AI SEO e GEO: come l’intelligenza artificiale cambia la SEO nel 2026

L’AI SEO è l’insieme delle tecniche e degli strumenti di intelligenza artificiale applicati all’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca. Nel 2026 ha radicalmente cambiato due aspetti del lavoro di copywriter e giornalisti: il modo in cui Google comprende e valuta i contenuti, e la nascita di una nuova disciplina — la GEO (Generative Engine Optimization) — che ottimizza i contenuti non solo per il ranking organico tradizionale, ma per essere citati direttamente nelle risposte generate dall’AI. I tool più utili per l’AI SEO nel 2026 sono ChatGPT, Claude, Gemini 3 e Perplexity.

“Non userò mai l’intelligenza artificiale per il mio lavoro”, sostenevano fino a poco tempo fa molti copywriter e giornalisti. Oggi l’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il panorama della SEO, influenzando non solo le tecniche di ottimizzazione, ma anche il modo in cui si creano contenuti. Con strumenti come ChatGPT e Claude, i professionisti della scrittura devono adattarsi a un nuovo modo di pensare e operare.

In questo articolo scoprirai come l’AI SEO sta cambiando il modo in cui scriviamo, quali strumenti utilizzare nel 2026 e come prepararsi per il futuro, compresa la GEO, la frontiera più nuova e più importante per chi vuole restare visibile nell’era dei motori di ricerca AI.

Comprensione del linguaggio naturale: un nuovo paradigma per la SEO

L’intelligenza artificiale consente a Google di comprendere in modo più fedele il contesto delle parole in una frase, fornendo risposte più pertinenti. I testi più adatti a rispondere a domande complesse, formulate in linguaggio naturale, sono i preferiti dell’algoritmo. Addio alle forzature, alle checklist tecniche asfissianti e alla keyword density ossessiva.

Bisogna però abbandonare anche l’idea di poter pubblicare contenuti generati dall’AI senza verifica. Le informazioni fornite dai tool sono spesso imprecise o fuorvianti e mancano della profondità e dell’autenticità che solo un professionista con la sua esperienza può offrire. Come stabilito dall’art. 19 del nuovo Codice deontologico dei giornalisti italiani, l’uso dell’AI va sempre dichiarato e le informazioni vanno sempre verificate.

Da AI SEO a GEO: la nuova frontiera della visibilità

Nel 2026 non basta più ottimizzare i contenuti per il ranking organico tradizionale. Con l’arrivo delle AI Overviews di Google, di Perplexity e di ChatGPT Search, è nata una nuova disciplina: la GEO — Generative Engine Optimization.

La GEO ottimizza i contenuti per essere citati come fonti autorevoli nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale. I criteri sono diversi da quelli SEO tradizionali: risposte dirette nelle prime righe, struttura a domande e risposte, dati originali verificabili, schema markup, E-E-A-T forte. Chi non si adatta a questa logica perde visibilità anche se è ben posizionato nella ricerca organica.

Vuoi approfondire l’argomento? Leggi la mia guida completa alla keyword research SEO e GEO.

Strumenti AI per copywriter e giornalisti

Ogni giorno si ha notizia di un tool AI nuovo. Ecco i più utili nel 2026 per chi lavora nella scrittura professionale.

ChatGPT: oltre le apparenze

Quando si parla di AI SEO, ChatGPT è spesso il primo strumento che viene in mente. Nel 2026 GPT-5 ha migliorato significativamente la qualità delle risposte su testi lunghi e analisi complesse. Copywriter e giornalisti possono trarne il meglio:

  • per la ricerca e l’analisi del search intent, esplorando diverse angolazioni di un argomento e identificando le domande più frequenti dei lettori;
  • per ottimizzare la struttura dei contenuti, farsi consigliare punti chiave, titoli e sottotitoli;
  • per la generazione di bozze da rielaborare completamente con la propria voce e le proprie competenze.

Gemini: il player di Google

Gemini 3 è dal gennaio 2026 il modello predefinito per le AI Overviews di Google. Per chi lavora nella SEO e nella GEO, questo lo rende lo strumento più strategico da conoscere. Aiuta soprattutto:

  • nell’analisi multimodale dei contenuti;
  • nei suggerimenti per l’ottimizzazione delle immagini;
  • nella comprensione di come Google valuta e seleziona le fonti per le AI Overviews;
  • nell’ottimizzazione dei contenuti per essere citati nelle risposte AI.

Claude: un must per i professionisti della comunicazione

Claude è il tool che meglio gestisce i testi lunghi, sia nel processo di produzione che in quello di analisi e revisione. Usalo per:

  • l’analisi approfondita dei competitor;
  • la generazione di varianti di titoli o paragrafi ottimizzati;
  • la revisione SEO e GEO di contenuti esistenti;
  • l’ottimizzazione dei testi per la vocal search;
  • la verifica della struttura dei contenuti per massimizzare la citabilità nelle AI Overviews.

Perplexity: la verifica delle fonti in tempo reale

A differenza di ChatGPT e degli altri chatbot, Perplexity eccelle nella ricerca in real time e nella verifica delle fonti, caratteristiche essenziali per chi lavora nell’informazione. Nel 2026 è diventato anche un motore di ricerca AI con milioni di utenti, il che lo rende rilevante non solo come tool di lavoro ma come canale di distribuzione dei contenuti. I suoi vantaggi sono:

  • accesso a informazioni sempre aggiornate;
  • citazioni dirette da fonti autorevoli;
  • capacità di confrontare diverse prospettive su uno stesso argomento;
  • integrazione naturale con il processo di ricerca giornalistica.

Come cambia la SEO con l’AI: il futuro che ci aspetta

Come cambierà la SEO nei prossimi anni? La professione giornalistica e quella del copywriter sono a rischio? Sono le domande che mi sento rivolgere più spesso.

Niente può sostituire l’essere umano. Solo noi siamo nel mondo reale, viviamo di percezioni, proviamo emozioni e distinguiamo il bene dal male. L’AI può aiutarci a risparmiare tempo per attività ripetitive, incrementando la nostra produttività. Ma la valutazione critica, la verifica delle fonti e la scrittura autentica restano prerogative umane insostituibili.

L’importanza crescente dell’E-E-A-T

L’AI sta rendendo la creazione di contenuti più accessibile, e Google risponde dando sempre più peso all’expertise reale. Come professionisti dobbiamo rafforzare la nostra autorevolezza nel settore, essere riconoscibili e mantenere aggiornate le nostre competenze. Una byline chiara, credenziali verificabili e contenuti originali sono segnali E-E-A-T concreti che influenzano sia il ranking organico che la citabilità nelle AI Overviews.

Personalizzazione dei contenuti

Gli strumenti AI ci permettono di analizzare più efficacemente il comportamento degli utenti, creare contenuti mirati per diversi segmenti di pubblico e testare diverse varianti. I contenuti più generici perderanno sempre più efficacia: la competitività si misurerà sulla capacità di creare contenuti per nicchie specifiche.

Vuoi migliorare l’UX sul tuo sito web e i tuoi core web vitals? Leggi il mio articolo sull’argomento.

Integrazione tra dati e creatività

Strumenti come Google Keyword Planner e SEOZoom, combinati con l’AI, permettono di identificare trend emergenti, scoprire gap di contenuto rispetto ai competitor e ottimizzare i contenuti in real time. Il focus si sposta sempre più sulla qualità dei contenuti e sulla multimedialità.

La scrittura creativa è morta con l’AI?

Se tutti pubblicassero esclusivamente contenuti generati con l’AI, non esisterebbe più alcuna brand identity e quindi nessun marchio riconoscibile. L’unico modo per avere successo è distinguersi.

La scrittura creativa e la genialità dei professionisti della comunicazione non possono morire con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Anzi, proprio loro devono continuare a esercitare e perfezionare queste abilità, evitando di arrugginirsi a causa dell’eccessivo ricorso ai chatbot.

Strategie pratiche per l’AI SEO nel copywriting

Come integrare l’AI nel workflow quotidiano?

  1. Nella fase di ricerca, esplora un argomento confrontando i risultati dei diversi tool, verifica le tendenze con Google Keyword Planner e SEOZoom, identifica le keyword long tail con maggiore potenziale GEO.
  2. Nella fase di creazione, fatti consigliare una struttura di base, arricchiscila con le tue conoscenze ed esperienze, aggiungi dati originali verificabili, struttura le risposte in modo diretto e citabile nelle prime righe.
  3. Nella fase di ottimizzazione GEO, verifica che l’articolo risponda a domande dirette nelle prime 100 parole, aggiungi schema markup FAQ e Article, assicurati che autore e data di pubblicazione siano visibili.
  4. Nella fase di revisione, chiedi ai tool di verificare la coerenza, l’ottimizzazione tecnica e l’adesione al target. Il testo va sempre creato ex novo e nessuna informazione deve essere utilizzata senza attenta verifica, come suggerito dalla deontologia giornalistica.

Sei giornalista o copywriter e vuoi migliorare le tue competenze sull’uso dell’AI nella professione? Contattami e ti spiegherò come fare.

FAQ: domande frequenti su AI SEO e GEO

Cos’è l’AI SEO?

L’AI SEO è l’insieme delle tecniche e degli strumenti di intelligenza artificiale applicati all’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca. Include l’uso di tool come ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity per la ricerca delle keyword, la strutturazione dei contenuti e l’ottimizzazione tecnica.

Cos’è la GEO nel marketing digitale?

