso ad amici, colleghi, parenti, esperti di “crescita personale”, senza mai ottenere una risposta soddisfacente. 

La velocità, l’immediatezza e la frenesia dei nuovi mezzi di comunicazione, oltre che dei nostri ritmi di vita, ci spingono a pensare che tutto debba essere realizzato subito e nel migliore dei modi. In verità, ogni cosa ha bisogno di tempo per concretizzarsi e per essere migliorata. 

Se il tuo obiettivo è realistico e fattibile, non devi abbandonarlo, né vivere soltanto per quello: riconosci tutti i tuoi bisogni e rispettali! Per esempio, io allora avevo la necessità di guadagnare da subito, senza attendere troppo e svolgendo lavori in orari flessibili: così ho utilizzato le competenze che possedevo già per correggere bozze editoriali e produrre guide ed e-book per i miei clienti. 

Come ti vedi tra 10 anni?

Se non riesci a individuare una passione precisa – perché magari ne hai diverse o ti trovi in un momento di forte confusione – e non sai come trovare una strada che ti renda felice, prova a fare l’esperimento mentale di pensare a come vorresti essere tra dieci anni. 

Come ti vedi? Ti senti a tuo agio lavorando da dipendente o in maniera autonoma? Come gestisci il tuo tempo? Con quali attività riempi la tua giornata? 

Non rispondere in maniera affrettata. Interrompi per un paio di giorni o più la tua routine, fermati, prenditi il tuo tempo per riflettere e per ascoltarti; mettendo a tacere il “rumore” del tuo mondo esterno, darai maggiore risonanza alla musica che c’è dentro di te. 

I tuoi valori e la tua idea di successo

“Non trovo la mia strada, perché quando ne imbocco una, dopo poco, non mi piace più”, è una delle tipiche affermazioni di chi racconta le proprie esperienze lavorative pregresse, frutto di insoddisfazione. Se il tuo entusiasmo si spegne, nonostante l’attività riguardi una tua passione, devi chiederti se il lavoro in questione:

  1. rispecchia i tuoi valori;
  2. riflette la tua idea di successo

Per far questo, scegli 5 valori per te fondamentali nella sfera lavorativa e confrontali con l’ambiente in cui ti sei trovato/a. Pensa poi al tuo ideale di “vita felice”: come si svolgerebbe? Di quali abitudini, relazioni, azioni quotidiane sarebbe composta? Se l’attività lavorativa in questione, a prescindere da come sia socialmente percepita, resta lontana dai tuoi valori, dalla tua idea personale di successo e di felicità, non potrà mai essere per te soddisfacente, appagante. 

Il momento giusto e il fallimento

Per quanto possiamo illuderci di avere la situazione sotto controllo, non esisterà mai un momento in cui potremo affermare di avere delle certezze assolute. Se la mancanza di certezza – nel male, ma anche e soprattutto nel bene! – è una regola, allora non esiste il momento giusto per percorrere i primi passi sulla tua strada. 

Il giorno giusto è quello che tu hai deciso essere tale, il primo. E il giorno giusto è anche quello della caduta, del fallimento. Perché nessuna strada di successo è possibile senza cadute continue che, dopo un primo momento di sconforto, possiamo volgere a nostro vantaggio.

Il giorno giusto è semplicemente quello in cui hai scelto di farcela, nonostante gli inciampi, gli ostacoli, le tue esigenze prioritarie…nonostante TUTTO! La paura di cambiare, di scommettersi, di mettersi in discussione è lecita, ma solo chi abbandona la propria zona di comfort può trovare la strada giusta.

Se hai scelto di cambiare lavoro e hai bisogno di un nuovo CV con portfolio, se hai una grande passione e vuoi monetizzarla grazie al web, se hai già una tua attività e desideri comunicarla in modo strategico…io posso aiutarti: compila il form e raccontami la tua storia.

Avversione alla perdita: esempi pratici nel copywriting

L’avversione alla perdita è una tua grande alleata, anche se non lo sai. Lo è tutte le volte in cui cogli un’occasione al volo che si rivela motivo di successo e tutte le volte in cui qualcuno segue i tuoi consigli, ricevendo più di ciò che si aspettava. Leggendo questo articolo scoprirai di cosa si tratti e come utilizzarla al meglio nel copywriting.

Cosa si intende per avversione alle perdite?

L’avversione alla perdita è uno dei bias cognitivi più comuni e riguarda la nostra tendenza ad attribuire maggior peso alla possibilità di perdere qualcosa piuttosto che di ottenerla.
Ecco un piccolo esempio: se leggessi “domani puoi vincere 2000 euro” e “domani puoi perdere 2000 euro”, quale delle due affermazioni attirerebbe la tua attenzione? Secondo quanto emerso dagli studi degli psicologi israeliani Daniel Kahneman e Amos Tversky, la seconda avrebbe il doppio delle probabilità di persuaderti rispetto alla prima.

L’avversione alla perdita è infatti una leva potentissima per il nostro cervello – che ha il primordiale obiettivo dell’autoconservazione e che per questo cerca di mantenere lo status quo – e può portare conseguenze positive e conseguenze negative. Basti pensare a ciò che accade all’interno dei casinò, dove più le persone vengono esposte alla perdita, più sono intente ad aumentare la posta in gioco. 

Per questo ti consiglio:

  • di chiederti se la tua decisione sia autentica o dettata dalla paura, ogni volta in cui devi prendere una scelta importante;
  • di utilizzare in maniera etica il bias dell’avversione alle perdite, senza inviare mai messaggi ingannevoli quando devi proporre qualcosa a qualcuno.

Le cose che abbiamo paura di perdere

Ogni nostra azione è mossa da una ragione. Ma quando questa ragione è la paura, cosa effettivamente temiamo di perdere? Tra le risposte più frequenti:

  • la salute fisica e mentale;
  • gli affetti;
  • i soldi;
  • la reputazione;
  • un’occasione di successo o un’occasione irripetibile;
  • la libertà.

L’avversione alla perdita nel copywriting persuasivo

L’avversione alle perdite è una leva fondamentale nel copywriting persuasivo. A patto che non la si usi in maniera immediata. Prima di ogni cosa occorre studiare il target di riferimento e comprendere davvero i benefici del servizio o prodotto che si intende presentare: le persone scelgono ciò che può cambiare loro la vita, considerando anche un vantaggio importante la maggiore sicurezza di ciò che possiedono già…la teoria del prospetto docet!

Cosa dice la teoria del prospetto?

La teoria del prospetto, formulata da Kahneman e Tversky nel 1979, ha dimostrato empiricamente che gli individui valutino ogni possibile esito della loro decisione in base al loro punto di riferimento. Quindi, se vogliamo far desiderare loro il mantenimento dello status quo, dobbiamo prima conoscere il loro contesto specifico. 

Questa è una grande lezione soprattutto per i copywriter, perché accade sempre che enunciazioni logicamente (e non esplicitamente) equivalenti, espresse in maniera differente, portino a valutazioni diverse da parte del lettore. In parole povere, sostenere che “il tuo gatto abbia perso 25 mila peli in un giorno” o che “abbia perso soltanto 1 centimetro quadrato di pelo” (che si stima contenere circa 25 mila peli) non fa proprio lo stesso effetto.

La teoria dei due psicologi si concentra poi sulle decisioni delle persone in condizione di rischio, ovvero quelle in cui è possibile stimare la probabilità dell’esito. A quanto pare, persino le probabilità vengono calcolate dai singoli in funzione del “peso” che attribuiscono personalmente alle variabili. Ciò spiega anche perché l’avversione alla perdita sia anche detta, in gergo, “myopic loss avversion“. 

Ma l’avversione alle perdite è sempre la strategia più efficace? Per i teorici del prospetto la risposta è negativa: le persone si mostrerebbero poco disposte a rischiare di perdere ciò che hanno tutte le volte in cui viene proposto un premio positivo, mentre più propense al rischio in presenza di un premio negativo. Il gioco d’azzardo, infatti, viene valutato in funzione della finale ricchezza acquisita e non della perdita di denaro che l’ha preceduta. 

Neurocopywriting, esempi di avversione alla perdita

Nel neurocopywriting – ovvero nell’ambito del copywriting che utilizza le scoperte delle scienze cognitive – esistono infinite possibilità per inserire in modo stategico la leva dell’avversione alla perdita. Ecco alcuni esempi pratici.

Urgency

Dopo aver presentato la tua offerta, inserisci un limite di tempo o di occasioni (es. numero di pezzi o di posti rimasti) entro il quale l’opportunità andrà persa.

Opzione sicura

Nessuna scelta nella vita è sicura al 100%. Ma, per ottenere una positiva valutazione del rischio nel processo d’acquisto e quindi generare un’aspettativa positiva, puoi:

  • portare la prova dell’efficacia e/o della qualità del tuo prodotto o servizio attraverso l’esperienza di altri utenti;
  • inserire dati scientifici sul problema che risolvi e sulla soluzione che proponi;
  • aggiungere la garanzia soddisfatti o rimborsati.

