A cosa serve Google Ads service e come usarlo al meglio

Google Ads service è un programma utile per le attività commerciali, supportare le vendite, migliorare la reputation online o incrementare il traffico sul proprio sito web. Leggendo questo articolo scoprirai il suo funzionamento e come utilizzarlo all’interno del tuo piano di comunicazione.

Google Ads service cos’è?

Google Ads service è il vecchio Google Adwords services ed è lo strumento messo a disposizione da Google per la pubblicità a pagamento.

Si tratta della piattaforma necessaria alla creazione delle cosiddette campagne SEM (Search Engine Marketing), ovvero degli annunci che vengono mostrati ad utenti interessati a specifici prodotti o servizi, sotto forma di testo, video o banner di cui è possibile decidere persino il posizionamento (es. rete di ricerca, YouTube, applicazioni, etc).

SEO vs SEM?

Spesso mi viene chiesto se sia preferibile, nel proprio piano di comunicazione, seguire una strategia SEO o una strategia SEM. In realtà si tratta di strumenti differenti che si adattano a scopi diversi o che possono essere inseriti nel medesimo piano di marketing nelle opportune occasioni.

La SEO (Search Engine Optimization) consiste nell’ottimizzazione dei siti web al fine di scalare la SERP di Google e farsi trovare dalle persone interessate al prodotto o servizio che viene venduto/erogato o dell’argomento di cui si parla. È una strategia fondamentale per poter incrementare la propria visibilità e il proprio valore nel medio e nel lungo termine, senza dover pagare Google. Può essere eseguita, però, solo se il sito web di riferimento è stato creato per questo scopo e solo con professionisti specializzati (SEO specialist, SEO copywriter, etc).

Il SEM, invece, consiste nella sponsorizzazione a pagamento di prodotti, servizi o siti web per intercettare persone potenzialmente interessate. Questo sistema consente di posizionarsi addirittura prima dei primi risultati della SERP ottenuti da chi segue strategie SEO, ma ovviamente non con lo stesso valore e solo dietro pagamento. Basta smettere di corrispondere a Google il suo compenso per far svanire ogni effetto.

Questo fa del SEM una strategia inutile? Assolutamente no, per la sua capacità di far ottenere la maggior visibilità possibile nel breve termine, di lanciare nuovi prodotti e servizi attraverso landing page o siti web non ottimizzati per la SEO. Persino i giornali online, che sono tra i maggiori protagonisti delle strategie SEO, possono trovar giovamento dal SEM per dare maggior risalto a campagne di sensibilizzazione o servizi particolarmente importanti, per incrementare il traffico sul sito web, per ricevere più segnalazioni/interazioni dagli utenti.

Come funziona Google Ads service?

Per usare Google Ads service bisogna scegliere le parole chiave (keywords) utilizzate dal target di riferimento e che possono essere a:

  • corrispondenza generica, quando gli annunci vengono visualizzati anche nel caso in cui gli utenti utilizzassero per la loro ricerca sinonimi non inclusi nell’elenco dall’inserzionista;
  • corrispondenza generica modificata, quando gli annunci vengono visualizzati pure nell’evenienza in cui gli utenti utilizzassero per la loro ricerca i sinonimi inclusi nell’elenco dall’inserzionista;
  • corrispondenza a frase, quando gli annunci vengono visualizzati da coloro che cercano la frase esatta inserita, pure se preceduta o seguita da ulteriori parole;
  • corrispondenza esatta, quando gli annunci vengono visualizzati soltanto da chi inserisce la frase esatta scelta;
  • corrispondenza inversa, quando gli annunci NON vengono mostrati a coloro che le cercano, perché ritenute non in linea con il cliente ideale.

Quanto costa al mese Google Ads service?

Dopo aver scelto le keywords, bisogna decidere il sistema di pagamento tra:

  1. pay per click (PPC), che presuppone un corrispettivo da versare a Google per ogni click ricevuto sull’annuncio;
  2. budget giornaliero, che consiste nel pagare a Google un budget definito in anticipo, in funzione delle impressions (CPM) e delle visualizzazioni (CPV) ottenute dall’annuncio.

Il costo mensile di Google Ads service varia in funzione del sistema di pagamento scelto, della propria disponibilità, del tasso di utilizzo sul web delle parole chiave selezionate e del fatto che ci si rivolga o meno a un esperto SEM per ottenere le migliori performance possibili.

Se vuoi provare per la prima volta questo servizio e ti stai chiedendo come si accede a Google Ads, sappi che non è per nulla complicato: ti basterà recarti sul portale dedicato e utilizzare le credenziali del tuo account Google.

Come contattare Google Ads assistenza o annullare un abbonamento Ads?

In caso di problemi, è possibile contattare l’assistenza di Google Ads service attraverso la pagina dedicata, descrivendo la propria situazione e scegliendo se parlare telefonicamente, via chat o via e-mail. Esiste pure l’opportunità di chiedere aiuto a un esperto Google per avviare la propria prima campagna a pagamento.