La GEO — Generative Engine Optimization — è la disciplina che ottimizza i contenuti per essere citati come fonti autorevoli nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, come Google AI Overviews, Perplexity e ChatGPT Search. Si affianca alla SEO tradizionale e ne integra i criteri.

L’AI sostituirà i copywriter e i giornalisti?

No. L’AI automatizza attività ripetitive e supporta la ricerca, ma non può sostituire la valutazione critica, la verifica delle fonti, l’autenticità della voce e la creatività dei professionisti. Chi sa usare l’AI come strumento — non come fine — avrà un vantaggio competitivo significativo.

Quali sono i migliori tool AI per copywriter nel 2026?

I tool più utili nel 2026 sono: ChatGPT (GPT-5) per la strutturazione dei contenuti, Claude per i testi lunghi e la revisione SEO, Gemini 3 per l’ottimizzazione in ottica Google AI Overview, Perplexity per la ricerca e la verifica delle fonti in tempo reale.

Come entrare in Google News nel 2026: guida completa per giornalisti e web editor

Come si entra in Google News nel 2026? Esistono due modalità distinte. Come lettore: accedi su news.google.com oppure scarica l’app Google News (disponibile su iOS e Android) gratuitamente. Come editore o giornalista: registra il tuo sito al Centro editori di Google News su publishercenter.google.com, verifica la proprietà del dominio e assicurati che il sito rispetti i requisiti editoriali di Google. L’accesso come lettore è immediato e gratuito. L’iscrizione come editore richiede la verifica del sito e può richiedere alcuni giorni.

Sapere come entrare in Google News significa avere una potente arma tra le mani per posizionare il proprio articolo in cima alla sezione “Notizie” del motore di ricerca e per restare aggiornati sugli argomenti preferiti. Se sei un/a giornalista, può cambiare completamente la tua professione, rendendo virale la tua notizia, popolare la tua firma e più autorevole la testata giornalistica per cui lavori. Leggendo questo tutorial scoprirai come sfruttare al massimo i benefici di Google News.

Cos’è e a cosa serve Google News?

Google News è la sezione di Google studiata per aiutare gli utenti ad accedere a notizie di qualità, attinenti ai loro interessi e da una varietà di fonti. Questo consente loro di essere sempre aggiornati e informati su ciò che sta loro a cuore. Attraverso l’app Google News, le persone possono usufruire facilmente dei contenuti anche da mobile (iOS e Android).

Per incentivare il buon giornalismo e quindi la corretta informazione, Google si occupa pure di insegnare ai giornalisti a posizionare meglio le loro notizie online: attraverso Google News Initiative e i suoi laboratori, i professionisti del settore possono affinare la loro tecnica utilizzando al meglio gli strumenti digitali.

Notizie scelte dall’algoritmo

In base alla località e alla lingua (es. Google News Italia), l’algoritmo classifica le notizie nelle seguenti sezioni:

  1. copertura completa;
  2. fonti in edicola;
  3. risultati di ricerca;
  4. i tuoi argomenti;
  5. notizie locali;
  6. notifiche relative alle notizie principali;
  7. titoli delle notizie principali (“Notizie principali” su computer e “Titoli” su mobile). 

Potenzialmente, le persone che vivono nello stesso luogo e parlano la stessa lingua sono esposte alle medesime notizie. In realtà, però, le ricerche precedentemente effettuate e le opzioni di personalizzazione inserite fanno la differenza nella selezione. 

Come raggiungere Google News: gli indirizzi diretti

Google News è raggiungibile direttamente da browser all’indirizzo news.google.com. Non esiste un sito chiamato “www.googlenews.it“, anche se si tratta di un errore comune. L’indirizzo corretto per la versione italiana è news.google.com, che reindirizza automaticamente alla versione localizzata in base alla lingua del browser.

Da mobile, l’app ufficiale si chiama Google News ed è disponibile gratuitamente su App Store e Google Play. Non scaricare app di terze parti con nomi simili: l’unica app ufficiale è quella di Google.

Come accedere a Google News? 

Non sai come si usa Google News? Se sei un/a giornalista e vuoi indagare sulle logiche di Google, oppure se sei semplicemente un/a lettore/trice , puoi accedere utilizzando il browser, visualizzando tutte le categorie e impostando i tuoi filtri. Così, però, non potrai attivare le notifiche che puoi attivare dopo aver effettuato l’accesso al tuo account. 

Con quest’ultima opzione Google News non soltanto ti aiuta a trovare le notizie, ma anche a modificare e personalizzare le impostazioni per ricevere i tuoi aggiornamenti preferiti. Esistono alcune differenze in funzione dello strumento di navigazione scelto. 

Google News da computer

Per usare al meglio Google News da pc, devi intanto eseguire l’accesso al tuo account Google. Dopodiché puoi passare alla personalizzazione del feed:

  • per trovare notizie basate su una località, cercala nella barra di ricerca in alto e fai clic su “Segui”;
  • per trovare notizie basate su una pubblicazione, cerca la sua fonte nella barra di ricerca e clicca su “Segui”;
  • per trovare contenuti basati sui tuoi interessi, fai clic su “Per te” in alto;
  • per leggere una notizia confrontando diverse prospettive, fai clic su “Copertura completa”.

Per affinare ulteriormente i risultati, puoi smettere di seguire un argomento/fonte/località che non ti interessa più, mettere “mi piace” o “non mi piace” alle notizie visualizzate, nascondere quelle proposte da una fonte specifica. Ricorda che il tuo account Google salva le tue ricerche e le altre attività nei prodotti Google in “Le mie attività“, che puoi visualizzare e controllare quando vuoi.

Google News da smartphone e tablet

Usi uno smartphone Android o iOS, oppure navighi da tablet o iPad? 

  1. apri Google News app;
  2. nella parte superiore dello schermo clicca su “cerca” e inserisci la località, l’argomento, la fonte che ti serve, oppure seleziona un interesse tra quelli elencati;
  3. clicca su “Segui”.

Puoi anche approfondire nuovi argomenti cliccando su “Esplora”. Non vuoi più ricevere gli aggiornamenti che avevi richiesto? Apri l’argomento, la fonte o l’interesse prima selezionato, clicca su “Stai seguendo” e poi su “Raccolta”. Troverai l’elenco dei tuoi argomenti, delle tue fonti e delle località, che potrai visualizzare (“Visualizza tutto e gestisci”) e smettere di seguire (“Altro” + “Non seguire più”). 

Anche sui dispositivi mobili puoi affinare i risultati, suggerendo a Google ciò che ti piace e ciò che, invece, non ti piace. Sotto i contenuti, puoi cliccare sui tre puntini e poi su “Altro”, comunicando di voler vedere “Meno notizie simili a questa” o “meno notizie su un argomento”. Per non ricevere più gli aggiornamenti di una determinata fonte, puoi trovare un suo contenuto, cliccare sui tre puntini e su “Nascondi tutte le storie di (fonte)”. 

Se desideri avere sempre a portata di clic i contenuti del giorno, puoi aggiungere il widget di Google News sulla schermata principale del tuo dispositivo. 

Perché non riesco più a vedere le notizie su Google? 

Se hai eseguito l’accesso a un account Google Workspace e leggi “impossibile accedere a Google News“, probabilmente l’amministratore ha disattivato l’accesso a Google News e dovrai contattarlo per poter entrare. 

News.google.com è disponibile solo se esci dall’account. Se vuoi entrare su Google News, esci e passa a un account Gmail personale. 

Quanto costa Google News?

Utilizzare Google News, così come scaricare la sua app, è gratuito. Tuttavia, tramite browser, è possibile abbonarsi con Google ai contenuti a pagamento provenienti da diverse testate giornalistiche. 

Come entrare su Google News: i requisiti

Vuoi entrare su Google News con i tuoi contenuti? Una volta potevano partecipare soltanto gli “editori”, ovvero i siti che si fossero correttamente registrati al Centro editori Google News. Oggi, invece, possono essere scelti dal motore di ricerca per la sezione News anche i siti standard, grazie alle scansioni che l’algoritmo riesce a effettuare. 

L’iscrizione, però, consente ancora diversi vantaggi, come la progettazione, la sponsorizzazione e la personalizzazione della propria pubblicazione su Google News. 

Perché l’algoritmo premia alcuni contenuti piuttosto che altri, indicizzandoli su Google News? A essere oggetto di valutazione, soprattutto questi fattori di ranking:

  • pertinenza dei contenuti;
  • titoli non eccessivamente lunghi e coerenti;
  • evidenza;
  • autorevolezza delle fonti giornalistiche utilizzate;
  • trasparenza dell’autore e/o della testata giornalistica che ospita il contenuto;
  • ottimizzazione SEO on page;
  • attualità e aggiornamento (a tal proposito è indispensabile inserire data e ora di pubblicazione);
  • località;
  • lingua;
  • assenza di contenuti inappropriati e pubblicità invadente;
  • gli interessi, l’usabilità e le preferenze degli utenti nella scheda “Per te”.

Verifica l’idoneità del tuo sito per Google News

Vuoi controllare che i tuoi articoli siano idonei all’indicizzazione su Google News? Un buon servizio giornalistico potrebbe non essere sufficiente. Oltre a verificare di rispettare le norme –  che escludono contenuti pericolosi, ingannevoli, molesti, sessualmente espliciti, medici – puoi:

  1. utilizzare l’operatore “site:yousite.com”;
  2. scegliere sempre di non rimandare a pubblicazioni su altri domini;
  3. consultare Search Console per scoprire come Google visualizza il tuo sito. 

