Intelligenza artificiale per scrivere articoli

Intelligenza artificiale per scrivere articoli: come usarla a servizio del buon giornalismo

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2026

L’intelligenza artificiale per scrivere articoli è uno strumento di supporto, non un sostituto del lavoro giornalistico: aiuta a sintetizzare documenti, organizzare informazioni, migliorare testi e preparare interviste, ma non verifica i fatti al posto di chi firma. Dal 2025 il suo uso è anche regolato. L’articolo 19 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, in vigore dal 1° giugno 2025, chiede di rendere esplicito l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e di verificare fonti e dati. Dal 2 agosto 2026, inoltre, l’articolo 50 dell’AI Act impone di dichiarare i testi di interesse pubblico generati con l’intelligenza artificiale, salvo revisione umana o controllo editoriale.

Usare l’AI per scrivere articoli in modo professionale ed etico, quindi, significa conoscere tre cose: che cosa sanno fare questi strumenti, come guidarli e quali regole valgono per chi pubblica. Con una formazione adeguata, giornalisti, copywriter e content creator possono sfruttarli senza compromettere la qualità e l’affidabilità del proprio lavoro.

Intelligenza artificiale e giornalismo: AI generativa vs AI non generativa

L’intelligenza artificiale non è più un’opzione: la si usa ogni giorno, da anni, spesso senza accorgersene. Anche il dibattito sui suoi rischi e sui suoi benefici è antico, e risale a prima della conferenza di Dartmouth del 1956.

Nel giornalismo l’AI per scrivere testi si usa per produrre o ottimizzare articoli, foto, video e audio. La prima distinzione da fare è tra due famiglie di strumenti:

  • l’intelligenza artificiale generativa, che crea contenuti nuovi a partire dalle richieste dell’utente, i prompt, usando le informazioni apprese durante l’addestramento. È quella che entra in gioco quando si chiede a ChatGPT, Claude o Gemini di scrivere un testo;
  • l’intelligenza artificiale non generativa, o meglio usata in modo non generativo, che aiuta ad analizzare, organizzare e verificare contenuti all’interno di ambienti controllati, scelti da chi la usa. Strumenti come Google Pinpoint o NotebookLM lavorano sui documenti caricati dall’utente.

Tra gli esperimenti italiani di uso generativo, il più noto è Il Foglio AI: dal 18 marzo 2025, per quattro settimane, il quotidiano ha pubblicato un inserto di quattro pagine scritto con l’intelligenza artificiale, a partire dalle domande e dalle istruzioni di una redazione umana.

Cos’è l’intelligenza artificiale per scrivere articoli

L’intelligenza artificiale per scrivere articoli si basa soprattutto sui Large Language Models (LLM), sistemi di intelligenza artificiale generativa capaci di produrre testi dopo essere stati addestrati su enormi quantità di dati. La vera novità non è la tecnologia in sé, ma il fatto che oggi sia accessibile in linguaggio naturale, senza competenze di programmazione.

Questo non significa che bastino questi strumenti per produrre molti articoli al giorno e venderli alle testate. Nell’esperienza di chi dirige una redazione, come Ivana Zimbone alla guida di Partitaiva.it, capita spesso di dover bloccare la pubblicazione di articoli di collaboratori palesemente generati con l’intelligenza artificiale. Nessun giornale paga un professionista che non sappia fare di più, o meglio, ciò che le macchine fanno già.

Le capacità dell’AI per la scrittura

L’intelligenza artificiale per scrivere testi è utile in diverse attività:

  • riassunto e sintesi, perché condensa informazioni complesse mantenendo i punti principali;
  • scrittura ed editing, come supporto al miglioramento di testi già scritti;
  • ricerca ed estrazione, per organizzare informazioni provenienti da più fonti;
  • traduzione contestuale, perché adatta anche tono e registro linguistico;
  • generazione di idee, per un brainstorming strutturato;
  • analisi di dati, perché elabora grandi quantità di informazioni;
  • fact-checking, ma con limiti evidenti: ogni risultato va verificato sulle fonti primarie.

L’intelligenza artificiale per la scrittura si estende anche all’audiovisivo: trascrizione automatica di interviste e conferenze stampa, sottotitoli in più lingue, voice-over, pulizia dell’audio da pause e rumori.

L’AI per giornalisti entra infine nei modelli di business, rendendo talvolta più sostenibili i progetti editoriali.

I chatbot a disposizione

Le potenzialità dell’intelligenza artificiale per scrivere testi sono diventate evidenti quando i primi chatbot sono stati resi accessibili gratuitamente. Oggi i principali assistenti, da ChatGPT a Claude, da Gemini a Copilot e Perplexity, oltre a generare testi possono anche cercare informazioni sul web mentre rispondono, citando le fonti che consultano.

Su Google, infine, AI Overview e AI Mode rispondono direttamente a molte ricerche con una sintesi generata dall’intelligenza artificiale. È un cambiamento che riguarda anche chi scrive: oggi un articolo non viene solo letto, ma anche selezionato e citato da questi sistemi. Il tema è approfondito nella guida su come farsi citare da ChatGPT e dalle altre intelligenze artificiali.