In qualsiasi momento si può cancellare il proprio account Google Ads, seppure non esista un vero e proprio abbonamento Ads. Gli addebiti vengono effettuati automaticamente il 1° giorno di ogni mese o ogni volta in cui il saldo raggiunge l’importo definito nella propria soglia di pagamento. L’addebito comprende tanto le spese pubblicitarie, quanto il saldo non corrisposto del mese precedente, oltre a eventuali tasse e commissioni previste in alcuni Paesi.

Per esempio, se si imposta come soglia di pagamento €100, ma nel corso del mese si spendono soltanto €80, l’addebito avviene il 1° giorno del mese successivo; se si spendono più di €100, l’addebito avviene nel giorno in cui la soglia viene superata. Si può sempre e comunque modificare la propria soglia di pagamento.

Perché rivolgersi a uno specialista Google Ads service?

Se per usare Google Ads service basta un account Google che garantisca l’accesso alla piattaforma, per far performare le proprie campagne questo non basta: soltanto uno specialista può scegliere strategicamente quali annunci pubblicare e dove per ottenere maggiori risultati, su quali keywords puntare in funzione del budget disponibile e come ottimizzare il lavoro nel tempo in base agli obiettivi. Viceversa, si rischia di non avere alcun ritorno sul proprio investimento.

Se stai cercando un piano di comunicazione strategica che ti consenta di raggiungere i tuoi obiettivi nel breve, medio e lungo termine, con o senza campagne Google Ads, compila il form. Sarò felice di ricontattarti per spiegarti come posso esserti utile.

Come scrivere articoli SEO per blog e giornali online

Scrivere articoli SEO è fondamentale per far crescere la visibilità dei propri contenuti e del proprio sito web, a prescindere dall’attività che si svolge. Questo vale anche per i siti web d’informazione e quindi per i giornali. Ecco tutte le regole per farlo.

Cosa vuol dire scrivere in ottica SEO?

Tutte le volte che digiti una parola sulla barra di ricerca di Google, il sistema ti restituisce dei risultati: alcuni si trovano in prima pagina e magari nelle prime posizioni, altri invece nelle pagine successive. In cima, invece, si trovano gli annunci a pagamento.

Ma perché i siti web che non pagano Google sono presenti nei risultati in quel preciso ordine? La risposta è semplice: il motore di ricerca li ha premiati rispetto ad altri per la loro capacità di rispettare i criteri di ottimizzazione e quindi le regole SEO.

Scrivere SEO, dunque, significa pubblicare online dei testi che rispecchino le indicazioni di Google o, per meglio dire, l’intento di ricerca degli utenti. Perché Google, appunto, stabilisce i criteri da premiare in funzione di ciò che le persone sembrano preferire, sia rispetto al funzionamento del sito web (es. velocità di caricamento delle pagine), sia rispetto ai contenuti e quindi alle informazioni presenti al loro interno.

Perché scrivere articoli SEO?

Scrivere articoli SEO oriented è importantissimo perché, come già detto, consente di migliorare l’indicizzazione del contenuto e del sito web che lo contiene. Ma a cosa serve il posizionamento SEO, concretamente?

  1. Aumentare il traffico sul sito.
  2. Far crescere le conversioni, perché statisticamente gli utenti cliccano e scelgono quei siti che si trovano in cima ai risultati della loro ricerca.
  3. Risparmiare in pubblicità, perché se si è già tra i primi risultati non è necessario pagare Google per esserci.
  4. Diffondere e incrementare il proprio valore, grazie alla maggiore visibilità acquisita, superando i competitors.
  5. Poter comprendere meglio le esigenze del proprio pubblico, analizzando i suoi comportamenti sul sito.
  6. Far crescere le opportunità di guadagno, sia grazie agli spazi pubblicitari venduti, sia grazie ai lettori/clienti.

Tutto questo vale per tutti i tipi di attività, anche e soprattutto per i siti web d’informazione. A differenza di ciò che molti giornalisti credono, infatti, non è assolutamente necessario pubblicare notizie spazzatura o rendere meno apprezzabili i testi per soddisfare le esigenze di Google.

Come scrivere articoli SEO?

Seppure con alcune differenze tra blog e siti d’informazione, per scrivere un articolo SEO o un articolo ottimizzato SEO serve:

  • avere una macchina che funzioni. Nessun copywriter o web journalist dovrebbe promettere grandi risultati, senza aver verificato con un SEO audit il perfetto funzionamento del sito. E per funzionamento non intendo il fatto che sia visibile e leggibile, ma che rispetti i criteri di SEO tecnica per il posizionamento su Google (es. veloce caricamento delle pagine, ottimizzazione per mobile e tablet, ottimizzazione per la ricerca vocale e tanto altro);
  • creare un piano editoriale. Bisogna stabilire quali contenuti pubblicare, quali keywords includere in funzione della loro rilevanza ma anche del traffico sul proprio sito, di quali contenuti originali e interessanti rispetto all’audience ci si debba dotare, è fondamentale per il successo;
  • una strategia di link building, per farsi citare da altri siti autorevoli che possano, di riflesso, migliorare l’autorevolezza e la visibilità del proprio;
  • dotarsi di veri professionisti SEO. Giornalisti e copywriter devono essere formati per ottimizzare i contenuti per il posizionamento su Google, per far sì che scelgano le giuste keywords e i corretti link interni ed esterni, che le sappiano inserire gli heading tags, che sappiano ottimizzare l’inserimento di immagini e foto, lo slug, la metadescription, che riescano a individuare il search intent degli utenti per ogni argomento, magari utilizzando tools specifici. Inoltre, occorre che un SEO specialist esperto di programmazione esegua una manutenzione continua sul sito web per analizzare e riparare errori e malfunzionamenti;
  • aggiornare con costanza i contenuti;
  • far sì che gli articoli siano sempre originali e di almeno 600 parole. Niente copia e incolla e, quando necessario, soltanto in codice HTML;
  • ottimizzare tutti i testi in ottica SEO e non soltanto gli articoli.