Iscrizione Google News Centro editori

Per iscriverti al Centro editori di Google News, devi effettuare il login con il tuo account Google e inserire il tuo URL per poi cliccare su “Aggiungi”. Dopodiché dovrai specificare il nome della tua pubblicazione, selezionare il paese delle tue sedi e la casella per certificare la località, cliccare su “Aggiungi pubblicazione” e verificare le proprietà del tuo sito web

Puoi personalizzare la tua pubblicazione nell’app di Google News, entrando nell’home page del Centro editore, selezionando “Gestisci la tua pubblicazione e la tua organizzazione” e facendo clic su “Modifica le impostazioni di pubblicazione”. Potrai così scegliere la lingua principale, lo stile visivo, caricare il tuo logo e cliccare su “Salva”. 

Puoi anche indicare la categoria del tuo contenuto. Nella home page del Centro editori, clicca sulla sezione di “Google News”, poi su “Apri” e su “Modifica”, selezionando l’argomento della tua pubblicazione (es. “Economia”), i Paesi in cui desideri sia visibile, i prodotti Google nei quali mostrarlo. Fai clic su “Avanti”, su “Sezioni” e su “+ Nuova sezione e Posizione sul web” per creare una nuova voce per ogni sezione del tuo sito. 

Aggiungere l’etichetta “Fact Check” ai tuoi contenuti

Le ultime ricerche del Reuters Institute ci dimostrano come i lettori italiani non si fidino più delle notizie proposte dai media. Pubblicare esclusivamente servizi giornalistici sottoposti a fact checking – e mostrare chiaramente le fonti utilizzate – può recuperare la loro fiducia. 

Per identificare questi contenuti, Google usa il markup ClaimReview, un sistema di tag che mostra l’etichetta “Fact Check” sugli articoli nei risultati di ricerca e all’interno dei canali social.

Nel 2026 il fact checking è diventato ancora più rilevante per il posizionamento su Google News. Con la diffusione delle AI Overviews, Google tende a citare preferibilmente fonti che mostrano trasparenza editoriale verificabile (autore con byline, data di pubblicazione visibile, fonti citate e markup ClaimReview dove applicabile).

Il giornalismo del futuro

L’avvento del giornalismo digitale ha sconvolto il panorama dell’informazione. Per molto tempo editori e giornalisti hanno affrontato la questione credendo che si trattasse di un momento di passaggio o giudicando l’informazione online come una semplice variante del giornalismo tradizionale. 

La mia esperienza nel settore mi ha insegnato che il giornalismo digitale, invece, è un’evoluzione potenziata di quello tradizionale. A patto che, ovviamente, si rispettino i doveri deontologici della professione. 

Se sei un/a giornalista e ami il tuo lavoro, se vuoi piegare Google alle esigenze di una buona e corretta informazione, se sei stanco/a di compensi irrisori, compila il form per scoprire cosa fare per:

Il giornalismo è (da sempre) in crisi, ma tu puoi scegliere un destino diverso per te. Comincia adesso!

Brand identity: significato e come crearla con il prisma di Kapferer

La brand identity è l’insieme degli elementi visivi, verbali e relazionali che rendono un marchio riconoscibile e distintivo nella mente dei consumatori. Include logo, colori, typography, tone of voice, valori aziendali e modalità di relazione con i clienti. Si distingue dalla brand image — ciò che il consumatore percepisce — e dalla brand equity — il grado di coinvolgimento e fidelizzazione. Lo strumento più usato a livello internazionale per costruire e analizzare la brand identity è il prisma di Kapferer, che individua 6 componenti fondamentali dell’identità di marca.

Brand identity è il significato di un processo essenziale per posizionarsi sul mercato in modo strategico ed essere sempre riconoscibili. Ecco di cosa si tratta, come costruirla e come servirsi del prisma di Kapferer per comprendere la personalità del marchio.

Brand identity: cos’è e cosa significa

La brand identity o identità del brand è l’insieme di tutti quegli elementi che contraddistinguono un marchio e lo rendono riconoscibile nella mente dei consumatori. È, sostanzialmente, ciò che l’azienda dichiara di essere in modo più o meno consapevole.

La brand image, invece, è ciò che il consumatore percepisce del brand e che misura anche la capacità dell’azienda di comunicare la propria identità di marca. Le due cose non coincidono sempre: una brand identity ben costruita ma mal comunicata produce una brand image debole.

The brand identity: perché si usa il termine inglese

Nel marketing italiano il termine “the brand identity” è usato frequentemente nella sua forma inglese originale perché non esiste una traduzione univoca e soddisfacente. “Identità di marca” è la versione italiana più accettata, ma brand identity rimane il termine di riferimento nei contesti professionali, nelle agenzie di comunicazione e nei corsi di marketing.

Conoscere il significato preciso di brand identity — e saper distinguerla da brand image, brand equity e brand awareness — è fondamentale per chiunque lavori nella comunicazione, nel copywriting o nel personal branding.

Elementi essenziali: brand identity vs brand equity

Gli elementi che definiscono l’identità del marchio — quando la comunicazione aziendale è efficace — sono sempre visibili e si dividono in:

  • visivi (logo, colori, nome, typography, packaging);
  • verbali (tone of voice, claim, payoff);
  • relazionali (rapporti con clienti e fornitori, mission, valori);
  • sensoriali (musiche, odori, texture, per brand che operano anche offline).

Diversa dalla brand image e dalla brand identity è la brand equity: il grado di coinvolgimento e di consapevolezza dei consumatori rispetto al marchio, che si traduce in affezione o disaffezione. Più i clienti sentono il marchio come autentico e parte della propria vita quotidiana, più si fidelizzano. È la ragione per cui funziona l’influencer marketing e per cui trasparenza e coerenza restano i migliori alleati di qualsiasi strategia di comunicazione.

Il prisma di Kapferer: cos’è e come funziona

Per costruire la propria brand identity bisogna prima chiedersi quale sia il “why” aziendale più profondo e quali sensazioni si desiderino evocare nel pubblico, trasferendoli a tutti i punti di contatto: blog, social media, prodotti, e-mail, servizi.

Il contributo più importante alla costruzione dell’identità di marca arriva da Jean-Noël Kapferer, professore di marketing francese riconosciuto tra i migliori esperti al mondo. Nel 1986 ha messo a punto il suo strumento di analisi dell’identità del marchio, diventato il più usato a livello internazionale.

Il modello di Kapferer: le 6 componenti della brand identity

Consapevole della differenza tra marketing tradizionale, orientato al prodotto, e marketing esperienziale, legato ai sogni e alle percezioni degli utenti, Kapferer ha individuato 6 componenti fondamentali della brand identity:

1. caratteristiche fisiche, cioè la visual brand identity (logo, naming, design, font, colori, packaging). È la componente più immediatamente riconoscibile del brand e quella su cui si concentra la maggior parte degli investimenti iniziali;

2. personalità, cioè il temperamento del brand, il suo tone of voice. È ciò che determina come il brand “parla” al suo pubblico: formale o informale, ironico o autorevole, empatico o distante;

3. cultura, ovvero i valori e i pilastri del business model. La cultura del brand è ciò che lo distingue in profondità dai competitor e che determina le scelte strategiche nel tempo;

4. aspetto relazionale, ovvero l’intensità e la tipologia di rapporto tra azienda e cliente (la partecipazione, le modalità di interazione, i punti di contatto). Un brand che costruisce relazioni autentiche crea comunità, non solo clienti;

5. immagine riflessa, cioè i destinatari dell’offerta, il pubblico di riferimento così come il brand lo immagina e lo desidera. Non sempre coincide con il pubblico reale ed è importante che i due siano il più possibile allineati;

6. mentalizzazione, la percezione che il cliente ha di se stesso quando usa il marchio. È la componente più profonda e quella che determina la vera fidelizzazione: il cliente non compra un prodotto, compra un’identità.

brand identity significato

Brand identity aziendale vs personal branding

Nonostante siano ancora pochi i professionisti a farlo, creare la propria brand identity è fondamentale tanto per le aziende, quanto per i personal brand. I vantaggi sono:

  1. nuovi stimoli creativi. Avere ben chiara la corporate identity significa anche sapere cosa comunicare e trovare nuove opportunità sul mercato;
  2. posizionamento riconoscibile. Senza identità del marchio, non ci si può posizionare sul mercato né essere percepiti come brand di lunga esperienza;
  3. riduzione degli equivoci. Una brand identity ben definita consente di individuare con prontezza eventuali incoerenze nella comunicazione;
  4. branding strategico, mettere in atto strategie precise per comunicare in modo efficace la propria identità, attraverso il brand journalism senza lasciare nulla al caso.

Come costruire la brand identity: i passi fondamentali

Costruire una brand identity solida richiede un processo strutturato:

  1. definisci il tuo “why” — la ragione profonda per cui esisti come brand, al di là del prodotto o servizio che offri;
  2. analizza il tuo pubblico — chi sono le persone a cui ti rivolgi, cosa desiderano sentire, come vogliono percepirsi usando il tuo brand;
  3. studia i competitor — non per copiarli, ma analizzali per trovare il tuo spazio differenziante;
  4. applica il prisma di Kapferer — analizza le 6 componenti e verifica la coerenza tra ciò che dichiari e ciò che comunichi;
  5. costruisci il sistema visivo — logo, colori, typography, in modo coerente con la personalità del brand;
  6. definisci il tone of voice — e applicalo con costanza a tutti i punti di contatto;
  7. monitora la brand image — la percezione esterna deve avvicinarsi progressivamente alla brand identity interna.

