La SEO per giornalisti è l’insieme delle pratiche editoriali e tecniche che aiutano un articolo a essere trovato su Google, nelle Notizie principali, in Discover e in Google News. Nel 2026 comprende anche la GEO per giornalisti, dove GEO sta per Generative Engine Optimization: il lavoro che rende un contenuto comprensibile e citabile dalle intelligenze artificiali che rispondono alle domande dei lettori, come AI Overview, AI Mode e ChatGPT. Le regole di fondo non sono nuove: attacchi chiari, titoli onesti, fonti verificabili, firme riconoscibili e date aggiornate. È ciò che il giornalismo fa bene da sempre, reso però leggibile anche dalle macchine.
Perché la SEO serve ai giornalisti
Una parte crescente di lettori incontra le notizie prima di arrivare su una testata: nei risultati di ricerca, nei feed personalizzati, nelle sintesi generate dall’intelligenza artificiale. Quando si cerca una news sul motore di ricerca e la risposta arriva già pronta grazie all’IA, il clic diventa più raro. Secondo uno studio del Pew Research Center pubblicato il 22 luglio 2025, basato su quasi 69.000 ricerche su Google fatte da 900 adulti statunitensi, chi trovava una sintesi generata dall’intelligenza artificiale cliccava su un link tradizionale nell’8% delle visite; senza sintesi, nel 15%.
Per chi scrive per mestiere significa che non basta più essere tra i risultati. Bisogna essere la fonte che viene scelta, per il lettore che clicca e per il sistema che riassume.
SEO e GEO per giornalisti: che cosa cambia
La SEO lavora sui risultati di ricerca tradizionali: un elenco di pagine, ordinate per pertinenza e qualità. La GEO riguarda invece le risposte generate: testi sintetici che citano alcune fonti e ne ignorano altre.
Per Google, però, la distinzione è più sottile di quanto sembri. Nella guida ufficiale dedicata all’intelligenza artificiale generativa, Google spiega che le buone pratiche SEO restano valide perché le funzionalità di IA generativa della Ricerca si basano sui sistemi di ranking e di qualità di base e che, dal suo punto di vista, ottimizzare per la ricerca con IA generativa significa ottimizzare per l’esperienza di ricerca, e quindi è ancora SEO.
I requisiti tecnici sono precisi: per comparire nelle funzionalità di IA generativa di Google, una pagina deve essere indicizzata e idonea a essere mostrata con uno snippet e il sito deve essere incluso nelle funzionalità di IA generativa della Ricerca in Search Console. Google precisa anche ciò che non serve: nessun file speciale come llms.txt, nessun markup particolare, nessuna necessità di spezzare i contenuti in piccoli blocchi né di riscriverli appositamente per l’intelligenza artificiale.
Cambia invece il modo in cui la risposta viene costruita. Google descrive la tecnica del query fan-out: un insieme di ricerche correlate generate dal modello per raccogliere ulteriori risultati pertinenti alla domanda dell’utente. E siccome AI Overview e AI Mode possono usare modelli e tecniche differenti, le risposte e i link mostrati variano. Le fonti citate, in altre parole, non sono fisse.
Il test: stessa domanda, fonti diverse
Il carattere provvisorio delle citazioni è emerso in un test che ho fatto il 22 ottobre. A ChatGPT ho posto due volte la stessa domanda di attualità, a due minuti di distanza, chiedendo la prima volta esplicitamente di non cercare sul web.
Il risultato è stato sorprendente: in entrambi i casi ChatGPT ha cercato comunque online. Come spiega OpenAI, ChatGPT sceglie se cercare sul web in base a ciò che gli viene chiesto. E poi, le fonti utilizzate per rispondere alle domande sono cambiate: nella prima risposta tra le testate citate c’era Partitaiva.it, con un mio articolo, nella seconda al suo posto comparivano ANSA e Sky TG24.
Questo significa che essere citati una volta non garantisce di esserlo la volta dopo. La scelta delle fonti si ripete a ogni domanda e nessuna testata ha un posto assicurato.