Articoli SEO per giornali e blog: le differenze

Fatte salve le necessità sopraindicate, comuni a tutti i siti web che vogliano scalare la SERP di Google, occorre fare delle distinzioni tra articoli destinati a blog e articoli destinati a testate giornalistiche online: i primi si rivolgono a un pubblico che vuole informarsi su argomenti specifici di nicchia, una tantum; i secondi, invece, a persone che desiderano essere continuamente informate su ciò che accade all’interno della società, con o senza un focus su un settore specifico.

Per questo Google scansiona, ovvero analizza, le due tipologie di siti web con una frequenza diversa, verificando che nel frattempo abbiano pubblicato nuovi aggiornamenti. In particolar modo, pretende e verifica che i quotidiani online si aggiornino con articoli SEO sempre nuovi, più volte al giorno. Poi, confronta le performance del singolo quotidiano con quelle dei suoi competitors e fa salire in cima alla SERP – per le notizie di riferimento – quelli che ritiene maggiormente performanti.

Attenzione: gli articoli SEO non sono, nemmeno in questo caso, contenuti creati ad hoc per soddisfare le esigenze di Google. Si tratta, piuttosto, degli articoli giornalistici inseriti sul web per favorirne la lettura e quindi la diffusione.

Scrittura SEO e Google per i giornalisti

Il mestiere del giornalista è radicalmente cambiato, soprattutto a seguito dell’avvento dei social media e della “democratizzazione” dell’informazione. Al contrario di tanti miei colleghi, non ritengo che Google vada demonizzato tout court: conoscere le sue dinamiche, infatti, ci consente di pubblicare contenuti di valore, di renderli evergreen e di far crescere la loro visibilità. Se l’obiettivo dei giornalisti corrisponde alla ricerca e alla diffusione della verità, allora Google può essere una grande opportunità.

Google, inoltre, offre strumenti utili agli stessi servizi giornalisti, alla verifica delle notizie, delle fonti e delle immagini, all’organizzazione di dati e documenti, al monitoraggio del ciclo di vita delle notizie stesse: Google Trends, Google Maps, Google Data Studio, Google Scholar, Google Finance, Google Dataset Search, Google Analytics, Google Search Console.

Come scrivere un articolo SEO per giornale online?

Ti stai chiedendo come scrivere un articolo in ottica SEO per siti web d’informazione? Ecco le mie regole per scrivere articoli SEO per i giornali online.

  1. Individuare le keywords. Quando si vogliono pubblicare notizie o approfondimenti di notizie già esistenti, si possono selezionare sulla base di quelle che si sono indicizzate meglio in precedenza. Viceversa, si può intuire quello che gli utenti cercheranno in funzione dell’argomento.
  2. Creare titoli efficaci, perché questi rappresentano uno degli aspetti più importanti per Google News. Devono contenere, ovviamente, le parole chiave ed essere accattivanti (che è ben diverso dal click bait). È preferibile creare due titoli: uno per Google da inserire nel tag tile e uno che compare al suo posto sul giornale, corrispondente all’H1.
  3. Inserire link interni ed esterni su parole pertinenti, per far crescere l’autorevolezza del sito web e per far sì che l’utente visiti anche ulteriori pagine (o articoli). Attenzione però a non utilizzare le parole chiave come anchor text e a far aprire i link su seconde pagine, altrimenti l’utente – cliccandoci – abbandonerà l’articolo prima di concludere la lettura. Google, infatti, valuta il suo coinvolgimento, classificando come poco interessanti quegli articoli non letti fino alla fine.
  4. Ottimizzare sempre le immagini. La parole chiave dev’essere contenuta tanto sul titolo, quanto sul nome del file caricato. Gli alt txt devono contenere, invece, una parola chiave correlata.
  5. Personalizzare l’url. Ogni articolo deve avere un url che contenga un chiaro riferimento al contenuto interno.
  6. Originalità e approfondimento, prima di tutto. Google (come i giornalisti, gli editori, i direttori) detesta il copia e incolla; privilegia invece articoli lunghi e ben approfonditi (articoli pillar), magari correlati ad altri affini.

Hai bisogno di articoli ottimizzati SEO per il tuo sito web oppure di imparare a crearli? Hai un blog o un giornale online e non sei felice dei risultati? Desideri creare un sito web su tua misura per scalare la SERP di Google? Compila il form, spiegami di cosa hai bisogno e sarò felice di dirti come posso aiutarti.