Effetto dotazione

Quando proponi qualcosa, dai sempre due opzioni di scelta: la prima, quella che desideri l’utente compia, seguita dal beneficio che comporta; la seconda, ovvero la declinazione del tuo invito, seguita da un’improbabile risposta della persona.

Mi spiego meglio. Immagina di vendere prodotti dimagranti e di dover pubblicare una landing page; dato che il tuo pubblico desidera sicuramente migliorare il proprio aspetto fisico e la propria salute, puoi inserire un form con su scritto: “Vuoi prenotare la tua consulenza gratuita?”, seguito dalle opzioni “Sì, voglio cominciare da subito a stare meglio”, “No, mi sento già in forma così”. 

Alle persone che dovessero rispondere in maniera negativa, potresti proporre l’ulteriore opzione tra “Voglio scaricare la guida gratuita per il mantenimento del mio benessere/equilibrio”, lasciando ovviamente l’indirizzo email, e “Mantenere il mio benessere attuale non mi interessa”. In questo modo sarà davvero difficile per le persone che leggeranno il tuo contenuto affermare la volontà di perdere ciò che hanno o ciò che potenzialmente possono ottenere. 

Desideri diventare un/a copywriter professionista, oppure hai bisogno di testi efficaci per comunicare in maniera strategica la tua attività e incrementare subito le tue conversioni? Compila il form, raccontami le tue esigenze e sarò felice di aiutarti. 

Bias cognitivi: 12 leve per il tuo copywriting

bias cognitivi influenzano le tue decisioni quotidiane, senza che tu ne sia consapevole, così come quelle dei tuoi lettori o potenziali clienti. Questo accade perché il nostro cervello è dannatamente pigro e utilizza degli escamotage per orientarsi. Conoscere i suoi “errori di valutazione” ci aiuta a essere più consapevoli delle nostre scelte e – al tempo stesso – a far sì che le persone agiscano come desideriamo. Questo vale soprattutto per i copywriter che, oggi più che mai, devono aggiungere alle loro capacità di scrittura delle competenze scientifiche.

Cosa sono i bias cognitivi? La definizione

bias cognitivi cosa sono? Si tratta di automatismi mentali da cui generiamo credenze e decisioni veloci. Questi errori di ragionamento che tutti commettiamo per natura sono molto pericolosi dal punto di vista sociale; basti pensare, per esempio, al fenomeno del razzismo che del pregiudizio fa da sempre il suo fondamento. Tuttavia, dal punto di vista biologico, sopperiscono a esigenze fondamentali:

  • ci garantiscono la sopravvivenza in un mondo eccessivamente ricco di stimoli;
  • ci aiutano a dare un senso a ciò che viviamo;
  • ci fanno memorizzare meglio tutte quelle informazioni che riteniamo utili;
  • ci aiutano a prendere decisioni in fretta, quando non c’è il tempo di valutarne con calma le variabili.

Circa l’etimologia del termine inglese “bias”, possiamo dire che derivi dal francese provenzale “biais”, ovvero “obliquo”, “inclinato”. Inizialmente veniva utilizzato nel gioco delle bocce per indicarne i tiri deviati, che portavano conseguenze negative; intorno all’anno 1500, invece, acquisì un significato più vasto nel campo semantico del pregiudizio.

Si stima l’esistenza di oltre 200 bias cognitivi differenti. Un’infografica del 2016, realizzata dall’americano John Manoogian III, mostra le categorie e le descrizioni originariamente create dallo scrittore Buster Benson.

bias cognitivo

Bias cognitivo ed euristica a confronto

bias cognitivi sono fondati al di fuori del giudizio critico e rappresentano un particolare tipo di euristica. Quest’ultima è un procedimento mentale intuitivo che formula soluzioni a problemi complessi utilizzando le risposte alle domande a essi connessi e che abbiamo precedentemente immagazzinato in memoria. 
Un bias cognitivo, sostanzialmente, è un’euristica che si è allontanata dal suo oggetto di riferimento e che è diventata un astratto pregiudizio.

Bias e psicologia: è possibile liberarsene?

Conoscere i bias significa potersene liberare? La risposta è purtroppo negativa: il cervello umano opera queste distorsioni cognitive indipendentemente dalla cultura e dall’intelligenza individuale, probabilmente per assecondare la necessità primordiale di autoconservazione e quindi di evitamento dei pericoli. Tuttavia, sapere quali siano e come funzionino può aiutarci a emanciparcene in misura maggiore quando dobbiamo prendere delle scelte importanti. 

Inoltre – se vogliamo analizzare in maniera più profonda l’influenza dei bias cognitivi nella nostra vita quotidiana – possiamo dire che individuare i propri sistemi di credenze serve a migliorare le nostre performance e le nostre emozioni. Per esempio, tutti coloro che non riescono a tessere relazioni soddisfacenti, magari perché nel loro intimo ritengono di non valere abbastanza, oppure quelli che soffrono di attacchi di panico o del disturbo ossessivo-compulsivo possono sostituire – con l’aiuto di psicologici di indirizzo cognitivo-comportamentale o grazie ai professionisti esperti di PNL – le loro convinzioni limitanti e disfunzionali con quelle potenzianti, risolvendo il loro problema.

Dai bias cognitivi al neuromarketing

L’innovazione tecnologica che ci consente di indagare sul funzionamento del cervello e sui suoi automatismi ci aiuta anche a stabilire quali tecniche possiamo utilizzare nell’ambito del marketing, per far sì che le persone compiano le azioni che noi desideriamo: questo è l’intento del neuromarketing, branca che combina le scoperte delle neuroscienze per attrarre e fidelizzare i consumatori.

La ricerca ci suggerisce, infatti, che le azioni delle persone siano per lo più dettate dall’emotività e poco dalla razionalità, salvo poi passare in “rassegna” in un secondo momento, quando il soggetto in questione desidera comprendere razionalmente se la scelta sia stata funzionale o meno. 
I colori, le parole, il prezzo, la frequenza degli stimoli proposti possono fare un’enorme differenza, per esempio, sul fatturato di aziende e professionisti, sul numero di conversioni di un sito web e sulla quantità di lettori di un blog o di un giornale.

I bias cognitivi nel neurocopywriting

Dall’incontro tra copywriting e neuromarketing, invece, è nato il “neurocopywriting”. Il termine, utilizzato per la prima volta da Rosa Morel, indica la modalità di scrittura persuasiva che fa leva sulla sfera emotiva, che aggiunge alle capacità di scrittura delle competenze scientifiche e che fa pensare al lettore di essere esattamente al posto giusto, di fruire di una comunicazione davvero personalizzata. 

La materia merita un articolo a sé stante. Per il momento voglio solo limitarmi, visto che citarli tutti sarebbe impossibile, a elencarti i bias cognitivi più utili al copywriting e al blogging

Effetto framing

Siamo naturalmente portati a valutare gli eventi in funzione di come le informazioni ci vengono presentate o formulate. Quindi, occorre farlo in una prospettiva positiva o negativa a seconda dell’effetto che si vuole ottenere sul lettore.

Effetto priming

Certi stimoli particolari possono sortire potenti effetti sul comportamento degli utenti, in funzione dell’attivazione associativa correlata. Pensa dunque, nell’immaginario collettivo, a quale emozione o preciso elemento rimandi ogni tua parola, senza trascurare il contesto in cui la collochi.

Effetto primacy e recency

Le prime e le ultime informazioni comunicate sono quelle che ricordiamo meglio. Inserisci dunque le più salienti nelle due posizioni.

Bias dell’egocentrismo

Siamo più propensi a ricordare ciò che soddisfa i nostri personali bisogni e i nostri criteri di autostima. Per questo dovresti mettere sempre al centro il tuo lettore. 

Effetto dell’umorismo

Ricordiamo meglio persino ciò che ci diverte. Aggiungere degli aneddoti divertenti per raccontare concetti e fatti è utile alla memoria di chi legge. 

Illusione della frequenza

Il nostro cervello seleziona le informazioni che ci riguardano, portandoci a credere che elementi che prima non ci interessavano si siano improvvisamente moltiplicati. Se hai perciò un cliente o un potenziale tale, esporlo frequentemente ai tuoi contenuti che lo interessano aumenterà le probabilità di conversione e fidelizzazione.

Effetto alone

Siamo inclini a ritenere che le persone esperte in un determinato campo siano sapienti anche in altri settori. Per migliorare la tua authority, parla spesso del tuo tema preferito in maniera analitica e professionale.

Bias della rappresentatività

Le somiglianze orientano i nostri giudizi. Se vuoi avvicinare le persone a te, devi raccontare gli elementi che avete in comune. 

Riprova sociale

Preferiamo ciò che altri hanno scelto con soddisfazione. Se nel tuo testo proponi un prodotto o servizio, non dimenticare di citare le opinioni e i risultati ottenuti da coloro che ne hanno usufruito.

Estetica del nemico

Tutti abbiamo bisogno di qualcosa che incarni i nostri fallimenti. Mostrare dunque gli aspetti negativi della mancata scelta da te proposta, del “nemico” da combattere, delle fallaci soluzioni proposte dai tuoi competitors può spingere un numero maggiore di utenti alla conversione. 