Come Google e le intelligenze artificiali scelgono le fonti
Google lo dice in modo esplicito: conta la qualità dei contenuti, non il modo in cui sono prodotti, e chi vuole avere successo nella Ricerca deve puntare a contenuti originali, di alta qualità, pensati per le persone e capaci di dimostrare le qualità indicate con la sigla E-E-A-T. La sigla sta per esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità e, tra questi aspetti, il più importante è la fiducia.
Un giornalista che scrive online deve dunque prestare attenzione a cinque particolari elementi:
- la firma. Tra le domande che Google suggerisce per valutare un contenuto ci sono queste: è evidente chi ha scritto il contenuto? Le pagine riportano una firma, dove ci si aspetta di trovarla? Le firme portano a informazioni sull’autore, sul suo percorso e sui temi di cui scrive? Per le testate la raccomandazione è ancora più diretta: gli editori che compaiono in Google News dovrebbero usare firme e informazioni sugli autori;
- l’originalità. Google chiede di valutare se un contenuto offre informazioni, reportage, ricerche o analisi originali, e se, quando attinge ad altre fonti, evita di copiarle o riscriverle e aggiunge invece valore e originalità sostanziali. Un dato raccolto in prima persona, un’intervista, un documento consultato direttamente rispondono a questa domanda;
- la chiarezza dell’attacco. Un attacco che contiene chi, che cosa, quando, dove e perché permette di capire il fatto dalla prima frase: un vantaggio per il lettore che ha fretta e per chiunque debba riassumere il testo. È la regola delle 5 W del giornalismo;
- le fonti esplicite. Un dato con la sua fonte è verificabile, quindi citabile. Un dato senza fonte è un rischio, per il lettore e per chi riassume;
- la data. Google dichiara di usare vari sistemi pensati per mostrare contenuti più recenti nelle ricerche in cui ci si aspetta di trovarli, come quelle sulle notizie. Una data di pubblicazione e di aggiornamento ben visibile rende chiaro, a chi legge, quanto è recente l’informazione.
Le Fonti preferite: il lettore che sceglie la testata
C’è poi una novità che riguarda direttamente il rapporto tra lettori e testate. Le “Fonti preferite” permettono agli utenti di indicare i siti di notizie e i blog che preferiscono, perché vengano messi in evidenza nella sezione Notizie principali dei risultati di Google. Dal 30 aprile 2026 la funzione è disponibile in tutte le lingue supportate dalla Ricerca Google, quindi anche in italiano.
L’effetto va oltre i risultati immaginati. Secondo la documentazione di Google, quando un utente sceglie un sito come fonte preferita, i suoi contenuti hanno più probabilità di comparire nelle Notizie principali con l’etichetta “preferita” e nelle risposte di AI Mode e AI Overview possono essere evidenziati con la stessa etichetta. Per comparire così nelle funzionalità di IA, il sito deve essere incluso nelle funzionalità di IA generativa della Ricerca in Search Console. Secondo Google, inoltre, i lettori hanno il doppio delle probabilità di cliccare su un sito dopo averlo indicato come fonte preferita.
Una testata può invitare i propri lettori ad aggiungerla. Google mette a disposizione un pulsante da inserire nelle pagine oppure, se non è possibile, un link diretto allo strumento delle preferenze, da usare anche nei post sui social e nelle newsletter. Possono essere scelti solo i siti a livello di dominio o di sottodominio: una sottocartella, come un blog all’interno di un sito, non è idonea.
Cinque principi di SEO per giornalisti
Quando si scrive online, i giornalisti devono far sì che i loro articoli abbiano:
- un attacco che risponde. Il fatto principale nella prima frase, con le 5 W;
- un titolo descrittivo e onesto. Google suggerisce di chiedersi se il titolo principale o il titolo della pagina offra un riassunto descrittivo e utile del contenuto e se eviti il sensazionalismo. Il clickbait porta un clic, ma toglie fiducia;
- una firma riconoscibile. Nome dell’autore e pagina biografica, con le testate per cui scrive e i temi di cui si occupa;
- fonti verificabili. Ogni dato con la sua fonte, possibilmente primaria e collegata con un link;
- date e aggiornamenti veri. La data di pubblicazione e quella dell’ultimo aggiornamento, solo quando il contenuto viene davvero rivisto. Google segnala come pratica da evitare cambiare la data delle pagine per farle sembrare recenti quando il contenuto non è cambiato in modo sostanziale.