Storie in evidenza Instagram efficaci

Le storie in evidenza Instagram possono essere un buon biglietto da visita per aziende, professionisti, enti o associazioni che vogliano promuovere il loro brand anche sui social. Leggendo questo articolo scoprirai come utilizzarle in maniera strategica.

Come funzionano le storie in evidenza Instagram?

Chi utilizza Meta già lo sa: le stories Ig pubblicate sui propri profili restano online per 24 ore dal momento della pubblicazione. Questo perché puntano sull’instantanietà della comunicazione, offrendo pure l’opportunità di creare e nutrire la propria community sfruttando tutti i momenti della giornata.

Le storie in evidenza Instagram, invece, sono cosa diversa. Si tratta di contenuti che restano sempre in prima linea sul profilo affinché chiunque lo visiti possa guardarli, indipendentemente dalla loro data di pubblicazione. Queste storie rimangono al loro posto fino a quando non si decide di eliminarle.

Come creare le storie Instagram in evidenza?

Per creare una nuova raccolta di contenuti in evidenza Instagram esistono due modi:

  • recarsi sul proprio profilo e cliccare su “nuova” nella sezione dedicata, sotto la propria biografia;
  • visitare la storia appena condivisa o l’archivio delle storie pubblicate in passato, per poi cliccare sul cuore in basso a destra in cui è riportato “metti in evidenza“. Lì si può scegliere se aggiungere la storia in questione a una raccolta già esistente oppure crearne una nuova.

È possibile aggiungere in ogni raccolta sia le storie Instagram pubblicate in passato, sia le stories appena condivise.

Come eliminarle?

Per eliminare una storia Instagram da una singola raccolta basta andare sul proprio profilo, visitare la raccolta, scorrere fino alla storia in questione, cliccare su “altro” e poi su “rimuovi dalla storia in evidenza”, confermando l’operazione con “rimuovi”.

Se invece si vuole eliminare un’intera raccolta, occorre selezionarla e scegliere l’opzione “elimina la storia in evidenza”.

Si può anche decidere di rimuovere più storie contemporaneamente all’interno di una singola raccolta, cliccando su “altro” dopo averla selezionata, su “modifica la storia in evidenza” e su “deseleziona”.

Come si fa a vedere chi ti guarda le storie in evidenza Instagram?

A differenza delle normali storie di Instagram, che ti offrono la possibilità di vedere chi le guarda, non potrai mai sapere chi guarda le tue storie in evidenza.

Puoi comunque vedere quante persone l’hanno vista nel momento in cui era attiva, ovvero entro le 24 ore dalla sua pubblicazione, così come la panoramica dei suoi insight se hai un profilo aziendale.

Cosa mettere nelle storie in evidenza Instagram?

Le Instagram stories in evidenza possono essere un ottimo strumento per presentarti al tuo pubblico in maniera efficace e per farti scegliere. Chi le guarda, infatti, non è soltanto chi ti ha conosciuto/a online e incontra il tuo nome per la prima volta, ma anche chi – dopo averti notato/a nella vita reale – nutre dubbi o curiosità sulla tua professione e desidera una prova delle tue capacità per trasformarsi in tuo cliente.

Seppure non si possa definire a priori cosa inserire nelle storie in evidenza Instagram, perché molto dipende dal tipo di attività che si svolge, è sicuramente utile osservare alcune regole:

  1. evita di inserire troppi contenuti. Le raccolte visibili nella prima schermata sono soltanto 4 e gli utenti poco avvezzi alla navigazione potrebbero desistere dal cercarne altre. Meglio dunque concentrarsi su poche;
  2. dedica una raccolta alla presentazione del brand e dell’attività. Spiega chi sei, cosa fai, perché sei diverso/a dai tuoi competitors, focalizzandoti sui problemi che sei in grado di risolvere o sui benefici che riesci a portare al tuo pubblico;
  3. prodotti e servizi devono essere presenti nelle storie in evidenza in una sezione a sé stante, così come eventi particolari ricorrenti;
  4. presenta i tuoi esempi. Una raccolta andrebbe dedicata a 3-5 casi studio che dimostrino la tua esperienza;
  5. utilizza la riprova sociale. Seleziona e pubblica le recensioni di chi si è fidato di te e ha ottenuto i risultati desiderati;
  6. mai copertine casuali. Le grafiche Instagram stories in evidenza, ovvero le copertine delle raccolte, non vanno “recuperate” utilizzando un’anteprima dei contenuti, ma devono essere create ad hoc per essere riconoscibili. Il font, la palette e gli altri elementi grafici devono richiamare chiaramente il marchio;
  7. usa descrizioni chiare e brevi. Non scrivere “Ciò che sognavo è realtà” se, molto più facilmente, stai spiegando “chi sei”;
  8. lanciati nelle storie parlate, soprattutto se rappresenti un personal brand.

Come creare icone personalizzate per le Instagram stories in evidenza?