Se hai già provato a costruire la tua brand identity senza successo, oppure desideri far partire il tuo nuovo progetto con una identità ben definita, contattami e ti spiegherò come posso aiutarti.

FAQ: domande frequenti sulla brand identity

Cos’è la brand identity?

La brand identity è l’insieme degli elementi visivi, verbali e relazionali che rendono un marchio riconoscibile e distintivo. Include logo, colori, tone of voice, valori e modalità di relazione con i clienti.

Qual è la differenza tra brand identity e brand image?

La brand identity è ciò che l’azienda dichiara di essere. La brand image è ciò che i consumatori percepiscono. Le due possono non coincidere: una buona strategia di comunicazione mira ad allinearle.

Cos’è il prisma di Kapferer?

Il prisma di Kapferer è un modello di analisi dell’identità di marca sviluppato dal professore Jean-Noël Kapferer nel 1986. Individua 6 componenti fondamentali della brand identity: caratteristiche fisiche, personalità, cultura, aspetto relazionale, immagine riflessa e mentalizzazione.

Perché la brand identity è importante per il personal branding?

Anche i professionisti e i freelance hanno una brand identity: il modo in cui si presentano, il loro tone of voice, i valori che comunicano. Una brand identity personale ben definita permette di posizionarsi sul mercato in modo riconoscibile e di attrarre i clienti giusti.


Pubbliredazionale e redazionale: cos’è, differenze, costi e come scriverlo

Il pubbliredazionale (o advertorial) è un articolo pubblicitario a pagamento pubblicato su una testata giornalistica online o cartacea, realizzato nello stile di un normale articolo giornalistico. Si distingue dal redazionale — che è un articolo pubblicato gratuitamente a discrezione della testata — e dalla pubblicità tabellare, che è la classica inserzione con immagine e slogan. Per legge, i pubbliredazionali devono essere identificati con diciture come “informazione pubblicitaria” o “contenuto sponsorizzato”.

Il pubbliredazionale è uno dei migliori strumenti per portare valore al proprio brand o personal brand, a differenza di quanto sostenuto da molti marketer. E può portare benefici immediati. Leggi questo articolo per sapere quali e come si scrive un pubbliredazionale davvero efficace.

Cos’è un redazionale: differenza con il pubbliredazionale

Il redazionale è un articolo pubblicato da una testata giornalistica senza corrispettivo economico, solitamente su iniziativa della redazione o su segnalazione di un ufficio stampa. A differenza del pubbliredazionale, il redazionale non è a pagamento e la sua pubblicazione dipende esclusivamente dalla valutazione editoriale della testata.

Gli articoli redazionali sono quindi contenuti giornalistici puri, che non hanno obblighi di trasparenza pubblicitaria. Proprio per questo motivo sono percepiti come più autorevoli dai lettori — ma non sono acquistabili direttamente dal brand.

Chi vuole garantirsi la pubblicazione di un contenuto su una testata specifica, con controllo sul messaggio e sui tempi, deve necessariamente ricorrere al pubbliredazionale.

Cosa si intende per pubbliredazionale?

Il pubbliredazionale, advertorial o articolo pubbliredazionale, è un articolo pubblicitario a pagamento realizzato come fosse un normale articolo di giornale, che può essere pubblicato da una testata giornalistica online o cartacea.

Per questioni di trasparenza, gli editori devono inserire a margine degli articoli promozionali delle diciture che ne indichino la natura commerciale (es. “informazione pubblicitaria”). Come potrai scoprire tra poco, questo non significa che si tratti di articoli utili soltanto a vendere o di contenuti di scarso interesse per i lettori. Basti pensare che colossi come Netflix hanno deciso di lanciare le tanto amate serie tv attraverso inchieste realizzate in collaborazione con testate giornalistiche.

Pubbliredazionale, redazionale, pubblicità tabellare e guest post: le differenze

Bisogna distinguere i pubbliredazionali dagli articoli redazionali e dalla pubblicità tabellare:

  • i redazionali pubblicitari sono articoli, magari inviati da un ufficio stampa, pubblicati senza alcun corrispettivo economico a discrezione della testata giornalistica di riferimento
  • la pubblicità tabellare è l’inserzione pubblicitaria classica, composta da immagine e slogan più o meno creativi
  • il guest post è un articolo “ospite” su un altro blog, utilizzato dal proprietario per attirare più visitatori e dall’ospite per ottenere backlink al proprio sito web

Quale pubblicità funziona di più? Dipende dagli obiettivi.

Quali sono i vantaggi dell’articolo pubbliredazionale?

I pubbliredazionali rappresentano un elemento strategico per qualsiasi piano di comunicazione per diverse ragioni:

  • è una pubblicità maggiormente persuasiva, perché raramente percepita dal cervello come mero annuncio promozionale;
  • fa crescere il valore del brand, con un ritorno immediato in immagine;
  • incrementa l’autorevolezza del marchio, anche su Google;
  • aumenta la visibilità del sito web sul motore di ricerca, se pubblicato online con link al sito internet del cliente;
  • narra il brand attraverso lo storytelling, rendendolo memorabile e riconoscibile e rafforzando la brand awareness.

Pubblicità redazionale: i costi

I costi dell’advertorial variano in funzione di diversi aspetti: la popolarità della testata scelta; l’ampiezza del suo pubblico; le dimensioni dei contenuti e quindi lo spazio occupato; la posizione dell’articolo all’interno del sito web (es. home page) o del giornale cartaceo; l’inclusione del servizio di redazione. Se si consegna al giornale un pubbliredazionale già pronto, ovviamente, si possono risparmiare gli esosi costi della redazione ed evitare il rischio di vedere pubblicato un contenuto che non rispecchi le proprie aspettative.

Come si scrive un pubbliredazionale?  

I veri advertorial efficaci non sono per tutti, ma solo per quei brand o personal brand che vogliono davvero distinguersi all’interno del proprio settore, puntando non soltanto a vendite e prenotazioni, ma soprattutto ad attrarre l’attenzione del consumatore, suscitare emozioni e costruire la propria brand awareness. Per scrivere un pubbliredazionale davvero efficace non possono mancare:

  • la notiziabilità e la qualità. Non funzionano più gli slogan e l’autocelebrazione. Occorre un servizio di valore che metta in luce un aspetto fondamentale per la vita quotidiana del pubblico, che tratti un argomento davvero interessante;
  • lo storytelling, perché prima del prodotto o del servizio, vengono la storia e i valori del marchio, narrati in maniera coinvolgente;
  • l’intrattenimento e l’informazione, elementi con cui condire la narrazione per mantenere alto l’interesse del lettore;
  • l’autenticità e i dati. Per unire branded content e giornalismo e per essere credibili serve essere onesti, raccontare solo il vero e suffragarlo attraverso dati statistici;
  • la trasparenza, per far sapere chiaramente a chi legge che non si tratti di un comune articolo giornalistico e per rispettare il divieto di Google di vendere link a pagamento. Per questo è bene inserire il link al proprio sito web con attributo “nofollow”;
  • la sapiente scelta della testata, non tanto in funzione della quantità di lettori, quanto per il target di riferimento.

Nel caso di testate giornalistiche online, si può anche ragionare sull’aggiunta di contenuti multimediali video o audio.

Hai bisogno di un pubbliredazionale professionale?

Se hai acquistato o vuoi acquistare uno spazio su un giornale, ma non vuoi lasciare al caso la redazione dei tuoi contenuti, posso aiutarti. Scopri i miei servizi di pubbliredazionale da 3.500 battute e da 6.000 battute, oppure contattami per ricevere il tuo pubbliredazionale ideale.

Clickbait: cos’è, come riconoscerlo e perché danneggia il giornalismo

Cos’è il clickbait? Il clickbait — letteralmente “esca da clic” — è l’uso di titoli fuorvianti o esagerati per attirare clic su contenuti online che, nella maggior parte dei casi, non mantengono le promesse del titolo. Non va confuso con lo scoop giornalistico: il clickbait si identifica nella mancata corrispondenza tra titolo e contenuto. È usato nei siti di notizie, nei blog e nei social media per aumentare le visualizzazioni e i ricavi pubblicitari. I titoli clickbait più comuni usano curiosity gap, iperbole emotiva e urgenza artificiale.

Se hai cliccato su questo articolo aspettandoti rivelazioni sensazionali sul mondo del giornalismo, sorpresa: a differenza di molti contenuti che puoi trovare online, manterrò la mia promessa e cercherò di spiegarti il rapporto tra etica giornalistica e clickbait. Quest’ultimo, pur non essendo una diretta conseguenza del giornalismo digitale, rappresenta una strategia di marketing che impiega titoli accattivanti per aumentare il traffico sui siti web e generare entrate pubblicitarie. Ma è davvero funzionale?

Cos’è il clickbait e cosa significa click baiting

Il termine clickbait si riferisce a contenuti online progettati per attirare l’attenzione degli utenti e spingerli a cliccare su un link. Ma cos’è il clickbaiting esattamente nella pratica? È l’uso di elementi fuorvianti o esagerati in un’anteprima che promette rivelazioni straordinarie o emotivamente coinvolgenti che, nella maggior parte dei casi, non vengono mantenute.