Bias della gratuità 

Siamo incentivati a scegliere ciò che è gratis o ad acquistare qualcosa che includa un omaggio. Se devi vendere un e-Book, aumentare il traffico del sito web o il numero dei tuoi followers, offri un regalo utile, un vantaggio gratuito irrinunciabile. 

Bias della reciprocità

Per certi aspetti simile al precedente, il bias della reciprocità dimostra la nostra propensione a ricambiare i doni ricevuti. Se desideri che le persone leggano i tuoi testi, non tenerti alcun segreto: dispensa consigli senza riserve, i risultati arriveranno presto.

Desideri diventare un/una copywriter e massimizzare la resa dei testi per i tuoi clienti, oppure vuoi delegare la tua attività di copy? Compila il form, raccontami di te e dei tuoi obiettivi e sarò felice di aiutarti.

Sblocca il potere della newsletter in poche mosse

La newsletter è uno strumento di comunicazione online utilizzato da molte aziende e professionisti per mantenere un contatto costante con i propri clienti e follower. In questo articolo parleremo delle migliori pratiche per creare una newsletter efficace che catturi l’attenzione del tuo pubblico e aumenti il tuo grado di coinvolgimento.

I vantaggi della newsletter per le aziende

Le newsletter sono uno strumento utilizzato frequentemente dalle aziende per mantenere un contatto costante con i loro clienti e fornire loro informazioni utili e rilevanti. I principali vantaggi delle newsletter per le aziende includono:

  • mantenere una comunicazione costante con i clienti;
  • promuovere prodotti e servizi;
  • fidelizzare i clienti e aumentare la loro fedeltà;
  • finalizzare il processo di conversione cominciato, per esempio, sul sito web o nel corso di un webinar;
  • fare cross-selling, down-selling e up-selling;
  • raccogliere i feedback di coloro che conoscono i prodotti o servizi, al fine di migliorare l’offerta.

Come creare una mailing list

Prima di creare newsletter, bisogna possedere una mailing list. Come ottenere il contatto dei propri clienti o di persone in target? Ecco alcune strategie:

  • utilizza un widget di registrazione sulla tua pagina web per iscrizione newsletter
  • promuovi la tua newsletter sui tuoi canali social
  • utilizza una call-to-action nei tuoi messaggi di posta elettronica;
  • offri un buono sconto, un gadget o un altro vantaggio a tutti coloro che scelgono di iscriversi alla tua newsletter;
  • invita i tuoi contatti offline a ricevere le tue info newsletter.

Come creare una newsletter

Una volta creata la lista di contatti, il passo successivo è quello di scegliere la frequenza con cui inviare la tua newsletter: ogni settimana, ogni mese oppure ogni trimestre? La riposta dovrebbe considerare sia la disponibilità delle persone nel ricevere le tue comunicazioni, sia il tempo a tua disposizione e la tua capacità di proporre argomenti interessanti a cadenza fissa.
Ricorda però di preferirne l’invio nei giorni feriali, perché rappresentano un momento in cui gli utenti sono più attivi.

Fatto tutto ciò, potrai dedicarti alla redazione dei testi, avendo cura di:

  1. creare un modello attraente, sia in termini di contenuto che dal punto di vista del design;
  2. utilizzare immagini e grafici che possano alleggerire il processo di comprensione;
  3. includere il riepilogo delle principali informazioni contenute nella newsletter;
  4. essere creativo/a, sbizzarendoti con link a post del blog, video, infografiche, sondaggi, tutorial e altro ancora.

L’invio automatico e manuale

Redatto il contenuto, ci sono diversi strumenti per l’invio, gratuiti e a pagamento, per esempio:

  • Brevo e Mailchimp, piattaforme di e-mail marketing professionale che però consentono sempre meno opportunità di curare i propri contatti in modo gratuito, anche quando questi sono in numero ridotto;
  • Tinyletter, una piattaforma gratuita per inviare newsletter;
  • Gmail, sicuramente meno professionale ma gratuita. 

I tool a pagamento offrono pure l’opportunità di personalizzare in modo totale l’interfaccia utente e l’aspetto grafico, di creare delle landing page e delle automazioni. Sostanzialmente fanno sì che, in automatico, vengano inviate le email da te desiderate a coloro che compiono una determinata azione: iscrizione alla newsletter; aggiunta nel carrello di un prodotto o servizio; iscrizione al tuo evento online; acquisto.

È davvero così utile? Beh, le ricerche ci suggeriscono che più si è tempestivi nella cura dell’utente che compie un’azione nei nostri confronti, maggiori siano le opportunità di conversione. Ma è anche vero che i servizi a pagamento per la comunicazione online sono ormai infiniti e occorre fare una cernita tra quelli più funzionali ai propri obiettivi e al proprio portafogli.

In ogni caso è opportuno considerare che i vantaggi della newsletter, automatica o manuale, vadano oltre il vantaggio dell’immediato aumento delle vendite. Per questo sono una strategia di comunicazione ideale anche per testate giornalistiche, giornalisti, associazioni, enti di diversa natura. 

Valutare l’efficacia della newsletter

Quando è possibile giudicare efficace o meno una newsletter? Quando il suo impatto è positivo, ovvero quando riesce a centrare l’obiettivo principale che si desidera raggiungere (es. maggior numero di visite al sito web, incremento delle adesioni a un evento o a una promozione particolare, etc) e quando risulta interessante per chi la legge.

Per testare l’efficacia, dunque, occorre misurare i KPI che indicano il maggiore o minore avvicinamento al risultato desiderato, nonché il tasso di disiscrizione degli utenti e le informazioni richieste. 
Tutti questi parametri sono ovviamente offerti dagli stessi strumenti utilizzati per l’invio delle newsletter. 

La tua strategia personalizzata

Le newsletter che funzionano sono quelle che rappresentano il frutto di un’attenta analisi di mercato. Senza analisi della concorrenza, del proprio pubblico, del suo linguaggio, dei suoi interessi, è davvero difficile comunicare il proprio messaggio nel modo giusto.

Se hai già provato a curare i tuoi contatti con l’invio di una newsletter ma non hai ottenuto riscontro, non abbandonare il tuo progetto. Piuttosto compila il form, raccontami la tua attività e i tuoi obiettivi: sarò felice di spiegarti come posso esserti concretamente d’aiuto.

Come funziona Google My Business: trends 2025

Ti sei mai chiesto perché alcuni professionisti e aziende appaiono immediatamente nelle ricerche locali, completi di foto, orari e recensioni, mentre altri sembrano invisibili nel vasto oceano digitale? La risposta si nasconde in tre parole: Google My Business.

Questo strumento (ora ufficialmente chiamato Google Business Profile) è fondamentale per chi desidera farsi trovare online. Se sei un/a libero/a professionista, un/a aspirante copywriter o gestisci un’attività e vuoi aumentare la tua visibilità digitale, questo articolo ti sarà davvero utile

Cos’è Google My Business e perché è fondamentale

Google My Business (GMB) rappresenta la tua vetrina digitale aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7. È lo strumento gratuito che permette alla tua attività di apparire nelle ricerche locali di Google e su Google Maps, fornendo ai potenziali clienti tutte le informazioni essenziali su chi sei, cosa fai, dove ti trovi e quando sei disponibile.

Nel corso degli anni, Google ha ribattezzato questo strumento “Google Business Profile”, ma molti utenti e professionisti continuano a chiamarlo con il suo nome originale, tanto che lo stesso Google ha mantenuto l’acronimo GMB in molti dei suoi materiali formativi.

Per i professionisti digitali e i copywriter, avere un profilo Google My Business ottimizzato non è più un’opzione, ma una necessità. Con l’aumento delle ricerche vocali e mobile, Google ha dato priorità ancora maggiore ai risultati locali, rendendo GMB un elemento cruciale per qualsiasi strategia di marketing digitale.

La mia attività Google My Business: cosa puoi fare

Google My Business offre numerose funzionalità utili per professionisti e aziende. Intanto ti permette di controllare come la tua attività appare nei risultati di ricerca e su Maps, creando quel primo punto di contatto essenziale con potenziali clienti. Puoi inserire e aggiornare informazioni dettagliate sulla tua attività, dai servizi offerti agli orari di apertura, fino ai contatti e alle immagini del tuo spazio di lavoro.

Una delle funzionalità più apprezzate è la possibilità di pubblicare aggiornamenti, offerte e novità direttamente sulla tua scheda, mantenendo informata la tua audience sugli sviluppi più recenti. Questi post possono includere call-to-action personalizzate che guidano i clienti verso azioni specifiche, come visitare il tuo sito web o chiamare il tuo numero.

GMB permette un’interazione completa con i clienti. Puoi rispondere alle recensioni, gestire domande e risposte, e chattare direttamente con gli utenti interessati attraverso la messaggistica integrata. Quest’ultima funzione include risposte automatiche personalizzabili e la possibilità di impostare orari di disponibilità specifici per la messaggistica.