Desideri delle icone per Instagram personalizzate? Puoi decidere di crearle gratuitamente con tool come Canva, Highlight Cover per Android o Cover Maker Instagram Storie per iPhone.

Oppure puoi decidere di ordinare il tuo template social media kit per comunicare in modo professionale sui social senza dover pagare un grafico né un social media manager.

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Comunicazione esterna, la lezione del pandoro-gate

La comunicazione esterna è uno degli aspetti fondamentali per il successo di un brand, anche in tempi di crisi (pandoro-gate di Chiara Ferragni docet!). Ecco di cosa si tratta, quali sono i suoi strumenti e come impostarla in maniera efficace, evitando disastrosi errori.

Cos’è la comunicazione aziendale esterna e chi sono i destinatari

La comunicazione esterna è una parte indispensabile della comunicazione aziendale che consente a brand, enti, associazioni e organizzazioni di stringere rapporti con tutti gli interlocutori esterni. Si tratta di quell’insieme di messaggi che escono dall’azienda stessa e raggiungono potenziali clienti, fornitori, stakeholders, istituzioni, partner commerciali, media.

La comunicazione aziendale esterna, per molti anni erroneamente identificata con la comunicazione commerciale, ha infatti il principale obiettivo di veicolare la brand identity e migliorare la brand awareness. Per questo i destinatari non sono soltanto i clienti o potenziali tali, ma tutti coloro che si trovano all’interno della società in cui opera l’azienda.

Quali sono gli strumenti della comunicazione esterna?

Gli strumenti utilizzati per la comunicazione esterna sono tanti e diversi tra loro: l’ufficio stampa; le pubblicità su giornali, social media e Google; il passaparola; la partecipazione a fiere ed eventi; l’e-mail; le brochures; il company profile; i dépliants; le guide; gli e-book; il sito web; etc.

Anche se spesso si è soliti preferire gli strumenti digitali, è bene sottolineare come non ci sia in realtà una regola valida per tutti: gli strumenti migliori sono quelli strategicamente più affini agli obiettivi e ai target aziendali.
Ciò che invece non può mancare a nessun brand, nell’epoca in cui tutti hanno l’opportunità di far circolare velocemente vere e false informazioni in rete, è una strategia di comunicazione chiara ed efficace che si occupi di:

  • raccogliere i feedback degli utenti per orientare le proprie attività;
  • monitorare la reputation e il sentiment online, intervenendo prontamente in caso di conversazioni negative che coinvolgono il marchio.

Tanto sono fondamentali questi processi che per le pubbliche amministrazioni è obbligatorio dotarsi di un piano di comunicazione esterna, così come per le piccole e medie imprese che decidono di acquisire certificazioni di qualità (es. UNI EN ISO 9001/2000).

Perché è importante la comunicazione esterna durante la gestione della crisi?

Lo scandalo che ha travolto Chiara Ferragni, tra pandori e uova di Pasqua, ce lo insegna: la comunicazione strategica è fondamentale non solo per evitare equivoci (e spiacevoli procedimenti giudiziari conseguenti), ma anche per gestire i momenti di crisi. Modulare la comunicazione all’esterno può infatti aiutare a mantenere, rafforzare o riacquistare credibilità persino nelle situazioni più buie.

Preservare la reputazione del brand dev’essere sempre la prima priorità, anche rispetto a importanti offerte commerciale, perché è proprio la reputazione a ridurre l’incertezza verso gli stakeholders e a posizionare il marchio in sostanziale vantaggio rispetto ai competitors. Per questo occorre sempre:

  • prevenire le crisi, individuando nell’ambiente interno ed esterno i potenziali pericoli;
  • reagire in modo strategico e con adeguato tempismo in caso di pericolo;
  • riparare gli eventuali danni e rinnovare il brand.

La trappola di Chiara Ferragni

Al di là delle presunte responsabilità di Chiara Ferragni su cui la macchina della giustizia indagherà e si pronuncerà nei diversi gradi di giudizio, bisogna considerare gli errori del suo team di comunicazione che le sono costati già milioni di euro di mancato guadagno (oltre al cambio di avvocati e alcuni dipendenti):

  1. non aver previsto i possibili sviluppi un anno fa,, quando molti utenti criticavano l’influencer per aver prestato la sua immagine per una campagna di beneficienza che puntasse principalmente a darle visibilità;
  2. non aver reagito con tempismo, dimostrando magari che si trattasse di una semplice indagine della procura di Milano nei confronti di una vip che, in ogni caso, ha più volte destinato considerevoli somme in beneficienza. Sul profilo di Chiara Ferragni, infatti, la comunicazione è stata interrotta per settimane e i commenti sono stati disabilitati. La CEO di TBS è apparsa su Instagram solo molto tempo dopo, scusandosi e parlando di un “errore” in un video registrato, in cui si è presentata truccata e vestita con una tuta costosissima (andata sold out in poche ore). Anche in quel caso si è giocata l’opportunità di essere spontanea e di spiegare in modo dettagliato la sua posizione;
  3. non aver condiviso una strategia di comunicazione con il marito Fedez che ha utilizzato l’occasione per pronunciarsi sull’argomento con tesi valide, ma espresse con toni e modi antitetici a quelli della moglie;
  4. aver continuato successivamente a comunicare come se nulla fosse accaduto con la propria audience, riprendendo l’influencer in vacanza con la famiglia, promuovendo un hotel e gli stessi prodotti di Ferragni Brand.