Attenzione: il clickbait si identifica non nello “scoop”, ma nella mancata corrispondenza tra titolo e contenuto. Si tratta di una pratica comunemente utilizzata nel giornalismo online, nei blog e nei siti di intrattenimento per aumentare le visualizzazioni e migliorare il traffico del sito web.

Il clickbait nella storia del giornalismo

Contrariamente a quanto si possa pensare, il clickbait non è un’invenzione dell’era digitale. Le sue radici risalgono alla fine del XIX, durante l’epoca del cosiddetto “yellow journalism” che si è sviluppato negli Stati Uniti. Ancora oggi molti giornali cartacei ne fanno uso, in tutto il mondo.

Persino i magnati dell’editoria Joseph Pulitzer – a cui è legato il prestigioso premio giornalistico e letterario – e William Randolph Hearst se ne servivano regolarmente per aumentare le vendite dei loro quotidiani, usavano immagini shockanti, storie romanzate e titoli a caratteri cubitali per notizie di dubbio valore.

Titoli clickbait: anatomia di un’esca perfetta

Per comprendere meglio cosa si intende per clickbait, bisogna identificarne gli elementi costitutivi. Un titolo clickbait efficace contiene tipicamente almeno uno di questi elementi.

1. Curiosity gap (divario di curiosità)

È la tecnica più diffusa: che crea deliberatamente un “vuoto informativo”che spinge il lettore a cliccare per colmarlo. Esempi di clickbait di questo tipo possono essere:

  • “Non crederai mai a cosa ha fatto questo politico”;
  • “La scoperta che sta cambiando tutto ciò che sapevamo sulla nutrizione”;
  • “Il segreto che il Governo non vuole che tu sappia”.

2. Iperbole emotiva

Questa strategia contempla l’uso di aggettivi superlativi e avverbi per suscitare forti reazioni emotive. Per esempio:

  • “10 trucchi che cambieranno per sempre il tuo modo di…”;
  • “Il metodo segreto usato dai milionari per…”;
  • “L’errore che tutti commettono e che costa migliaia di euro ogni anno”.

3. Urgenza artificiale

Un titolo clickbait può creare intenzionalmente un senso di urgenza che spinge all’azione immediata. Succede quando si legge, per esempio:

  • “Prima che sia troppo tardi: la verità su…”;
  • “Agisci ora o te ne pentirai, ecco perché…”;
  • “Ultima chance per…”.

Qual è l’obiettivo principale del clickbait? Oltre i click

L’obiettivo del clickbaiting, a primo impatto, può sembrare esclusivamente quello di generare clic. In realtà si inserisce in un ecosistema economico specifico dove i clic generano visualizzazioni di pagina, queste determinano i ricavi pubblicitari e gli introiti finanziano i media digitali.

Il significato più profondo del clickbait è quindi quello di una risposta adattiva a un modello di business che ha reso l’attenzione – e non la qualità dell’informazione – la metrica principale del successo.

Come riconoscere un titolo clickbait?

Per riconoscere un titolo clickbait, basta intercettare alcuni segnali rivelatori:

  1. uso di pronomi dimostrativi vaghi (es. “questo”, “quello”, “ecco”) seguiti da affermazioni generiche (es. “questo trucco sta rivoluzionando…”);
  2. assenza di informazioni specifiche, con titoli che suscitano curiosità senza dettagli concreti;
  3. ricorso a termini come “incredibile”, “mai visto prima”;
  4. uso di maiuscole non dovute per creare maggiore enfasi;
  5. domande retoriche;
  6. puntini di sospensione.

Il metodo infallibile per riconoscere un titolo clickbait, poi, è quello di confrontarlo con il contenuto effettivo dell’articolo e vagliarne le incongruenze.

Le conseguenze del clickbait sul giornalismo contemporaneo

Le conseguenze del clickbaiting sono molto negative nel medio e nel lungo termine. Seppure possa nell’immediato far crescere il numero di lettori, non fa altro che allontanarli progressivamente, incrementando la sfiducia nei confronti dei giornalisti e incentivando la disinformazione.

I giornalisti devono tener conto dei principi deontologici di accuratezza e rilevanza che, nel caso del clickbaiting, non possono essere rispettati. La corsa al clic contribuisce al sovraccarico di informazioni, amplifica le divisioni sociali, riduce i tempi per la verifica delle fonti e inganna i lettori.

Come contrastare il clickbaiting

Per contrastare il clickbait e promuovere una corretta informazione giornalistica è fondamentale insegnare ai lettori come valutare le fonti e i titoli, usare i siti che verificano e smentiscono notizie false o ingannevoli, pretendere che le piattaforme social e i motori di ricerca implementino gli algoritmi per ridurre la visibilità di simili contenuti. Questo, in parte, sta già avvenendo.

Titoli persuasivi: la terza via tra clickbait e noia

Innovare non significa manipolare. È possibile attirare l’attenzione del pubblico su notizie, inchieste e approfondimenti di reale valore senza false promesse, senza sfruttare le sofferenze personali, senza creare panico e allarme ingiustificati.

Bisogna sviluppare nuove metriche di successo che vadano oltre le visualizzazioni e che premino, invece, il tempo di permanenza sulla pagina (uno dei principali core web vitals), il tasso di conversione a iscrizioni alla newsletter, la capacità di generare una discussione costruttiva e di portare a cambiamenti concreti nel mondo reale.

Occorre sviluppare nuovi modelli di business che non dipendano esclusivamente dalle visualizzazioni pubblicitarie, ma da:

  • abbonamenti e membership;
  • fondazioni e finanziamenti no-profit;
  • corsi, consulenze e servizi;
  • finanziamenti pubblici.

Esiste una terza via: elaborare titoli emotivamente coinvolgenti ma veritieri, usare domande che suscitino vera curiosità intellettuale, mantenere all’interno dell’articolo le promesse del titolo, citare numeri e statistiche sorprendenti ma verificati, ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca con le tecniche del SEO copywriting.

Se vuoi imparare a fare tutto questo, posso aiutarti con un percorso personalizzato che ti consentirà di far crescere le visualizzazioni e l’interesse generato dai tuoi contenuti, senza venir meno all’etica professionale. Compila il form per ricevere tutti i dettagli.

Da SEO a GEO: come fare la keyword research nel 2026

Negli ultimi anni i professionisti SEO e i giornalisti hanno ottimizzato articoli e altri contenuti sui siti web per tentare di assicurarsi le prime posizioni su Google. Gli AI Overviews hanno cambiato radicalmente le regole del gioco, coprendo ormai tra l’80 e il 90% delle ricerche. E poi è arrivata anche l’AI Mode di Google, la nuova modalità di ricerca che usa l’intelligenza artificiale per fornire risposte più complete. Ma quello che accadrà nel 2026 trasformerà ancora il mondo della scrittura online. Chi si prepara adesso avrà un vantaggio competitivo enorme. Ecco come il SEO copywriting si trasformerà in GEO copywriting e le nuove regole per la keyword research 2026.

AI Overview e AI Mode di Google: le differenze

AI Overview è la recente funzionalità di Google Search basata sull’intelligenza artificiale generativa che fornisce risposte strutturate direttamente nella SERP, elaborando informazioni da più fonti per offrire all’utente un riepilogo completo e immediato. Così, quando cerchi qualcosa su Google, invece di vedere solo i titoli con i link blu, vedi una risposta AI che sintetizza informazioni da più siti, con link alle fonti che appaiono sulla destra.

AI Overview è nel box che appare in alto e che occupa tra il 42% e il 48% dello spazio visivo della SERP. Quando è stato introdotto in Italia, compariva soltanto quando si cercava un numero ristretto di parole. Oggi l’elenco si è allargato fino a coprire la quasi totalità di ricerche.

L’AI Mode rappresenta un cambiamento ancora più estremo che, nel 2026, si prepara a diventare la modalità di ricerca predefinita. Si tratta di un’esperienza di ricerca conversazionale, in cui è possibile fare domande, ricevere risposte più approfondite e personalizzate, “parlare” con Google come si potrebbe fare con un prof.

Cosa cambia nel SEO copywriting

L’impatto degli AI Overviews sui siti web si è già visto nel 2025. Le principali conseguenze sono state:

  • un crollo netto delle visite, dovute al fatto che molti utenti si fermano davanti a ciò che fornisce l’intelligenza artificiale di Google – non sempre accurato e veritiero – senza visitare i siti web. Secondo Semrush, infatti, quando AI Overview risponde, solo l’8% degli utenti clicca sui risultati organici sottostanti;
  • la trasformazione delle prime posizioni per singola query. Se prima erano occupate da siti web che rispettavano le regole di indicizzazione SEO tradizionali, adesso sono occupate dalle citazioni di porzioni di testo pescate da link che, talvolta, si trovano in fondo alla lista.

Le “solite” regole SEO – soprattutto con l’avvento di Google AI Mode – si stanno sempre più trasformando in regole GEO (Generative Engine Optimization), ovvero legate all’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.

Il nuovo obiettivo dei copywriter nel 2026

Il nuovo obiettivo di chi scrive online 2026 non è più quello di comparire nelle prime posizioni del motore di ricerca, ma di essere autorevoli agli occhi dell’AI così da essere citati. Perché i dati suggeriscono che le fonti menzionate vedono – già oggi – aumenti di traffico importanti. Inoltre, quest’ottimizzazione consente contemporaneamente l’ottimizzazione dei contenuti per la ricerca vocale degli utenti.