Il prompt engineering per scrivere con l’intelligenza artificiale

L’efficacia dell’intelligenza artificiale per scrivere testi dipende in gran parte dalla capacità di comunicare con questi sistemi. Il risultato dipende dal prompt engineering, cioè dall’arte di formulare richieste chiare e dettagliate.

Un buon prompt è chiaro e diretto, separa le istruzioni dai dati e dai documenti, e assegna un ruolo specifico al chatbot.

Esempi pratici di prompt avanzati

Nelle sue sessioni di formazione, tra cui il corso accreditato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia «Intelligenza artificiale tra opportunità, rischi e… deontologia» del giugno 2025, Ivana Zimbone mostra esempi concreti di come l’intelligenza artificiale per scrivere articoli possa supportare il lavoro quotidiano. Eccone due.

1. Prompt avanzato per preparare interviste

“Sono una giornalista che si rivolge principalmente a [pubblico]. In occasione di [evento o contesto] desidero intervistare [nome della persona] su [argomento] per [tipo di articolo]. Preparami un brief completo con: profilo della persona, contesto attuale, strategia dell’intervista con domande di apertura, domande principali e domande di approfondimento, possibili risposte e obiezioni”.

2. Prompt avanzato per migliorare e ottimizzare un testo

“Sono una [professione] che si rivolge principalmente a [pubblico]. Ho scritto un articolo su [argomento] che contiene [punti principali]. Analizza il testo allegato e suggerisci come migliorarne chiarezza, coinvolgimento e struttura, mantenendo il tono professionale e l’accuratezza delle informazioni”.

Il workflow per scrivere articoli con l’AI

Il metodo di lavoro adottato da Ivana Zimbone per usare l’intelligenza artificiale come supporto alla scrittura si articola in sei fasi:

  1. pianificazione. Definizione di argomento, angolazione, fonti da utilizzare (possibilmente primarie) e strumento più adatto;
  2. prompt engineering. Richieste dettagliate, con il contesto e i vincoli editoriali, perfezionate risposta dopo risposta;
  3. generazione. Uso dell’intelligenza artificiale per organizzare le informazioni e ottenere più versioni da confrontare, mai come testo da pubblicare;
  4. editing e verifica. Fact-checking di ogni informazione ricevuta e riscrittura originale del pezzo, con fonti esclusive che permettano una lettura critica dei dati;
  5. adattamento SEO. Cura degli elementi visibili e invisibili, perché l’articolo possa essere trovato su Google e citato dalle intelligenze artificiali;
  6. revisione finale. Più riletture, anche a distanza di ore, e una verifica della conformità alle regole deontologiche e di legge, compresa la dichiarazione dell’uso dell’intelligenza artificiale quando è dovuta.

Approfondimento: come l’intelligenza artificiale sta cambiando la SEO.

Intelligenza artificiale per scrivere articoli: vantaggi e limiti

I vantaggi dell’AI nella scrittura professionale sono evidenti: velocità, superamento del blocco davanti alla pagina bianca, ricerca e organizzazione delle informazioni, versatilità stilistica, supporto in più lingue, disponibilità a ogni ora.

I limiti sono altrettanto concreti. Scrivere con l’intelligenza artificiale significa usare uno strumento che non ha esperienza diretta di ciò di cui parla, che non distingue il vero dal plausibile, e che può produrre informazioni inesatte o inventate: frasi mai pronunciate, studi inesistenti, dati superati. I risultati dipendono dai dati usati per l’addestramento, e restano aperte le questioni legate al diritto d’autore.

Aspetti etici e normativi dell’intelligenza artificiale per la scrittura

Dal 2025 l’uso dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico e nelle professioni intellettuali è regolato da tre testi: il regolamento europeo noto come AI Act, il Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti e la legge italiana sull’intelligenza artificiale.

L’AI Act: gli articoli 50 e 53

Il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, è la prima legge che regola l’intelligenza artificiale in modo sistematico. È in vigore dal 1° agosto 2024 e si applica per fasi.

L’articolo 50, applicabile dal 2 agosto 2026, contiene gli obblighi di trasparenza. I sistemi che interagiscono con le persone, come i chatbot, devono far sapere all’utente che sta dialogando con una macchina. Per chi fa informazione conta soprattutto il paragrafo 4: chi pubblica testi generati o modificati con l’intelligenza artificiale per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dichiararlo. L’obbligo non si applica se il testo è stato sottoposto a revisione umana o a controllo editoriale, e se qualcuno ne detiene la responsabilità editoriale. Nelle bozze di orientamenti pubblicate nel luglio 2026, la Commissione europea precisa che il controllo deve riguardare il contenuto e comprendere almeno la verifica dell’accuratezza delle informazioni.