Google My Business log in e gestione dell’account

Come si accede a Google My Business? Google ha modificato più volte il processo di accesso negli ultimi anni. Oggi per effettuare il Google My Business log in, hai tre opzioni principali:

  1. accedere direttamente da Google Search. Digita il nome della tua attività o “la mia attività” nella barra di ricerca Google mentre sei loggato con il tuo account Google associato al business;
  2. utilizzare l’app Google My Business, disponibile per dispositivi iOS e Android, che ti permette di gestire il tuo profilo direttamente dal tuo smartphone;
  3. visitare business.google.com e accedere con le tue credenziali.

Ma dove si trova Google My Business una volta effettuato l’accesso? Per recuperare la scheda si può utilizzare una delle tre modalità. Se le credenziali sono salvate, non ci sarà bisogno di accedere nuovamente e si vedrà l’interfaccia riservata al proprietario. Questa include sezioni per gestire le informazioni fondamentali, pubblicare post, rispondere alle recensioni, gestire messaggi, monitorare i clienti e consultare le statistiche.

“Come posso gestire il mio account Google per attività multiple attività?” Questa è una delle domande più comuni, per esempio, degli imprenditori che gestiscono diversi punti vendita. Google offre una dashboard che consente di gestire più profili aziendali, permettendo di passare facilmente da un profilo all’altro e di applicare modifiche quando necessario.

Creare e verificare il profilo Google My Business

Se non hai ancora un profilo Google My Business, crearlo è semplice:

  • inizia accedendo al tuo account Google (creane uno se non ne possiedi già);
  • visita la pagina di Google Business e fai clic su “Aggiungi la tua attività”;
  • inserisci il nome dell’attività. Google cercherà automaticamente se esiste già un profilo. Se esiste, potrai rivendicarlo, altrimenti, potrai proseguire con la creazione;
  • compila tutti i dettagli richiesti, come la categoria di attività, l’indirizzo (se applicabile), l’area di servizio, le informazioni di contatto e gli orari/giorni di apertura.

Come verificare il mio profilo Google My Business? La verifica è il passaggio successivo fondamentale per confermare che sei effettivamente il proprietario o gestore autorizzato dell’attività. Google offre diversi metodi di verifica, tra cui codice postale, chiamata telefonica o e-mail.

Una volta verificato il profilo, potrai accedere a tutte le funzionalità e iniziare a personalizzare la tua presenza online aggiungendo foto, rispondendo alle recensioni e pubblicando aggiornamenti.

Ottimizzare il Google Business Profile per il successo

Avere un profilo non è sufficiente, devi ottimizzarlo per massimizzare la visibilità. Ecco di seguito le caratteristiche essenziali di un Google My Business profile efficace.

1. Completezza delle informazioni: Google premia i profili completi in ogni sezione. Assicurati di inserire una descrizione dettagliata dell’attività, orari precisi, servizi offerti e attributi specifici come “consegna a domicilio” o “appuntamenti online”.

2. Attributi: seleziona attentamente gli attributi che meglio descrivono la tua attività. Google offre diverse opzioni predefinite come “Wi-Fi gratuito”, “Accessibile in sedia a rotelle” o “Proprietà femminile”. Questi attributi aiutano a evidenziare ciò che rende unica la tua attività.

3. Contenuti visuali: le immagini sono fondamentali per il tuo profilo. Carica foto di alta qualità del tuo spazio di lavoro, dei tuoi prodotti o servizi, e del tuo team. Le foto professionali aumentano significativamente l’engagement con il tuo profilo.

3. Post regolari: la pubblicazione di aggiornamenti regolari sulla tua attività segnala a Google che il tuo profilo è attivo e rilevante. I post possono includere novità, offerte speciali, eventi o informazioni utili per i tuoi clienti.

Quanto costa Google My Business?

Le funzionalità di GMB sono completamente gratuite e includono:

  • la creazione e gestione del profilo;
  • la pubblicazione di post e aggiornamenti;
  • la risposta alle recensioni;
  • la messaggistica con i clienti;
  • l’accesso alle statistiche di base.

Google My Business è progettato per essere accessibile a qualsiasi attività, indipendentemente dalle dimensioni o dal budget, per questo è uno strumento prezioso per le piccole attività e per i liberi professionisti che vogliono migliorare la loro presenza online. L’unico costo potenzialmente utile da associare potrebbe essere l’intervento di un professionista per gestire il profilo al tuo posto.

Chi gestisce Google My Business? Opzioni per delegare la gestione

Se vuoi migliorare la tua comunicazione online attraverso Google My Business, un/a social media manager  può essere utile. Lo sa anche GMB, perché consente di assegnare ruoli diversi a persone differenti:

  • proprietario, ha accesso completo a tutte le funzionalità e possibilità di aggiungere/rimuovere altri gestori;
  • gestore, può modificare la maggior parte delle informazioni e interagire con gli utenti;
  • amministratore del sito, può gestire specifici aspetti del profilo con permessi limitati

Questa flessibilità permette di delegare efficacemente la gestione del profilo GMB, senza cedere il controllo completo dell’account.

Come posso gestire le mie attività su Google?

Per gestire più attività, se non vuoi affidarti a un/a esperto/a di marketing, puoi utilizzare in autonomia la dashboard di Google Business che ti consente di passare facilmente da un profilo all’altro. L’app mobile rende la gestione quotidiana semplice, anche per chi non ha competenze tecniche avanzate.

Assistenza Google My Business: risolvere i problemi

L’assistenza Google My Business offre diversi canali di supporto per gli utenti:

  • centro assistenza. Contiene guide dettagliate e FAQ che coprono la maggior parte dei problemi comuni;
  • community di Google, un forum dove puoi porre domande e ricevere consigli da altri utenti e volontari esperti;
  • moduli di assistenza, disponibili per segnalare problemi specifici come recensioni inappropriate o informazioni errate sul profilo;
  • social media. I canali ufficiali di Google sui social media offrono talvolta supporto per problemi relativi a GMB.

Se riscontri problemi con il tuo profilo, come informazioni modificate erroneamente o recensioni inappropriate, puoi utilizzare il centro assistenza per trovare istruzioni su come risolvere questi problemi o compilare un modulo di assistenza specifico.

Google My Business: i trends attuali che non puoi ignorare

Il panorama di GMB evolve costantemente. Ecco le tendenze più significative che stanno ridefinendo come i professionisti utilizzano Google My Business.

1. Importanza crescente delle recensioni

Le recensioni sono diventate un fattore sempre più determinante per il posizionamento nei risultati di ricerca locali. Google premia i profili che ricevono recensioni frequenti e positive, e che interagiscono attivamente con i feedback ricevuti. Rispondere prontamente a ogni recensione, sia positiva che negativa, è ormai una pratica essenziale.

2. Attributi specifici per settore

Google continua ad ampliare gli attributi disponibili per caratterizzare meglio le attività. Questi attributi variano a seconda del settore e permettono di evidenziare caratteristiche specifiche della tua attività, come “Opzioni vegane” per i ristoranti o “Consulenza online” per i professionisti.

3. Integrazione con prenotazioni e appuntamenti

La funzionalità di prenotazione diretta è sempre più importante, specialmente per professionisti che offrono servizi su appuntamento. L’integrazione con sistemi di calendario permette ai clienti di fissare appuntamenti direttamente dalla scheda Google My Business.

4. Statistiche sempre più dettagliate

Gli insight di Google My Business forniscono informazioni preziose sul comportamento degli utenti. Puoi vedere quante persone hanno visualizzato il tuo profilo, come ti hanno trovato e quali azioni hanno intrapreso (chiamate, richieste di indicazioni, visite al sito).

5. Importanza dei post multimediali

I post con immagini e contenuti multimediali ottengono un engagement significativamente maggiore rispetto ai post solo testuali. Google sta dando sempre più rilevanza alla qualità dei contenuti visivi nelle schede aziendali.

Sfruttare al massimo Google My Business: strategie per aumentare la visibilità

Come sfruttare tutte le potenzialità di Google My Business? Non è solo una questione di creare un profilo, ma di ottimizzarlo per massimizzare la visibilità nelle ricerche locali (local SEO). Tra i fattori chiave per il posizionamento, per esempio, ci sono quelli della rilevanza e della distanza.

Più in generale, un approccio strategico – con aggiornamenti regolari, interazioni attive e ottimizzazione continua – è indispensabile per aumentare le conversioni.

Non hai il tempo di gestire in modo efficace il tuo profilo Google My Business? Come copywriter specializzata in marketing digitale, posso aiutarti a ottimizzarlo e gestirlo, trasformando la tua presenza online e generando per te nuove opportunità.

Non lasciare che la tua attività rimanga invisibile. Compila il form qui sotto, raccontami i tuoi obiettivi e sarò felice di aiutarti a sfruttare al massimo il tuo potenziale nel digitale.

Piano editoriale Instagram: la guida completa

Un piano editoriale Instagram è quello che ti serve per avere una comunicazione strategica sul noto social media di Meta, che non è più soltanto una “vetrina” dedicata a belle foto, ma una vera e propria fonte di traffico e conversioni per brand, aziende e professionisti. Ecco di cosa si tratta e come crearne uno davvero efficace. 