Come fare la keyword research nel 2026

La keyword research tradizionale è morta. Se stai ancora usando Keyword planner confrontando solo volume di ricerca e difficoltà, sei indietro di almeno un anno. La keyword research nel 2026 deve includere soprattutto la question research conversazionale, perché il 35% delle ricerche è già passato a formati conversazionali e si prevede il superamento del 50% nella prima metà dell’anno.

Le persone, per esempio, non cercheranno più “ristorante vegano Roma”, ma “qual è il miglior ristorante vegano a Roma con opzioni senza glutine e prezzi bassi?”.

Quattro strategie vincenti

Oltre alle “solite” parole chiave, per fare una keyword research efficace è essenziale:

  1. raccogliere domande reali, magari usando AnswerThePublic, Reddit e forum di settore. E chiedendo anche a ChatGPT o Gemini le domande più frequenti poste dagli utenti sull’argomento che si intende trattare;
  2. capire l’intent profondo. Non basta sapere cosa la gente cerca, ma perché lo fa, se si trova in una fase esclusivamente informativa o decisionale, quale problema reale intenda risolvere leggendo il contenuto e quale emozione guidi la sua ricerca;
  3. creare una serie completa di domande e risposte collegate;
  4. usare l’AI per predire il futuro. L’intelligenza artificiale non può ad oggi fornire una keyword research esaustiva, ma può aiutare a identificare i trend prima che esplodano, predire le domande che emergeranno.

I tool utili

Oltre a quelli già citati per trovare le domande più frequenti degli utenti, altri tool con implementazione dell’AI possono essere utili per la keyword research nel 2026: Semrush, Ahrefs, Surfer SEO, Ubersuggest, Frase.io.

E-E-A-T, l’ingrediente indispensabile per essere citati dall’AI

Se mi segui già da un po’, sai che la costruzione di un E-E-A-T solido sia un tema a me caro. Perché non è possibile fare la differenza e posizionare in modo chiaro nessun brand inseguendo soltanto i trends. Dal 2026, l’E-E-A-T diventa la strategia principale per essere premiati sia da Google che dall’intelligenza artificiale.

Per acquisire credibilità, occorre dimostrare con dati verificabili esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. Attenzione, dunque, a usare casi studio con dati verificabili, a fornire prove tangibili (screenshot, foto, report), a pubblicare bio dettagliate con credenziali verificabili, a linkare pubblicazioni, interventi, riconoscimenti. Nel 2026 per essere autorevoli non si può fare a meno di avviare una collaborazione con brand riconosciuti, di essere trasparenti nelle sponsorizzazioni e nel verificare sempre le fonti delle informazioni che si forniscono agli utenti.

Come strutturare i contenuti per AI Overview e AI Mode

I contenuti che funzioneranno nel 2026 dovranno avere almeno 2000 parole e zero fuffa. Ogni paragrafo dovrà aggiungere valore, senza ripetere le stesse informazioni per “allungare il brodo”. I testi approfonditi con gerarchie chiare e fonti citate saranno preferiti da Google rispetto a quelli superficiali pieni di keywords in grassetto.

Paragrafi dovranno essere brevi e scansionabili: le persone non leggono parola per parola, ma scorrono il testo alla ricerca della risposta; se il paragrafo è troppo “pesante”, viene saltato. I titoli h2 e h3 dovranno essere formulati come domande reali, quelle che le persone fanno davvero. E tutte le risposte dovranno essere immediate e chiare, nei primi due paragrafi.

Lo schema markup non sarà più una scelta, ma un requisito. Usare markup come “faqpage” e “author” aiuta Google e l’AI a comprendere meglio il contenuto della pagina.

Sei un/a copywriter o aspiri a diventare tale e vuoi essere sempre aggiornato/a alle ultime novità? Clicca sul pulsante in basso e scrivimi subito per scoprire come partecipare al mio corso per SEO copywriter che, nel 2026, si arricchisce di tutte le strategie GEO. E se vuoi leggere altri consigli per scrivere online, continua a leggere il mio blog.

Il mindset del copywriter vincente: 5 strategie per non mollare prima dei risultati

Ti è mai capitato di iniziare un corso online con una grande motivazione e, poi, di mollare tutto alla prima difficoltà? Se la risposta è sì, non sei l’unico/a. Anzi, sei in ottima compagnia. E nel mondo del copywriting, il tasso di abbandono è ancora più alto. Perché? Semplice: imparare a scrivere è solo il 30% del lavoro, il resto è uscire dalla zona di comfort, fare networking, gestire clienti, superare rifiuti.

Tutta roba che spaventa. Ma lascia che ti racconti di due mie corsiste che hanno avuto approcci completamente opposti alle difficoltà. Le loro storie ti aiuteranno a capire cosa separa chi molla da chi resiste.

Il mindset del copywriter perdente

Una mia corsista – che per rispetto della privacy chiamerò Chiara – aveva tutte le carte in regola per diventare una grande professionista. Colta, intelligente, creativa, con laurea affine e persino con un impiego part-time nel pubblico che le consentisse di studiare e, nel frattempo, di mantenere la sua indipendenza. Si è iscritta al mio corso di SEO copywriting con grandi aspettative: diventare freelance, lavorare da qualsiasi parte del mondo, non avere vincoli, monetizzare la sua grande passione.

Così ha cominciato a studiare con dedizione, consegnando quasi tutti gli esercizi in maniera corretta. Terminata la fase della formazione teorica e delle esercitazioni pratiche, ha cominciato con me la costruzione concreta del suo business. Sì, perché al contrario di tutti gli altri corsi che riempiono di nozioni gli studenti, lasciandoli poi senza nulla di concreto, il mio include anche la fase di monetizzazione.

Ma proprio in questa fase, quella che avrebbe dovuto “giustificare” il corso stesso, Chiara ha fatto un passo indietro. Non è stata disposta ad affrontare i potenziali clienti, a capire come funzionino un’offerta, una trattativa di vendita, un colloquio di lavoro. A nulla sono serviti i tentativi di superare step by step le difficoltà – quindi scegliere una nicchia che la appassionasse davvero, selezionare dei potenziali clienti locali e scrivere uno script che, passo dopo passo, le spiegasse anche cosa dire a ognuno di loro – perché pretendeva di fare la copywriter senza mai parlare con nessuno. Un po’ come un aspirante cuoco che volesse diventare chef senza accendere i fornelli. La motivazione? “Sono fatta così”, “non sono adatta” e varie affermazioni similari.

Il mindset del copywriter vincente

Un’altra mia corsista – che per rispetto della privacy chiamerò Marta – si è iscritta al mio corso quando era incinta del terzo figlio. La sua grande determinazione, nonostante la sua iniziale scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie, l’ha portata a non arretrare un attimo e, anzi, ad anticipare le fasi successive.  

La differenza tra Chiara e Marta non è il talento, l’esperienza o la fortuna. È la capacità di non mollare quando le cose si fanno difficili, la capacità di riconoscere che le difficoltà siano soltanto dei limiti da superare e che nulla di grande sia possibile senza sforzi. In parole povere, la loro differenza sta nella capacità di reggere e affrontare la frustrazione.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente, anche tu stai vivendo qualche momento di sconforto nel tuo percorso professionale. La buona notizia? È normale. La notizia ancora migliore? Si può superare.

Perché il 90% delle persone molla prima del traguardo

Perché tanta gente molla ancor prima di cominciare a vedere i primi risultati? I motivi principali sono:

  • zona di comfort troppo “comoda”. Si tratta banalmente delle persone che riteniamo “viziate”, di quelle che non se la passano male grazie agli sforzi che altri hanno fatto per loro, di quelle che non devono lottare per ottenere ciò che desiderano;
  • aspettative irrealistiche. Accade quando si pensa di poter ottenere tantissimo in pochissimo tempo e con poco impegno;
  • confronto con gli altri, tipico di chi pensa che gli altri siano migliori di loro, per virtù o per uno straordinario scherzo del destino;
  • paura del giudizio, frutto dell’insicurezza di chi crede che i potenziali clienti si debbano “accorgere” che siano alle prime armi, dimenticando che questi non hanno competenze sufficienti per tali valutazioni e che – in ogni caso – tutti hanno cominciato da qualche parte prima di diventare grandi esperti;
  • mancanza di un piano concreto. Accade quando gli aspiranti professionisti studiano molto, senza però avere una strategia di acquisizione clienti. Cosa che, come avrai ben capito, non riguarda i miei corsisti. 

Come vincere la frustrazione e acquisire il mindset del copywriter vincente

Esistono tantissimi metodi per vincere la paura, per attraversare la frustrazione e realizzare che – in fin dei conti – è semplicemente una delle tante fasi di transizione. Ecco quelli che ho sperimentato su di me e che mi hanno consentito di vedere la luce.

Strategia 1: il metodo “un passo oltre la paura”

Individuare l’oggetto della paura e fare esposizione, ovvero fare esattamente ciò che si teme, è una strategia geniale. Ogni volta che lo farai, il tuo cervello registrerà quell’azione come “non pericolosa” e la renderà più semplice la volta successiva.

In pratica, se ti spaventa fare una call di vendita, devi proporre una chiamata al prossimo che ti risponde. Se devi contattare 10 potenziali clienti ma ti blocchi, devi iniziare con quello che temi di più e forzarti: mandato il primo messaggio, gli altri 9 sembreranno una passeggiata.