La tua comunicazione esterna aziendale efficace

Se desideri un piano di comunicazione aziendale e non sai come procedere, io posso aiutarti a definire la tua brand identity e a comunicarla in maniera efficace con gli strumenti e i contenuti adeguati, dopo aver analizzato i tuoi competitor, i tuoi obiettivi, il tuo target e la tua situazione di partenza.

Landing page cos’è e quando serve

La landing page è un ottimo strumento per aziende e liberi professionisti che vogliono promuovere un servizio, un prodotto o un’iniziativa. Ma quando serve davvero? Può sostituire un sito web? Facciamo un po’ di chiarezza.

Landing page cos’è

La landing page, che letteralmente significa “pagina di atterraggio”, è una singola pagina web creata per una specifica campagna. Si tratta del luogo virtuale in cui approda chi clicca su una campagna di web marketing incontrata:

  • in un annuncio sui social network;
  • in un’e-mail;
  • in un annuncio su Google.

A differenza di altre pagine web, la landing page è creata per un unico obiettivo specifico, per far sì che l’utente compia una precisa azione. Normalmente, lo scopo è quello di convertire gli utenti in clienti, raccogliendo i contatti di coloro che siano interessati o consentendo ai visitatori di finalizzare l’acquisto.

Che differenza c’è tra un sito web e una landing page?

La differenza tra un sito web e una landing page è sostanzialmente relativa alla finalità dei due strumenti: il primo punta a dare una visione complessiva del brand o personal brand, la seconda a generare leads (contatti di persone interessate) e vendite.

Attenzione: un’altra differenza fondamentale è nel tipo di pubblico a cui sono destinati. I siti web vengono visitati anche casualmente, da utenti che non conoscono il marchio; le landing page, invece, da persone che sono già state “agganciate” dal brand in precedenza.

Mi capita spesso di sentirmi chiedere: “Ma quindi è meglio che io crei un sito web o una landing page?”. La mia risposta non può dunque che essere: “Dipende dal tuo obiettivo!”.

Come si costruisce una landing page efficace?

Può essere creata ex novo o con un landing page template, ma una landing page efficace contiene almeno 6 ingredienti fondamentali:

  1. la proposta di valore unico;
  2. i dettagli dell’offerta;
  3. immagini persuasive;
  4. una singola call to action;
  5. titoli efficaci e parole giuste;
  6. elementi di ancoraggio oggettivi (testimonianze o numeri).

Una landing page è come la ricetta di un dolce: basta un solo ingrediente sbagliato per comprometterne la riuscita. Per questo, per ognuno di questi punti, esiste una letteratura infinita.

Proposta di valore unico

Cosa ti differenzia dagli altri? Perché le persone dovrebbero preferire il tuo prodotto o servizio rispetto a quello di un tuo competitor?

Nella tua pagina di vendita non può mancare la tua promessa!

I dettagli dell’offerta

Cosa otterranno coloro che avranno finalizzato l’acquisto? No, non parlo del prodotto o servizio specifico. Perché le persone non compreranno da te per ciò che darai loro, quanto piuttosto per come le farai sentire e per quello che farai loro ottenere.

Le immagini persuasive

Una landing page non è una galleria fotografica. Ma il nostro cervello ama le immagini, le capta molto più velocemente rispetto ai testi. Se vuoi davvero vendere, dunque, ti consiglio di sceglierle sapientemente: non basta che siano “belle”, occorre che siano adeguate allo scopo. Inoltre, la tua pagina di atterraggio deve rispettare la tua brand identity, anche dal punto di vista visivo.

Call to action

Quale azione vuoi che l’utente compia? Diglielo e non distrarlo. Se nel sito web sono presenti diversi link, nella landing page è opportuno non confondere chi legge, non farlo uscire dalla pagina.

Titoli efficaci e parole giuste

Ritieni che sia semplicemente una leggenda metropolitana quella che sostiene che le persone leggano soltanto i titoli? Beh, stando a certe statiche non sembra. In ogni caso, il titolo – se scritto come si deve – rappresenta il “gancio”, la chiave per catturare l’attenzione dell’utente e invogliarlo alla lettura.

Se lo sbagli, nessuno leggerà la tua landing page.

Lo stesso, poi, vale per le parole successive. Se il tone of voice non è quello giusto, se ciò che scrivi non contiene esattamente le risposte che le persone desiderano, allora avrai investito male il tuo tempo e il tuo denaro.

Elementi di ancoraggio oggettivi

La riprova sociale è fondamentale per convincere gli utenti che tu rappresenti esattamente ciò che stanno cercando e che non vendi “fuffa”. Nella tua pagina di atterraggio, dunque, non possono mancare le testimonianze positive di chi ha già acquistato da te, i numeri che dimostrino la tua crescita.