Cos’è un piano editoriale Instagram e perché è fondamentale

Il piano editoriale Instagram rappresenta la spina dorsale di ogni strategia di marketing efficace sulla piattaforma che si è contraddistinta per le sue capacità di creare engagement. Questo strumento strategico:

  • aiuta a creare e organizzare contenuti in modo coerente e mirato;
  • funge da “bussola” per non lasciarsi sopraffare dalle dinamiche mutevoli dei social;
  • permette di definire la frequenza dei post, i temi da trattare, il tone of voice e gli obiettivi specifici da raggiungere;
  • consente di creare il calendario editoriale Instagram, ovvero di stabilire esattamente quando e come i post dovranno essere pubblicati;
  • favorisce la costruzione della propria presenza significativa sul web e della propria community.

Prima di creare il piano editoriale vero e proprio, tuttavia, è indispensabile avere ben chiara la propria brand identity – anche dal punto di vista visivo -, analizzare in modo scientifico i propri competitors e l’audience. Se esiste poi uno storico del profilo aziendale, è possibile pure individuare la tipologia di contenuto che il pubblico preferisce e gli slot in cui sembra essere maggiormente presente sul social network.

Come creare un piano editoriale Instagram

Il primo passo cruciale è la definizione chiara degli obiettivi che si intendono raggiungere: si vuole aumentare la propria visibilità, migliorare l’engagement con la propria audience, generare vendite o generare traffico sul proprio sito web?

Una volta individuati gli obiettivi, è essenziale procedere con un’analisi approfondita del target di riferimento. Comprendere chi siano i tuoi follower, conoscere i loro interessi, i loro luoghi preferiti sul web e le loro interazioni su Instagram può aiutarti a richiamare la loro attenzione e a proporre contenuti di loro interesse. 

Dopodiché dovrai stabilire i formati e la frequenza di pubblicazione. Seppure le statistiche indichino che i reels abbiano maggiori opportunità di successo, non è detto che siano sempre la soluzione migliore. Il mio consiglio è sempre quello di testare tutti formati per le diverse tipologie di contenuto, analizzando poi i risultati ottenuti su un arco temporale non troppo breve (almeno 3-6 mesi). Inoltre, la qualità e la costanza di pubblicazione sono da preferire alla quantità: inutile pubblicare un post al giorno se nel tempo non siamo in grado di mantenere il ritmo o di assicurare che si tratti sempre di un contenuto utile.

Definizione degli obiettivi e analisi dell’audience

Se ti interessi dell’argomento già da un po’, avrai potuto notare come molti di coloro che si occupino di marketing sostengono l’importanza dell’analisi del pubblico, senza però fornire degli strumenti per fare un’analisi davvero scientifica. Mi spiego meglio: se cerchi su Google una parola, il motore di ricerca non solo ti restituisce i migliori risultati secondo i suoi criteri, ma anche una serie di domande frequenti (e quindi di intenti di ricerca) che gli utenti pongono a quel proposito; se cerchi tra i tuoi competitors, puoi avere un’idea di quali contenuti abbiano ottenuto maggiore successo nel tuo pubblico di riferimento; se provi a indossare i panni del tuo potenziale cliente, puoi scoprire forse alcuni suoi bisogni inespressi.
Tuttavia questi dati non ti dicono esattamente:

  1. quanto siano incisivi sul mercato i tuoi competitors e quei clienti che commentano i loro post. Perché potrebbero non acquistare o rappresentare soltanto una fetta irrisoria di un pubblico molto più vasto che, presso altri, si comporta in maniera differente. E se non lo capisci in tempo, potresti perdere l’opportunità di agganciarlo;
  2. quale età, livello di istruzione e capacità d’acquisto abbiano i tuoi potenziali clienti;
  3. quali siano i loro social e siti web preferiti;
  4. cosa cerchino esattamente a proposito dei tuoi prodotti o servizi;
  5. quali bisogni esprimano nella loro vita reale e quali di questi puoi soddisfare in modo collaterale con il tuo intervento;
  6. quanto le varie opportunità di sponsorizzazione a pagamento sui social o sul web siano effettivamente in grado di portare nuovi clienti e quali siano le strategie migliori nella tua nicchia. Non per sentito dire, ovviamente, ma sulla base dei risultati ottenuti dai tuoi competitore.

Comprendere a fondo l’audience di riferimento è l’unica via verso il successo. Viceversa, si rischia di investire tempo e denaro senza alcun ritorno e di finire per credere, erroneamente, che i social non possano essere uno strumento strategico per il raggiungimento dei propri obiettivi di business. 

Come creare un post perfetto su Instagram?

Non mi stancherò mai di dirlo: il post perfetto su Instagram non è quella foto super professionale che pubblichiamo dopo esserci rivolti a un fotografo professionista. Il contenuto ideale è invece dato dal perfetto incontro tra esigenze del pubblico e obiettivi aziendali, senza eccessivi perfezionismi di sorta, puntando su creatività, riconoscibilità e autenticità.

È essenziale desiderare di creare un legame solido con i propri followers, rendere ogni post immediatamente riconoscibile a prescindere dal suo formato, fare buon uso dello storytelling, mostrandosi sempre umani.

Tipologie di contenuto Instagram

A prescindere dal formato scelto, possiamo distinguere i contenuti da inserire sul piano editoriale Instagram, in funzione del loro obiettivo:

  • post educativi. Puntano a dare consigli sul tema trattato, a mettere in luce gli errori comuni e a insegnare qualcosa;
  • post per crescere. Hanno come scopo l’aumento dei seguaci in target. Tra questi ricordiamo i savable content e i freebie, veri e propri incentivi per spingere le persone a seguirci;
  • post per ispirare, che mirano a risvegliare la motivazione più profonda dell’audience;
  • post per vendere, direttamente o indirettamente. Questi invitano gli utenti all’acquisto facendo leva sui benefici ottenuti e mostrando i risultati ottenuti da chi li ha già scelti. 

Quali contenuti preferire nel calendario editoriale Instagram? Quelli che si sposano con gli obiettivi aziendali. Ma ricorda che le persone non comprano né seguono nessuno se non si sentono emotivamente coinvolte. Per questo, prima di ogni cosa, occorre puntare sul coinvolgimento emotivo

Piano editoriale per Instagram stories

Spesso dimenticate, le Instagram stories sono parte integrante del piano editoriale. Seppure si prestino poco alla crescita dei followers, sono uno strumento importante per:

  1. fidelizzare gli utenti, rafforzando il legame;
  2. accogliere i nuovi followers;
  3. aggiornare il pubblico;
  4. mostrare il volto più umano del brand;
  5. costruire e nutrire la community;
  6. far notare i contenuti pubblicati sul feed a coloro che non li hanno ancora visti.

Un’attenzione particolare, poi, andrebbe riservata a quelle storie che raccontano gli aspetti più importanti del brand e che meritano di essere salvate nelle raccolte in evidenza, per incrementare le conversioni. 

Paura di non riuscire a essere presente ogni giorno sulla piattaforma? Non è necessario farlo. È sufficiente dedicare 1-2 giorni al mese per la creazione di tutti i contenuti da proporre e programmarli su Business Suite: verranno pubblicati automaticamente al momento giusto. 

Misurazione dei risultati e ottimizzazione del piano editoriale

Costruire il proprio esempio piano editoriale Instagram la prima volta e utilizzarlo mensilmente per proporre nuovi contenuti è un buon orientamento per mantenere la propria costanza. Ma non bisogna dimenticare mai il passo cruciale per la sua efficacia a lungo termine: la misurazione dei risultati e l’ottimizzazione continua delle strategie adottate.

L’analisi degli insight ci consente di comprendere quali contenuti generino maggiore engagement, quali orari siano più propizi per le pubblicazioni, come l’audience interagisca con i vari tipi di post, cosa sia opportuno sponsorizzare a pagamento e cosa, invece, generi già un buon flusso di traffico organico. La misurazione dei risultati può essere effettuata attraverso gli strumenti analitici forniti dalla stessa piattaforma Instagram o tramite software esterni che offrono analisi più dettagliate. È fondamentale tenere traccia di metriche chiave come il tasso di crescita dei follower, il tasso di engagement (like, commenti, salvataggi), la portata dei post e le visualizzazioni delle storie.

Analizzare questi dati ti aiuterà ad apportare modifiche informate al tuo piano editoriale Instagram, affinando le tecniche di pubblicazione e contenuto per massimizzare l’impatto sulla tua audience. Perché il piano editoriale non è qualcosa di statico, ma un “organismo vivente” che deve evolversi insieme alle preferenze del tuo pubblico e alle dinamiche della piattaforma.

Come pianificare i contenuti su Instagram?

Hai già provato a pianificare i contenuti su Instagram senza ottenere i risultati desiderati o l’attività è diventata dispendiosa in termini di tempo e desideri delegarla? Il tuo progetto è appena partito e non sai quale strategia seguire sui social per raggiungere i tuoi obiettivi? Vuoi analizzare i tuoi competitors e la tua target audience in modo scientifico per non rischiare di fallire, ma non sai come fare?

Non preoccuparti, io e il mio team abbiamo la soluzione. Compila il form, raccontami il tuo progetto e le tue difficoltà: sarò felice di spiegarti come possa esserti d’aiuto. 