Strategia 2: la regola dello “standard minimo”

Definire una regola ferrea da seguire è un passo decisivo verso la costanza. Se decidi di studiare copywriting per almeno 30-60 minuti al giorno, devi farlo davvero ogni giorno, senza eccezioni, indipendentemente dalle circostanze esterne. Il tuo obiettivo, però, deve essere realistico: stabilire uno standard troppo alto, significa condannarsi a una posizione di fallimento impropria, oltre a esporsi al serio rischio di mollare.

Strategia 3: il “bagno di realtà” del freelance

Una delle principali cause di abbandono risiede in aspettative completamente scollegate dalla realtà. Pensa a Chiara: è mai possibile diventare copywriter senza mai fare networking né vendite?

Devi comprendere che il copywriting è 30% scrittura, 70% capacità di sviluppare e gestire il business. I primi mesi si guadagna poco o niente, per avere successo bisogna uscire dalla propria zona di comfort regolarmente ed essere disposti a ricevere molti “no” prima di un “sì”. Questo elenco non deve essere un elenco di ostacoli, ma di skills differenzianti. La maggior parte delle persone non è disposta a fare call commerciali? Perfetto, meno concorrenza per te. Non tutti vogliono fare networking? Ottimo, il mercato è meno affollato.

Strategia 4: la tecnica del “tracciamento dei micro processi”

Nel copywriting, come in molte altre professioni, i risultati spesso non sono immediati. Piuttosto che vivere la fase di “rodaggio” come un problema, bisogna tracciare i progressi che non dipendono dai risultati esterni. Non focalizzarti su quanti soldi hai guadagnato, quanti clienti hai acquisito e quante vendite hai realizzato, bensì su quante persone hai contattato, su quanti contenuti hai pubblicato, quante ore hai studiato, quante call hai fatto e quanti feedback hai ricevuto.  

Strategia 5: il supporto strategico

Questa è forse la strategia più sottovalutata: non affrontare tutto da soli. Farsi seguire da un/a coach, fare domande quotidianamente, frequentare le community dedicate è importantissimo per superare le sfide. Anche perché, quando le persone sanno dei tuoi obiettivi, è più difficile mollare, per orgoglio e per non voler deludere chi crede in te.

Il mindset che fa la differenza: da studente a professionista

La differenza più grande tra chi molla e chi resiste è l’identità. Chiara si vedeva come “una che sta provando a imparare il copywriting”, Marta si vede come “la prossima copywriter di successo”. Sembra una semplice sfumatura, ma ti assicuro che cambia tutto. Perché quando ti vedi come uno/a studente o studentessa, gli ostacoli diventano motivi per mollare, gli errori dei fallimenti e le difficoltà dei segnali per dire che “non sei portato/a”. Quando invece ti vedi come professionista in crescita, gli ostacoli diventano sfide da superare, gli errori dei feedback per migliorare e le difficoltà dei normali stop nel percorso di apprendimento.

Inizia a chiamarti copywriter (anche se sei alle prime armi), crea un profilo social professionale, parla del tuo lavoro come fosse già la tua unica fonte di reddito e investi soldi, tempo ed energia. Questo non significa essere presuntuosi o millantare competenze che non si hanno, ma indossare già i panni della persona che si desidera diventare.

Quando la frustrazione è un segnale positivo

Inutile negarlo, ci saranno momenti in cui vorrai mollare tutto. Quando riceverai il quinto “no” consecutivo, quando passerai ore su un copy che poi il tuo cliente boccerà, quando vedrai colleghi meno preparati avere più successo, i tuoi sforzi ti sembreranno inutili.

Ciò che nessuno ti dice, però, è che la frustrazione sia un segnale di crescita. Se non ti senti mai frustrato/a, probabilmente è perché rimani sempre nella tua zona di comfort e fai sempre e solo le uniche cose che sai fare. Per evolverti, piuttosto, devi imparare a gestire la frustrazione:

  • ricordando la ragione per cui hai iniziato (il tuo “why”);
  • guardando i progressi che hai fatto, anche piccoli;
  • parlando con le persone che ti vogliono davvero bene;
  • facendo pause di 1-2 giorni nei momenti più bui e tornando al tuo “standard minimo” quotidiano.

Gli errori che prolungano lo stato di frustrazione

Una volta superata la frustrazione, ti sembrerà una passeggiata. Ma se non la affronti subito, il tuo momento di sofferenza si prolungherà a dismisura, facendoti associare il tuo sogno a sentimenti negativi che non gli appartengono. Attenzione dunque a non commettere questi errori frequenti:

  1. aspettare di “sentirti pronto/a”, perché non ti sentirai mai completamente tale. Inizia subito;
  2. confrontarti con chi è più avanti di te, perché si tratta di persone che hanno avuto più tempo e perché ognuno ha i suoi tempi (motivo per cui, tra un po’, potresti pure “bruciare le tappe”);
  3. saltare gli elementi fondamentali. A volte, per fare ciò che piace, bisogna fare qualcosa che non piace. La contabilità e le call di vendita o i colloqui sono essenziali per qualsiasi professionista;
  4. mollare prima della curva esponenziale. Nel copywriting i risultati arrivano spesso all’improvviso, dopo mesi di lavoro costante. Chi molla prima, non li vedrà mai;
  5. non investire su se stessi. Fare solo corsi gratis, non comprare mai un libro, non acquistare sessioni di formazione significa non darsi il giusto valore. Il copywriting è un business e va trattato come tale.  

FAQ: le domande che tutti si fanno

Ecco di seguito alcune domande frequenti degli aspiranti corsisti e le loro risposte.

E se scopro che il copywriting non fa per me? Meglio scoprirlo dopo aver dato il massimo piuttosto che mollare alla prima difficoltà. Almeno avrai acquisito skills preziose (vendita, comunicazione, marketing) utili in qualsiasi settore.

Quanto tempo ci vuole per vedere i primi risultati? Dipende da cosa intendi per “risultati”. I primi miglioramenti nelle tue capacità li vedrai in 2-4 settimane. I primi guadagni possono arrivare in 2-6 mesi. Un business stabile richiede 12-24 mesi.

E se non ho tempo? Se non hai 30 minuti al giorno per investire nel tuo futuro, il problema non è il tempo, ma la priorità che dai al cambiamento della tua vita.

Come faccio a sapere se sto progredendo? Traccia metriche concrete: quante persone contatti, quanti contenuti pubblichi, quante ore studi. I progressi nel copywriting sono spesso invisibili fino a quando non diventano evidenti.

E se continuo a ricevere “no”? I “no” non sono fallimenti, sono feedback. Ogni “no” ti avvicina al prossimo “sì”.

Diventa copywriter

Se vuoi diventare copywriter, se sei disposto/a ad affrontare i tuoi limiti per vedere risultati concreti, se vuoi imparare a diventare la persona che sa come costruire e gestire un business di successo…sei nel posto giusto, indipendente dal momento difficile che stai vivendo. Compila il form per prenotare la tua consulenza gratuita e scoprire come fare

Brand positioning, come creare la tua mappa di posizionamento del brand

Ti capita mai di sentirti “invisibile” nel tuo settore, di vedere competitor meno bravi di te che però riescono ad attrarre più clienti e a vendere a prezzi più alti? Il problema non sta nella qualità del tuo prodotto o servizio, ma nel fatto che tu non sappia esattamente chi sei e che, di conseguenza, non lo sappiano i tuoi potenziali clienti. Con la mappa di posizionamento o brand positioning map puoi rimediare subito e trovare il tuo spazio sul mercato.

Che cos’è una mappa di posizionamento?

Una mappa di posizionamento del brand è semplicemente un grafico che mostra come i tuoi clienti vedono te e i tuoi competitor su due caratteristiche rilevanti per il tuo settore.

Prendi un foglio di carta, disegna due linee che si incrociano – esattamente come facevi a scuola quando ti chiedevano di disegnare gli assi cartesiani – e scrivi sulla prima una caratteristica e sulla seconda un’altra. Dopodiché potrai posizionare i brand di riferimento del tuo settore sui vari punti del grafico.
Così avrai realizzato la tua matrice di posizionamento.

Anziché il foglio di carta, puoi usare anche Google Draqings o Canva.

Perché creare una mappa di posizionamento funziona

Ivana i miei social non convertono, puoi gestirli tu per me?“, questa è una delle domande che ricevo più frequentemente. Ma non mi piace mentire, né promettere miracoli: senza una brand identity definita e senza una mappa di posizionamento chiara, si naviga a vista. E navigare a vista significa sprecare soldi in marketing inefficace.

Una mappa di posizionamento:

  • vede i “buchi” nel mercato, quegli spazi dove nessun competitor si è ancora posizionato, ma dove potrebbero esserci clienti interessati;
  • permette di capire perché si perde contro certi competitor;
  • consente di giustificare prezzi più alti, perché i clienti sono disposti a pagare di più chi è unico e chiaro;
  • rende il marketing più facile, perché con un posizionamento definito si capisce subito cosa comunicare e a chi.

Come fare il positioning map

Vuoi fare una mappa di posizionamento efficace? Innanzitutto devi scegliere due caratteristiche importanti per i clienti del settore, che permettano di distinguere i vari brand e che siano abbastanza differenti tra loro. Per esempio il prezzo (economico vs costoso), il target (nicchia vs mainstream), l’approccio (tradizionale vs innovativo), la qualità (basic vs premium), il servizio (self service vs assistenza completa).

Il trucco che uso sempre è quello di pensare alle domande che si fanno i clienti quando devono scegliere: è caro o economico? È per tutti o per esperti? È semplice o complesso?