L’articolo 53, applicabile dal 2 agosto 2025, riguarda invece chi sviluppa i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, come quelli alla base dei chatbot. I fornitori devono adottare una politica di rispetto del diritto d’autore e pubblicare una sintesi dei contenuti usati per l’addestramento.

Il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti

Il Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, in vigore dal 1° giugno 2025, dedica all’intelligenza artificiale l’articolo 19, che stabilisce tre principi:

  1. fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale “non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica”;
  2. chi si avvale dell’intelligenza artificiale ne rende “esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori», ne assume la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo, e verifica “fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati”;
  3. “in nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici”.

Per un giornalista iscritto all’Ordine valgono entrambi i testi. L’AI Act esonera dall’obbligo di dichiarazione i contenuti sottoposti a controllo editoriale, mentre il Codice chiede comunque di rendere esplicito l’uso dell’intelligenza artificiale, specificando il tipo di contributo. Una nota breve e precisa, come «la trascrizione dell’intervista è stata realizzata con uno strumento di intelligenza artificiale e verificata dalla redazione», informa il lettore molto più di un’etichetta generica.

La legge 132/2025 per chi lavora con i clienti

Copywriter, consulenti e uffici stampa devono tenere conto anche della legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025. L’articolo 13 riguarda le professioni intellettuali, con o senza albo: l’intelligenza artificiale è ammessa solo per attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista. Le informazioni sui sistemi utilizzati vanno comunicate al cliente con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, preferibilmente per iscritto.

Combattere le fake news con l’AI

Uno dei rischi più gravi legati all’intelligenza artificiale per scrivere articoli è la proliferazione di siti che pubblicano notizie generate in serie, senza controllo umano. Secondo il monitoraggio di NewsGuard, al 16 luglio 2026 le “content farm IA” identificate erano 3.859, in 30 lingue, contro circa 700 nel 2024; i domini italiani rappresentano circa il 10% del totale. Nel luglio 2026 il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini e la Federazione nazionale della stampa italiana hanno avviato iniziative nei confronti di WeNews, una testata interamente generata dall’intelligenza artificiale.

Per capire se una notizia trovata online è affidabile, è utile verificare l’età del dominio e la presenza di una redazione riconoscibile, cercare i segnali tipici dei testi generati in serie, controllare immagini e video con strumenti dedicati al riconoscimento dei deepfake, e confrontare più fonti autorevoli.

Formazione e aggiornamento professionale: l’AI sostituirà i giornalisti?

Il rischio di una completa sostituzione dei giornalisti con l’AI oggi non sussiste. Lo esclude anche il Codice deontologico, ed è confermato dal fatto che i sistemi di intelligenza artificiale hanno bisogno di fonti affidabili da cui attingere. È lecito pensare, però, che chi non sa usare questi strumenti possa essere superato da chi li usa bene. E poiché la tecnologia cambia di mese in mese, la formazione continua è indispensabile: letture specializzate, corsi dell’Ordine e degli enti accreditati, community professionali, newsletter di esperti, siti autorevoli del settore.

L’equilibrio sta tra innovazione tecnologica e responsabilità professionale: controllo editoriale, verifica scrupolosa di ogni informazione, trasparenza verso i lettori. L’intelligenza artificiale per la scrittura è uno strumento potentissimo, ma resta esattamente questo: una macchina al servizio di chi scrive.

I controlli da fare prima di pubblicare un contenuto, per renderlo affidabile per i lettori e citabile dalle intelligenze artificiali, sono raccolti nella mia checklist gratuita: scarica “La checklist prima di pubblicare un contenuto“.

Domande frequenti

Si può usare l’intelligenza artificiale per scrivere articoli giornalistici?

Sì, come strumento di supporto. Il Codice deontologico stabilisce che non può sostituire l’attività giornalistica e chiede di dichiararne l’uso e di verificare fonti e dati.

Bisogna dichiarare l’uso dell’AI in un articolo?

Per i giornalisti sì: l’articolo 19 del Codice deontologico chiede di rendere esplicito l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, specificando il tipo di contributo. L’AI Act, dal 2 agosto 2026, impone la dichiarazione per i testi di interesse pubblico, salvo revisione umana o controllo editoriale.

Quale AI usare per scrivere articoli?

Dipende dall’attività. Gli assistenti come ChatGPT, Claude o Gemini sono utili per sintesi, editing e preparazione di interviste. Strumenti come NotebookLM o Google Pinpoint sono più adatti a lavorare su documenti propri, perché restano ancorati alle fonti caricate.

L’AI può fare fact-checking?

Può aiutare a individuare informazioni da controllare, ma non sostituisce la verifica: i modelli possono produrre dati inesatti o inventati, e ogni informazione va confermata sulla fonte primaria.

L’intelligenza artificiale sostituirà i giornalisti?

No. Il Codice deontologico lo esclude espressamente, e le intelligenze artificiali stesse hanno bisogno di fonti affidabili. Cambia però il lavoro: chi sa usare questi strumenti con metodo ha un vantaggio su chi non li conosce.