Blogging nel 2025: strategie e casi di successo

Il blogging è un fenomeno che, nonostante l’evoluzione costante del web, mantiene un fascino indiscutibile e una rilevanza che non accenna a diminuire. Nato come semplice forma di espressione personale, il blog ha saputo evolversi in uno strumento potente per condividere conoscenze ed emozioni, per costruire vere e proprie community, per guadagnare. Ecco tutto quello che devi sapere se hai pensato, almeno una volta nella vita, di aprirne uno. 

Blogging significato

Che vuol dire il termine “blogging“? Sinonimo di “web blogging“, indica l’attività di gestione di un blog, quella piattaforma versatile che spazia dall’hobby personale al fulcro di strategie di content marketing sofisticate. La bellezza del blogging risiede nella sua capacità di adattarsi: a prescindere dalle competenze digitali e dagli obiettivi di chi lo propone, è sempre uno strumento potenzialmente utile. Per questo si tratta di una pratica ormai consolidata nel panorama digitale, che rappresenta ormai un vero e proprio universo all’interno del web, seppure abbia attraversato importanti cambiamenti nel tempo.

Dal punto di vista etimologico, “blog” deriva dalla contrazione di “web log”, ovvero “diario online”. Inizialmente, infatti, era considerato quasi un luogo personale e intimo prestato al mondo, per poi assumere un ruolo sempre più strategico nella comunicazione di aziende, professionisti, comuni cittadini socialmente impegnati, appassionati di argomenti specifici. I blog, dunque, hanno trasceso la mera annotazione personale per diventare un potente strumento di marketing, nonché una fonte di reddito: questo ne fa un mezzo per realizzare progetti digitali di successo.

Con Google AI Overview i siti web rischiano un calo di visite. Leggi il mio approfondimento sull’argomento.

Come avviare un blog nel 2025: passi fondamentali e consigli pratici

Attraverso piattaforme dedicate o siti personalizzati, chiunque abbia qualcosa da dire può aprire un blog, toccando argomenti che spazino dall’intrattenimento alla formazione professionale, dalla cucina al blogging tecnico. 
Nel 2009, quando Chiara Ferragni decise di aprire il suo celebre blog di moda che la portò presto al successo, la concorrenza non era ancora così spietata. Questo non significa però che oggi aprire un blog sia una scelta inutile o poco redditizia, anzi. 

Prima di pensare alle strategie di monetizzazione, tuttavia, occorre scegliere un macro argomento che ci appassioni davvero e che ci consenta una comunicazione autentica. La passione è infatti un ingrediente fondamentale per rendere il processo piacevole ed entusiasmante, nonché per mantenere la costanza nella creazione dei contenuti e la determinazione nel raggiungimento dei propri obiettivi.   

Successivamente, bisogna creare un sito web adeguato all’uso che se ne desidera fare e selezionare la piattaforma di blogging più adatta, come per esempio WordPress. Le opzioni disponibili sul mercato sono tantissime, ciascuna con i propri punti di forza. Dopodiché è importante anche prestare attenzione al nome del blog: il mio consiglio è quello di orientarsi verso un nome unico e memorabile, facile da digitare, che rifletta il tema del blog stesso. Se si tratta di un personal brand, invece, si può valutare di far corrispondere il proprio nome a quello del dominio e, di conseguenza, a quello del blog.

Dopo aver messo online il sito è il momento di concentrarsi sui contenuti. A questo proposito sarebbe bene non trascurare l’aspetto SEO (Search Engine Optimization), coniugando l’esigenza di creare post originali, informativi e interessanti per la target audience con quella di utilizzare le parole chiave pertinenti per migliorare la visibilità del blog sui motori di ricerca. Infine, si può passare alla promozione attiva del blog, attraverso i social media, le collaborazioni con altri blogger o influencer del settore, i comunicati stampa o i pubbliredazionali inviati alle testate giornalistiche.  promuovi attivamente il tuo blog su social media e attraverso collaborazioni con altri blogger del settore.

Sogni di diventare food blogger? Leggi il mio approfondimento sul tema.

Come si fa a guadagnare con un blog? Strategie efficaci e casi di successo

Nel mondo del blogging, la monetizzazione rappresenta quel traguardo ambito che segna il passaggio da hobby a professione. Se questo è ciò che desideri fare, sappi che esistono numerose strategie efficaci per trasformare la tua passione in una fonte di reddito, ciascuna con le sue peculiarità e requisiti, eccone alcuni esempi:

  • pubblicità, la via più diretta. Piattaforme come Google AdSense permettono di inserire annunci sul proprio blog, guadagnando ogni volta che un visitatore interagisce con essi;
  • affiliazione, ovvero guadagno di commissioni su prodotti o servizi di terzi promossi all’interno degli articoli;
  • collaborazioni dirette con marchi e aziende, opportunità redditizia soprattutto per blogger che possono vendere ad aziende sponsorizzazioni mirate o contenuti branded.
  • vendita di prodotti e servizi propri. Uscendo dalla logica della monetizzazione immediata attraverso il blog in sé, se si possiedono delle competenze o un business che si vuole far crescere, il blog può essere un ottimo mezzo per dimostrare la propria capacità di risolvere problemi specifici del pubblico, incrementare la propria autorevolezza e sponsorizzare i propri prodotti o servizi (anche digitali!).

Se non credi di potercela fare, pensa a quanti blogger abbiano saputo trasformare i loro spazi web in veri e propri business. Oltre Chiara Ferragni, che con il suo The Blonde Salad ha costruito un impero nel mondo della moda, ce l’ha fatta anche Marco Montemagno con il suo SuperSummit, diventato punto di riferimento nel settore dell’innovazione digitale. Questi esempi dimostrano come il blogging possa aprire porte impensabili, purché si seguano approcci mirati e si lavori con dedizione e passione.

Ti appassiona la moda? Scopri come aprire il tuo blog di moda.

I migliori strumenti e piattaforme per blogger da considerare

Entrare nel mondo del blogging può sembrarti un’avventura affascinante quanto complessa, soprattutto se non sai da dove iniziare. Fortunatamente esistono tanti professionisti in grado di aiutarti nell’orientamento, nella creazione del sito, del blog, del piano editoriale e persino dei tuoi contenuti.
Le piattaforme più utilizzate? WordPress è senza dubbio il gigante indiscusso. Con la sua flessibilità e la vasta gamma di temi e plugin, permette sia ai principianti che agli esperti di creare blog dall’aspetto professionale. Tuttavia, non è l’unica opzione: piattaforme come Blogger, Medium e Wix offrono soluzioni intuitive per chi cerca alternative più immediate o con specifiche esigenze.

Se vuoi analizzare il traffico del tuo blog e comprendere meglio il tuo pubblico, Google Analytics è uno strumento indispensabile, gratuito ed estremamente potente. Parlando invece di SEO, tool come SEMrush, SEOZoom o Yoast SEO possono fare la differenza nel posizionamento dei tuoi articoli sui motori di ricerca. Non meno importanti sono gli strumenti di pianificazione dei contenuti e gestione dei social media come Buffer o Hootsuite, che ti permettono di mantenere una presenza costante online senza dover essere attaccato allo schermo 24 ore su 24.

Qualsiasi strategia, tuttavia, deve saper bilanciare obiettivi, disponibilità di tempo e di denaro, strumenti. Il segreto del successo sta dunque nel trovare la combinazione giusta si adatti alle esigenze specifiche e che consenta costanza e crescita nel tempo.

SEO per blog: come ottimizzare i tuoi contenuti e aumentare la visibilità

Nel vasto universo del web blogging, l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca (o SEO) rappresenta una tappa cruciale per assicurarsi che il blog raggiunga le persone interessate proprio a quegli argomenti specifici.

Iniziare a comprendere il successo del blogging in termini di SEO significa dunque immergersi tra parole chiave pertinenti, titoli accattivanti, requisiti per un’esperienza utente impeccabile, intenti di ricerca, uso intelligente dei link interni ed esterni. Questi e altri elementi, infatti, permettono al blog di emergere nelle ricerche specifiche del tuo settore, incrementando così la visibilità e attraendo un flusso costante di visitatori interessati. 

Se desideri aprire un tuo blog, ma non sai quale strategia adottare, oppure se ne hai già uno ma non hai ancora ottenuto i risultati desiderati…io e il mio team abbiamo la soluzione per te! Compila il form, raccontami la tua storia e i tuoi obiettivi: sarò felice di spiegarti come possiamo concretamente aiutarti.

Come creare un sito web professionale

Nell’era digitale in cui viviamo, avere un sito web professionale è diventato essenziale per qualsiasi azienda che desideri affermarsi sul mercato e distinguersi dalla concorrenza. Un sito internet professionale non è solo una vetrina dei prodotti o servizi offerti, ma rappresenta il cuore della strategia di comunicazione e marketing digitale di un’azienda.