Landing page vs sito one page

La landing page può essere confusa anche con un sito one page, ovvero un sito web a una singola pagina che racchiude tutte le informazioni che l’azienda o il professionista vuole fornire all’utente, ottimizzate per il proprio obiettivo.

Qual è la soluzione migliore tra le due? Beh, anche in questo caso, non esiste una risposta univoca. Diciamo che, in generale, i siti monopagina sono delle “vetrine” scelte da coloro che non hanno ancora un sito web e vogliono fornire un clic esaustivo a persone che sperano di convertire in clienti; le landing page, invece, puntano più su un singolo prodotto o servizio, su un’edizione limitata.

Entrambe le soluzioni, però, dal punto di vista SEO non hanno grandi margini di crescita. Landing page e sito one page vengono cliccati da coloro che ricevono il link tramite messaggio o inserzione.

Corri a leggere il mio articolo sul sito one page se vuoi saperne di più o scegli di creare con me la tua landing page efficace. Se sei ancora incerto/a sul da farsi o se vuoi chiarire dei dubbi, compila il form e sarò felice di risponderti.

Sito web one page, cos’è e quanto costa

Il sito web one page può essere una valida alternativa tanto per professionisti e piccole aziende, quanto per chi ha bisogno di un sito web classico o di una landing page, ma magari non ha un grande budget a disposizione e non vuole accontentarsi di un sito low cost anti estetico e poco affidabile. Ecco di cosa si tratta, quanto costa e tutti i suoi vantaggi.

Cosa è un sito web one page?

Un sito one page è un sito internet organizzato su un’unica lunga pagina a scorrimento, divisa ovviamente in più sezioni, intervallate da diverse immagini. È la scelta smart per tutti i professionisti e le aziende che vogliono essere presenti online senza troppi sforzi, promuovendo il proprio brand in modo professionale.

Vantaggi e svantaggi

Avere un sito one page significa intanto assicurare velocità di consultazione delle informazioni in un mondo in cui gli utenti leggono sempre meno. E significa farlo in maniera ordinata e intuitiva: grazie al menù, i visitatori possono cliccare sulla voce di loro interesse e andare dritti al punto.

Il sito monopagina, poi, è elegante perché per necessità di spazio taglia “fuori” ciò che non è strettamente necessario. Inoltre, costa meno rispetto ai siti standard.

Ha anche degli svantaggi? Beh, certamente sì. Intanto è poco adatto a coloro che vogliono scalare la vetta di Google, ovvero produrre frequentemente contenuti di qualità ottimizzati per il motore di ricerca, così da posizionarsi sulle prime pagine ed essere trovati da persone che cercano proprio il servizio/prodotto che vendono.

In una singola pagina, infatti, non si possono usare molte keyword, non si possono ottimizzare i diversi elementi (es. paragrafi, immagini, link interni ed esterni), né si possono bilanciare su più pagine le citazioni ottenute da altri siti web (backlink).

Quanto costa un sito web one page e quando serve?

Il sito web one page costa da €350 a €600 ed è perfetto per chi vuole un biglietto da visita sempre elegante ed esaustivo da mostrare, pppure per chi vuole promuovere il proprio marchio, i propri prodotti o servizi attraverso campagne pubblicitarie a pagamento su Google.

È l’ideale se hai contenuti brevi – come quelli di CV e portfolio –, se hai un obiettivo chiaro per i tuoi utenti, se vuoi un sito compatibile con quasi tutti i dispositivi disponibili. È perfetto per esempio per artisti, fotografi, eventi e mostre, piccole strutture ricettive come i b&b, i ristoranti.

Un sito web classico, invece, può costare da €500 a migliaia di euro, a seconda che sia realizzato con template (soluzione sconsigliata a chi voglia un sito ben indicizzato su Google) o in HTML, che abbia un e-commerce e/o altre infinite funzionalità possibili in aggiunta. Si tratta di un investimento utile soprattutto per chi vuole ottenere il massimo dal mondo digitale e crescere grazie al traffico organico.

Attenzione, però: se possiedi un e-commerce, potresti creare un sito one page come base per un modulo d’ordine che mostri le tue offerte in un’unica posizione, sollevando l’utente dalla confusione del tuo vasto assortimento.

Cosa non può mancare sul sito one page

Per quanto ridotto, il sito monopagina deve contenere almeno 5 sezioni essenziali per essere efficace:

  • brand. Il tuo logo, il tuo nome, la tua immagine, la tua filosofia, la tua identità devono riuscire a presentarti subito in maniera accattivante e positiva;
  • offerta. Spiega in modo chiaro cosa fai o cosa vendi, ricordandoti che le persone acquistano vantaggi e non semplici prodotti o servizi;
  • chi sei. Cosa ti distingue dagli altri? Racconta il tuo valore aggiunto, la tua vera mission;
  • referenze. Prova ai tuoi utenti che ciò che prometti è ciò che fai davvero. Fai parlare le recensioni dei tuoi clienti, i tuoi successi, i tuoi lavori;
  • contatti. Come vuoi essere contattato/a? Ricorda che le persone potrebbero preferire un canale diverso. Dai almeno due alternative tra telefono, e-mail, form di contatto.