A questi si aggiungono le basi tecniche: pagine indicizzabili, nessun blocco agli snippet e collegamenti interni tra articoli dello stesso tema, che Google indica tra i fondamenti SEO che continuano a valere anche per le funzionalità di intelligenza artificiale. Per chi vuole comparire in Google News, i passaggi sono raccolti nella guida su come entrare in Google News.
SEO e deontologia
La SEO non chiede di rinunciare alle regole del buon giornalismo. Al contrario, i segnali che Google e le intelligenze artificiali premiano coincidono in gran parte con quelli della buona informazione: verifica, trasparenza, responsabilità della firma.
Lo stesso vale per l’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura. Secondo l’articolo 19 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, in vigore da giugno 2025, chi si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo. Il tema è approfondito nella guida sull’intelligenza artificiale per scrivere articoli.
Come misurare i risultati
Per Google, lo strumento di riferimento è Search Console. I siti che compaiono nelle funzionalità di intelligenza artificiale, come AI Overview e AI Mode, sono inclusi nel traffico di ricerca complessivo di Search Console. Dal 3 giugno 2026 Google ha introdotto anche viste dedicate alle impressioni nelle funzionalità di intelligenza artificiale generativa della Ricerca, come AI Overview e AI Mode, e in quelle di Discover. Per ora il report mostra soltanto le impressioni e la sua distribuzione è avvenuta in modo graduale.
Per gli assistenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity, il metodo più semplice è manuale: un elenco fisso di domande sui temi della testata, ripetute ogni mese, annotando quali fonti vengono citate. Il metodo è spiegato nella guida su come farsi citare da ChatGPT.
Domande frequenti sulla SEO per giornalisti
È l’insieme delle pratiche che aiutano un articolo a essere trovato su Google, nelle Notizie principali, in Discover e in Google News, senza rinunciare alle regole del giornalismo.
La GEO, Generative Engine Optimization, è il lavoro che rende un articolo comprensibile e citabile dalle intelligenze artificiali che generano risposte, come AI Overview, AI Mode e ChatGPT. Per Google, ottimizzare per le risposte generate resta una forma di SEO.
No. Valgono le buone pratiche SEO di sempre. Servono però tre condizioni: la pagina deve essere indicizzata, idonea a comparire con uno snippet, e il sito deve essere incluso nelle funzionalità di IA generativa in Search Console. Non servono file speciali come llms.txt.
Perché decide da solo quando cercare sul web, in base alla domanda, e sceglie le fonti a ogni risposta. Per questo essere citati una volta non garantisce di esserlo la volta successiva.
Una funzione che permette ai lettori di indicare le testate da mettere in evidenza nelle Notizie principali, con l’etichetta “preferita” anche nelle risposte di AI Mode e AI Overview. Dal 30 aprile 2026 è disponibile in tutte le lingue supportate, compreso l’italiano.

Ivana Zimbone è giornalista iscritta all’Ordine dei giornalisti di Sicilia e dirige Partitaiva.it e la rivista filosofica Vita Pensata. Scrive per CataniaToday, Quotidiano di Sicilia e QdS.it. Si occupa di SEO e GEO, cioè di come i contenuti vengono trovati dai motori di ricerca e citati dalle intelligenze artificiali, e affianca in questo imprese e professionisti. Tiene corsi per giornalisti, web editor e copywriter e programmi di educazione ai media nelle scuole.
Negli articoli Ivana Zimbone si avvale anche di strumenti di intelligenza artificiale, con verifica e revisione finale sempre sue. Come usa l’intelligenza artificiale.