Costruire un sito web professionale per obiettivi

La progettazione e la creazione di siti web professionali variano in funzione delle esigenze specifiche, come per esempio:

  • vendere prodotti o servizi attraverso un e-commerce;
  • nutrire la propria community grazie a contenuti di valore, quali possono essere gli articoli del blog;
  • alzare l’asticella dei prezzi, rendendo nota la propria esperienza professionale e le proprie migliori collaborazioni;
  • consentire la prenotazione di consulenze;
  • posizionarsi su Google grazie ai contenuti o agli annunci a pagamento.

In ogni caso, qualsiasi azienda attraverso un sito professionale può raggiungere un pubblico più ampio, migliorare la propria immagine e incrementare la fiducia dei potenziali clienti. Tuttavia, è bene considerare per tempo i propri obiettivi nel medio e lungo termine, al fine di dotarsi di una “macchina performante”, dotata di tutte le funzionalità che occorrono.

Per esempio, se si vuole scalare la SERP di Google e farsi trovare dalle persone interessate ai propri prodotti o servizi senza pagare Google Ads, la creazione di siti web professionali implica l’utilizzo di strumenti avanzati per la SEO (Search Engine Optimization) difficili da integrare in un secondo momento e indispensabili per garantire una buona visibilità. Lo stesso vale a proposito della user experience e del web design professionale, che assicurano ai visitatori del sito un’esperienza positiva, facilitando la navigazione, aumentando le probabilità di conversione e di essere preferiti dal motore di ricerca stesso.

Realizzare siti web professionali significa perciò investire nel successo a lungo termine della propria azienda, adattandosi alle esigenze del mercato digitale e mettendo in campo le migliori strategie online.

Come creare un sito web professionale?

I passi da seguire per realizzare siti web professionali? Come avrai potuto facilmente intuire, bisognerebbe sempre cominciare dall’identificazione degli obiettivi specifici del business, che devono guidare tutte le decisioni future riguardo alla struttura e al contenuto del sito. Successivamente, è cruciale scegliere una piattaforma di hosting affidabile e un dominio che rispecchi l’identità dell’azienda.

Nella fase di progettazione, poi, bisogna indossare i panni dell’utente, tenendo in considerazione i suoi bisogni, sia in termini di utilizzo dell’interfaccia, sia dal punto di vista emotivo, considerando che la maggior parte degli acquisti siano dettati più dalle emozioni che dalla razionalità. Un miglioramento del design, da solo, può infatti tradursi in un importante incremento del fatturato. Layout chiaro, menu logici, contenuti ben organizzati e ottimizzazione per la visualizzazione su tutti i dispositivi – dai desktop agli smartphone – sono le parole d’ordine di un sito aziendale fficienta nel 2024. 

Se si desidera godere di buona visibilità sui motori di ricerca non si possono trascurare le pratiche di ottimizzazione SEO, che vanno dalla velocità del caricamento del sito ad altri aspetti squisitamente tecnici che Google considera essenziali. A tal proposito è bene rivolgersi a esperti che possano anche mantenere il sito aggiornato e performante del tempo, per non subire penalizzazioni all’interno dell’algoritmo. 

Quanto costa e come risparmiare

I costi di sviluppo sito web professionale sono ampiamente variabili in funzione degli scopi, delle funzionalità, della quantità delle pagine, dell’uso o meno di template per la realizzazione (opzione sconsigliata a chi desidera scalare la vetta di Google). I prezzi sul mercato variano dunque da poche centinaia a diverse migliaia di euro. 

A differenza di quanto spesso si ritiene, non è possibile sostituire un sito web con una landing page per risparmiare, perché si tratta di uno strumento adatto a un uso diverso. Né tantomeno è consigliabile usare esclusivamente i social per farsi conoscere e scalare il proprio business: questi ultimi, infatti, rappresentano un luogo in cui siamo ospiti e che possiamo sfruttare come fonte di traffico per il nostro personale e insostituibile spazio sul web, ovvero il nostro sito. 

Un’alternativa low cost – ma altrettanto professionale – per chi avesse bisogno di un “sito vetrina” è invece il sito web one page, un sito internet come tutti gli altri che si sviluppa su una pagina, ma contiene tutte le info e le funzioni utili a chi vuole presentarsi al proprio pubblico in modo efficace.

È meglio scartare qualsiasi altra opzione, compresa la costruzione fai-da-te, per evitare di sprecare inutilmente le proprie energie e di dover ricominciare da zero poco dopo: se non puoi affrontare subito questa spesa, meglio rimandarla di qualche mese.

Strumenti avanzati per la SEO: si può fare da soli?

Come avrai potuto intuire, la creazione di un sito web professionale ottimizzato per la SEO (Search Engine Optimization) non è l’unica spesa necessaria per migliorarne il posizionamento nei risultati dei motori di ricerca, attrarre un traffico qualificato e incrementare le conversioni. Occorre infatti aggiornare il sito frequentemente, adattarlo ai cambiamenti dell’algoritmo, effettuare la manutenzione con costanza per ripararne gli errori.

Molte aziende, per ottimizzare i costi, preferiscono assumere o formare il proprio personale anche per quest’attività piuttosto che esternalizzarla, utilizzando anche i tanti tools che aiutano a monitorare le prestazioni del sito, comprendere il comportamento degli utenti e analizzare i competitors: Google Analytics, Google Search Console, SEMrush, Ahrefs, SEOZoom. Gli ultimi tre, poi,  consentono di scegliere parole chiave strategiche e di ricevere consigli per l’ottimizzazione on-page dei contenuti. Implementare correttamente questi strumenti è essenziale per far sì che il proprio sito internet professionale non solo attiri visitatori in target, ma li converta in clienti fedeli.

Il tuo progetto digitale non è solo il sito web 

Oggi l’esigenza di essere presenti sul web per esistere anche nel mondo reale, dal punto di vista professionale, è scontata. Ma è come lo si fa a fare la differenza in termini di risultati. Puoi avere il miglior sito web professionale, ma non riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi e puoi raggiungere grandi traguardi con un sito internet magari performante. 

Se vuoi dunque ottimizzare i tuoi investimenti nel mondo digitale e adottare una strategia che funzioni davvero, richiedi la mia consulenza strategica: io e il mio team saremo felici di guidarti passo passo, concretamente, alla tua meta. 

Ufficio stampa e giornalismo, i segreti della notiziabilità

L’ufficio stampa è un servizio sempre più cruciale per la comunicazione aziendale e non solo che, grazie al principio della notiziabilità, può segnare una svolta per qualsiasi azienda. Ecco di cosa si tratta, tutti i soggetti a cui è utile e come applicare il criterio di notiziabilità alla redazione di contenuti giornalistici di successo (anche all’interno delle redazioni delle testate giornalistiche!).

Cosa fa un ufficio stampa?

L’ufficio stampa è quel reparto di un’azienda, di un ente pubblico o privato, di un’organizzazione o di un personal brand che si occupa di diffondere le notizie che riguardano chi rappresenta. Quest’attività non va dunque confusa – come spesso purtroppo avviene – con quella della “relazione con i media”.

Il compito dell’ufficio stampa è molteplice, in quanto si occupa di: redigere i comunicati stampa, ovvero le note ufficiali, e di inviarle alle testate giornalistiche d’interesse; fornire informazioni ai media sugli eventi e sulle iniziative imminenti; organizzare le interviste richieste; comunicazione istituzionale (nel caso in cui svolga servizio per la pubblica amministrazione).

Nel mondo digitale iperconnesso e con la moltiplicazione delle fonti d’informazione, tuttavia, l’ufficio stampa si occupa sempre più spesso anche della cura dei social network, dei blog, della newsletter, degli eventi online e offline (es. conferenze stampa), diventando sostanzialmente il centro su cui verte l’intera attività di comunicazione esterna.

Lo stesso sta accadendo all’interno delle redazioni giornalistiche, dove gli addetti ai lavori devono saper conciliare l’esigenza di cercare e diffondere informazioni vere con quella di veicolarle attraverso i nuovi canali digitali.

Chi può essere addetto stampa?

L’addetto stampa è la figura che ricopre il ruolo di ufficio stampa e che per legge:

  • deve essere un giornalista iscritto all’Albo dei giornalisti, se l’attività è svolta nel campo della pubblica amministrazione;
  • può non essere un giornalista iscritto all’Albo professionale, se l’attività è svolta per un’azienda privata, salvo il rischio di sconfinare nell’esercizio abusivo della professione giornalistica (art. 348 del Codice penale).

In ogni caso l’addetto stampa deve operare osservando le norme che regolano la professione giornalistica, definite nel “Testo unico dei doveri del giornalista”.
Oltre ai requisiti legali, chi ricopre questo ruolo deve possedere competenze umanistiche e professionali eclettiche: capacità di problem solving e gestione della comunicazione anche in situazioni di crisi; versatilità nell’uso dei diversi canali di comunicazione; padronanza degli strumenti di analisi dei competitors e dei risultati; competenze in advertising e SEO.

La stessa preparazione – in aggiunta alle skills tipiche del giornalismo “puro” – sono molto gradite all’interno delle redazioni giornalistiche.