Creazione sito web one page personalizzato

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Come fare personal branding e significato

Il personal branding è un’attività indispensabile per tutti i professionisti o aspiranti tali che desiderano avere successo, monetizzare le proprie competenze, far crescere il proprio business oppure ottenere un nuovo posto di lavoro. Leggendo questo articolo fino alla fine scoprirai cosa sia e come farlo nel modo giusto e potrai scaricare il personal branding canvas che ho preparato per te.

In che cosa consiste il personal branding?

Il personal branding è la capacità di promuovere se stessi, di strutturare il proprio valore unico distinguendosi dagli altri, di posizionarlo sul mercato o, per dirla alla Jeff Bezoz, “ciò che le persone dicono di noi quando non siamo nella stessa stanza”.

Prima, però, facciamo una distinzione: se con il termine “brand” ci riferiamo a marchi aziendali (es. Barilla, Nestlè), quando parliamo di “personal brand”, in maniera inequivocabile, intendiamo una persona che diventa marchio. Il tuo brand è la risposta al chi sei, cosa fai, per chi lo fai, come e perché. Il personal branding però non va confuso con il proprio nome e cognome, né con il proprio titolo di studio o il proprio lavoro. Si tratta piuttosto dell’attività attraverso cui si consapevolizza e si struttura il proprio brand personale e che si riflette in ciò che le persone dicono di noi, sui nostri servizi, sulla nostra vita professionale, sui nostri valori.

Perché fare personal branding?

Per comprendere le ragioni per cui dovresti prestare attenzione a questo aspetto è bene citare chi ha creato il concetto di personal branding. Si tratta di Tom Peters, il famoso scrittore americano esperto di business e management che, nel 1997, scrisse l’articolo “The brand called you” su Fast Company.

All’epoca non esistevano ancora i social network, eppure aveva intuito la necessità di definire la propria identità per essere competitivi, a prescindere che si fosse un/a semplice dipendente, un/a dirigente, un/a libero/a professionista. Chi deve fare personal branding, dunque? Proprio tutti, anche tu!

Le ragioni per cui è importantissimo sono almeno due:

  • se non lo farai, ci penseranno gli altri a farlo per te. Non ragionare su ciò che vuoi rappresentare, lascerà gli altri “liberi” di costruire e diffondere una rappresentazione di te sulla base di “pezzi” rintracciati qua e là, che magari non ti appartengono;
  • farlo significa accedere a opportunità professionali autentiche. Differenziandoti dagli altri, per ciò che ti caratterizza e non per ciò che di artificiale pensi di doverti affibbiare, potrai rendere chiari i tuoi obiettivi, le tue competenze e il tuo valore aggiunto, attraendo a te persone che condividono la tua stessa filosofia e nuove opportunità di business.

Come si fa il personal branding?

Per fare personal branding dovrai seguire almeno 6 step:

  1. costruire la tua brand identity, avendo ben chiari la tua mission, la tua vision, i tuoi valori, i tuoi punti di forza, ciò che ti rende unico/a, le tue passioni, i tuoi talenti e le tue competenze. Non scoraggiarti se ti sembra di non averne! Ricorda che ciò che può avere più successo sul mercato è ciò che non esiste ancora…e questo significa che, se ti pare di non saper fare “niente” di ciò che fanno gli altri, potresti essere sulla strada giusta;
  2. individuare e analizzare il tuo pubblico target, ovvero una o più nicchie su cui dirigere i tuoi sforzi. Questa fase è indispensabile anche per scegliere le modalità, gli strumenti e i canali di comunicazione più adatti;
  3. condurre un’analisi di mercato, per capire come puoi concretamente migliorare la tua offerta, fidelizzare i tuoi clienti e promuovere nuovi servizi/prodotti;
  4. definire la tua visual identity, per essere sempre riconoscibile;
  5. creare la tua strategia di comunicazione, il tuo storytelling, il tuo piano editoriale e i tuoi contenuti, così da agganciare il tuo target in tutti i punti di contatto, migliorare la tua autorevolezza sul mercato, ampliare il tuo pubblico, costruire una community reale e ottimizzare gli sforzi;
  6. curare le relazioni e la tua immagine online e offline, confrontandoti con vero interesse con potenziali clienti, persone che hanno già acquistato da te, competitors e professionisti che svolgono attività collaterali alla tua, così da ampliare la tua rete di contatti, diffondere la tua offerta (online e offline!).

Scarica il tuo personal branding canvas

Tantissime persone desiderano avere successo, ma rimandano il proprio impegno nel raggiungerlo perché dicono di non avere soldi o di non avere tempo. Così facendo, però, continuano a non averne.

Il mio consiglio è quello di non aspettare che sia tutto “perfetto” per cominciare il tuo viaggio, altrimenti rischierai di non partire mai! Se però vuoi farlo al meglio, delegare tutta o parte dell’attività e cerchi quindi un consulente personal branding…io posso aiutarti: compila il form per essere ricontattato/a e scoprire la migliore soluzione adatta a te. Prima di andare via, ti lascio un regalo utile: SCARICA QUI IL TUO PERSONAL BRANDING CANVAS.