Ufficio stampa e giornalismo strategico: la notiziabilità

L’ufficio stampa ha il sostanziale compito di creare un’immagine forte e positiva del brand o dell’ente per cui lavora, rafforzare e consolidare la sua reputation, veicolare le informazioni dall’interno all’esterno, catturando e mantenendo viva l’attenzione dei media.

Per queste ragioni la “notiziabilità” è il principio cardine che ogni addetto stampa dovrebbe seguire nel corso delle sue attività. Dall’inglese “newsworthiness”, il neologismo utilizzato in sociologia della comunicazione indica la capacità di un evento/fatto di essere trasformato in notizia, ovvero il requisito necessario affinché un’informazione sia ritenuta rilevante per il target di riferimento.

Lo stesso principio regola la selezione delle notizie da parte delle redazioni giornalistiche. In parole più semplici, possiamo dire che se una qualsiasi comunicazione non contiene un valore alto, tale da rappresentare una “notizia” per l’audience, non può essere né pubblicabile né tantomeno impattante. La notiziabilità può dipendere dal contenuto stesso, dal prodotto editoriale, dal mezzo utilizzato, dalla concorrenza o dal pubblico.

Notiziabilità per contenuto

Un contenuto è notiziabile se:

  • include soggetti che si trovano all’apice della scala gerarchica sociale;
  • influisce positivamente o negativamente sulla vita delle persone;
  • coinvolge un gran numero di cittadini;
  • porta con sé sviluppi futuri;
  • è di interesse pubblico.

Facciamo un banale esempio. Se rappresentassi un’azienda di cosmetici e cominciassi a produrre shampoo, non potrei pretendere che la produzione di shampoo di per sé rappresentasse una notizia rilevante. Se invece cominciassi a produrlo in modo tale da consentirne l’uso anche al mare, perché a impatto zero sull’ambiente, la faccenda potrebbe rivelarsi più interessante.

Notiziabilità per prodotto editoriale

È notiziabile ciò che rispetta il prodotto editoriale a cui è destinato:

  • per ideologia;
  • per target di riferimento;
  • per capacità di poterlo seguire con le risorse disponibili;
  • per brevità;
  • per novità;
  • per qualità.

In sostanza, se volessi pubblicare una notizia riguardante la violenza sugli animali all’interno degli allevamenti, difficilmente mi aspetterei di vederla pubblicata su un giornale destinato alle imprese agricole.

Notiziabilità per mezzo

È notiziabile quello che si adatta al mezzo di destinazione:

  • per formato;
  • per frequenza;
  • per materiale.

Mi spiego meglio: se volessi pubblicare un report scritto un anno fa, difficilmente potrei pubblicarlo su un quotidiano o su un canale YouTube. Non sul primo, perché la notizia sarebbe “vecchia”, non sul secondo perché si tratta di una piattaforma che ospita esclusivamente video.

Notiziabilità per concorrenza

Le testate giornalistiche ritengono notiziabili:

  • scoop e inchieste, per differenziarsi dalla concorrenza;
  • fatti prevedibili, per non rompere con gli schemi tradizionali e non allontanare la propria audience;
  • argomenti che vengono o verrebbero citati dai competitors.

Notiziabilità per il pubblico

Il principio di notiziabilità per il pubblico è quello più controverso, sia perché talvolta – in mancanza di un’analisi più scientifica – le testate giornalistiche non fanno riferimento a un target reale, bensì all’idea che si sono fatti di questo, sia perché la maggior parte dei giornalisti desidera giustamente essere indipendente da condizionamenti di sorta.

Tuttavia, almeno per quanto riguarda l’ufficio stampa, non si può fare a meno di considerare:

  • il bisogno di “ricreazione” del pubblico che, accanto a fatti terribili, sente l’esigenza di consumare anche contenuti più leggeri (che non si traducono necessariamente con contenuti di scarsa qualità);
  • il bisogno di informazione delle persone, soprattutto per i fatti che le riguardano direttamente (scioperi, criteri d’accesso a sussidi statali, concorsi pubblici, etc).

Ufficio stampa, giornalismo ed etica: resistenze alla notiziabilità

Il concetto di notiziabilità è ormai assodato da decenni nel campo della sociologia della comunicazione ma, quando erroneamente interpretato, trova resistenze importanti da parte di molti giornalisti.

È opportuno sottolineare che prendere in considerazione il criterio della notiziabilità non dovrebbe mai tradursi nel rifiuto della pubblicazione di alcune notizie perché ritenute di minor rilevanza. Dovrebbe piuttosto aiutare i professionisti a rendere maggiormente fruibili i contenuti da parte dei lettori e, di conseguenza, ad assicurare un maggior livello d’informazione.

Allo stesso modo l’ufficio stampa dovrebbe utilizzare il principio di notiziabilità per individuare la giusta chiave di lettura delle notizie dell’azienda, suscitando l’interesse desiderato.

Cerchi un/a addetto/stampa e desideri ricevere un preventivo su misura? Sei a capo di una redazione giornalistica e desideri qualcuno che possa assicurare maggiore diffusione alle notizie? Compila il form, raccontami i tuoi obiettivi e sarò felice di spiegarti come posso aiutarti.

Social media template kit, per un feed da pro senza SMM

Social media template kit, la soluzione ideale per chi desidera utilizzare i social network in modo professionale, ma non vuole pagare un social media manager né un grafico. Ecco di cosa si tratta e perché sceglierlo.

Social media per professionisti: a cosa servono

I social media oggi rappresentano – assieme ai siti web – un’enorme opportunità per te, soprattutto in ambito professionale. Perché accanto a chi li utilizza per diffondere messaggi di dubbia utilità, esiste un gran numero di professionisti e aziende disposte a fare rete e a contribuire proprio al tuo progetto!

I social media hanno molteplici vantaggi, per esempio:

  1. sono un’ottima fonte di traffico. Ti consentono, sostanzialmente, di far crescere il numero di visite del tuo sito web o delle tue pubblicazioni su siti di terzi;
  2. ti sono utili per creare una community di persone e/o aziende interessate ai tuoi prodotti o servizi;
  3. sopperiscono, in qualche modo, all’eventuale assenza di un tuo sito web. Se li curi per bene, infatti, puoi includere in modo professionale tutte le informazioni utili a chi desidera collaborare con te;
  4. abbattono le barriere. Tante volte, anche se non lo sai, qualcuno avrà fatto il tuo nome a chi avrebbe potuto trovare giovamento dai tuoi prodotti o servizi, senza che quest’ultimo ti abbia poi effettivamente contattato/a. In assenza di prove tangibili delle tue competenze, infatti, avrà preferito magari qualcuno meno bravo di te, ma di sua conoscenza. Impostando i tuoi profili social in modo professionale – per esempio utilizzando in modo efficace le tue storie in evidenza Instagram – potrai evitare che ciò riaccada.

Come usarli

Per ottenere questi e altri benefici, devi:

  • scegliere i canali di comunicazione in cui si trova il tuo target. Non è possibile definire a priori se sia meglio utilizzare Instagram, Pinterest o LinkedIn per veicolare i tuoi messaggi. I canali migliori sono quelli in cui si trova la tua buyer persona;
  • dotarti di una visual identity coerente e accattivante;
  • produrre contenuti di valore che rispecchino i tuoi obiettivi, nonché i bisogni e le curiosità del tuo pubblico, così da creare e nutrire la tua community;
  • favorire le relazioni autentiche, per fidelizzare la tua audience.

Inutile negarlo: avere un budget a disposizione da investire per creare e sponsorizzare i propri contenuti, attraverso un social media manager di professione, accelera il processo.
Ma è bene anche considerare che per vendere se stessi attraverso i social non occorrono grandi numeri e che si possono ottenere da subito grandi risultati attraverso il semplice traffico organico.

Social media template kit, a chi serve?

È possibile che – prima di pagare un SMM – tu voglia scoprire gradualmente gli straordinari effetti che i social network possono avere sul tuo business, che tu voglia sfruttarli a costo zero, senza per questo apparire meno professionale, o che tu voglia sfruttare i tuoi canali per imparare da solo/a a gestirli. Oppure potresti avere già all’interno del tuo progetto un/a esperto/a di comunicazione pronto ad agire, ma non un grafico.

Se ti ritrovi in queste mie parole, allora il mio social media template kit fa al caso tuo! Si tratta di un insieme di modelli personalizzati per il tuo brand che ti consentiranno di pubblicare i tuoi contenuti sui tuoi canali social in modo sempre professionale e riconoscibile.

Il kit template social classico include: modello per post carosello; modello per storia su Meta; modello per copertina reel; modello per post classico. Ma è possibile, su richiesta, ottenere ulteriori formati in aggiunta o in sostituzione dei precedenti.

Template social, come si usa?

Il mio social media template kit è semplicissimo da usare. Basta semplicemente caricare su Canva (versione gratuita) le grafiche e personalizzarle con i tuoi contenuti. Ecco qui il video che ti spiega come fare, in pochi secondi.

Paura di non riuscire in autonomia a creare contenuti di valore da postare? Non preoccuparti, potrai anche in quel caso contattarmi per ricevere un piano editoriale personalizzato o per usufruire di una consulenza. Preordina adesso il tuo kit template social e smetti di perdere ghiotte opportunità!