Dopodiché puoi posizionare i tuoi competitor principali, scegliendone 5-8 importanti. Per capire esattamente dove metterli nella tua positioning map, puoi guardare i loro prezzi e le caratteristiche, leggere le recensioni online per capire come li percepiscono i clienti, fare un piccolo sondaggio, analizzare la loro comunicazione sui social e sul sito.

Posizionare il proprio brand sulla mappa

Il momento più importante è quello in cui devi posizionare il tuo brand sulla mappa. Attenzione: devi piazzarti dove sei realmente, dove ti posizionano i tuoi clienti, non dove vorresti essere. Se non sei sicuro/a, puoi chiedere direttamente a loro. Puoi farlo con domande semplici come: “Rispetto ai nostri competitors, ci vedi più costosi o più economici? Più tradizionali o più innovativi?“.

Per andare più in profondità, puoi consultare Google Analytics per capire da dove arrivano i tuoi visitatori e gli insights sui social media per capire cosa apprezzano di te.

Cercare le opportunità

Guardando la mappa, puoi capire subito se ci sono zone vuote in cui non c’è nessun competitor. Lì potrebbe nascondersi un’opportunità ghiotta, ma non è detto. Quello spazio potrebbe infatti essere vuoto perché non c’è domanda o perché nessuno è riuscito a rendere credibile quella posizione.

Le diverse tipologie di mappe di posizionamento

Puoi creare diversi tipi di mappa di posizionamento, a seconda dell’obiettivo:

  • mappa competitiva, con la quale confrontare i tuoi diretti concorrenti per capire come differenziarti;
  • mappa di segmentazione, per dividere il mercato in gruppi diversi di clienti per capire quale servire meglio;
  • mappa evolutiva, per mostrare come si è posizionamento nel tempo dei vari brand e prevedere i trend futuri;
  • mappa ideale vs reale, per confrontare dove vorresti essere e dove invece sei, così da individuare il percorso da fare.

Gli errori di posizionamento che rovinano tutto

Dopo anni che aiuto professionisti e imprese a individuare e migliorare il loro posizionamento, so dirti quali siano gli errori ricorrenti che devi assolutamente evitare. Il primo è quello di condannarsi all’invisibilità posizionandosi sempre “in mezzo”: qualità media, prezzo medio, servizio valido per molti. E poi c’è quello di ignorare la percezione reale, di guardare soltanto alle proprie esigenze e al proprio sentire. Il posizionamento, invece, lo fanno i clienti: se tu pensi di avere dei prezzi economici, ma loro ti vedono come professionista costoso/a, allora c’è qualche problema di comunicazione.

Altro errore frequente è il cambiamento eccessivo. Il posizionamento, infatti, si costruisce nel tempo. Se cambi continuamente messaggio e servizio, i clienti non riusciranno mai a inquadrarti chiaramente.
Quarto sbaglio, è la scelta di caratteristiche irrilevanti per differenziarti. Per esempio, puoi decidere di essere “il/la più veloci” a offrire un determinato servizio, ma se ai tuoi clienti non interessa, non lo ricorderanno.

La mappa di posizionamento vuota: il tuo template

Vuoi una brand positioning map vuota da compilare subito? Ecco il template che può tornarti utile.

mappa di posizionamento del brand

Come rendere operativo il posizionamento

Individuato il posizionamento, arriva la parte più importante: comunicarlo in maniera efficace. Il tuo sito web, i tuoi contenuti sui social, il pricing, il customer service devono parlare di te, essere coerenti con la posizione che hai scelto.

Ricorda, poi, che i mercati evolvono, i competitor si muovono, i clienti cambiano preferenze. La mappa di posizionamento del brand deve dunque essere un documento vivo, in continuo aggiornamento. L’ideale sarebbe dedicarle un’ora ogni trimestre. Soprattutto se hai fatto da poco attività di rebranding.

Il posizionamento del tuo brand non è chiaro come vorresti? Hai bisogno di aiuto per sviluppare una strategia di posizionamento più sofisticata? Parliamone insieme! Compila il form e sarai ricontattato/a per ricevere la tua consulenza gratuita e capire cosa ti serve per realizzare il tuo obiettivo.

Intelligenza artificiale per scrivere articoli: come usarla a servizio del buon giornalismo

L’intelligenza artificiale per scrivere articoli non è più fantascienza, ma una realtà che ha già trasformato il mondo dell’informazione. L’AI per scrivere testi è ormai utilizzata da testate prestigiose come Il Sole 24 Ore, la BBC, Il Foglio e Forbes.

Ma cosa significa realmente utilizzare l’intelligenza artificiale per la scrittura in modo professionale ed etico? Con l’adeguata formazione, giornalisti, copywriter e content creator possono sfruttare al meglio questi strumenti senza compromettere la qualità e l’autenticità del loro lavoro.

Intelligenza artificiale e giornalismo: AI generativa vs AI non generativa

L’AI non è più un’opzione, la usiamo tutti i giorni da anni senza che ce ne rendiamo conto. Persino il dibattito sui suoi rischi e i suoi benefici non è recente, ma è addirittura antecedente alla conferenza di Dartmouth del 1956.

Nel giornalismo oggi si usa l’AI per scrivere testi, per produrre o ottimizzare foto, video, audio. Bisogna però innanzitutto fare una distinzione tra:

  • intelligenza artificiale generativa, che crea contenuti completamente nuovi partendo dai prompt forniti dall’utente e che utilizza le informazioni apprese durante l’addestramento. È quella che utilizziamo, per esempio, quando chiediamo a ChatGPT, Claude o Gemini di scrivere un articolo da zero;
  • intelligenza artificiale non generativa, che ci aiuta ad analizzare, organizzare e verificare contenuti all’interno di ambienti controllati che creiamo noi stessi. Strumenti come Google Pinpoint o NotebookLM rientrano in questa categoria.

L’intelligenza artificiale generativa è usata, per esempio, dalla sezione Il Foglio AI e dal primo giornale interamente creato con l’AI di Forbes.

Cos’è l’intelligenza artificiale per scrivere articoli

L’intelligenza artificiale per scrivere articoli si basa principalmente sulla tecnologia Large Language Models (LLM), sistemi di AI generativa in grado di produrre contenuti scritti attraverso l’elaborazione di enormi quantità di dati testuali. La rivoluzione non sta tanto nella tecnologia in sé, quanto nel fatto che oggi questi strumenti siano accessibili attraverso un linguaggio naturale, senza richiedere le competenze di programmazione che prima erano necessarie.

Attenzione, però: se sai pensando che soltanto grazie all’AI tu possa scrivere tanti articoli ogni giorno e venderli alle testate giornalistiche, ti sbagli di grosso. Mi capita spesso di dover bloccare la pubblicazione di articoli dei collaboratori perché palesemente creati con l’intelligenza artificiale. Nessun giornale paga un professionista che non sia in grado di fare più e/o meglio ciò che già fanno le macchine

Le capacità dell’AI per la scrittura

L’intelligenza artificiale per scrivere testi aiuta:

  • in riassunto e sintesi, per la sua capacità di condensare informazioni complesse mantenendo i punti salienti;
  • nella scrittura e nell’editing, supportando anche nel miglioramento di testi esistenti;
  • nella ricerca e nell’estrazione, ovvero nell’organizzazione di informazioni da fonti multiple;
  • nella traduzione contestuale, perché non solo traduce i testi in lingue diverse, ma adatta anche i tono e registro linguistico;
  • nella generazione di idee, per fare brainstorming strutturato e sviluppare concept creativi;
  • nell’analisi di dati, perché riesce a elaborazione di grandi quantità di informazioni;
  • nel fact-checking, seppur con evidenti limitazioni.

L’intelligenza artificiale per la scrittura si estende anche al mondo audiovisivo, offrendo strumenti per la trascrizione automatica di interviste e conferenze stampa, per la generazione di sottotitoli multilingua e voice-over per contenuti video, per l’editing automatico di file audio, con la rimozione di pause e rumori.

L’AI per giornalisti si inserisce infine nei modelli stessi di business, rendendo talvolta più sostenibili i progetti editoriali.

I chatbot a nostra diposizione

Abbiamo cominciato a renderci conto delle potenzialità dell’intelligenza artificiale per scrivere testi quando i primi chatbot sono stati resi accessibili gratuitamente. Oggi ne abbiamo tantissimi a nostra disposizione, in versione gratuita o a pagamento.

Alcuni di loro – come Gemini di Google, Copilot di Microsoft, Perplexity –  sono pensati per la ricerca online e funzionano sostanzialmente come motori di ricerca conversazionali. Altri, invece sono stati sviluppati in origine per scopi diversi, come le elaborazioni creative. Ne sono un esempio Claude, ChatGPT, Lex.

E poi c’è AI Overview, la nuova AI di Google che risponde a molte delle keywords che inseriamo nella barra di ricerca, sconvolgendo la SEO come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Il prompt engineering per scrivere con l’intelligenza artificiale

L’efficacia dell’intelligenza artificiale per scrivere testi dipende enormemente dalla nostra capacità di comunicare con questi sistemi. In parole povere, il risultato che otteniamo dipendente dal “prompt engineering”, cioè dall’arte di strutturare richieste efficaci e dettagliate.

Ogni prompt dovrebbe essere chiaro e diretto sulle indicazioni, dovrebbe separare le indicazioni dai dati e dai documenti, nonché assegnare un ruolo specifico al chatbot.

Esempi pratici di prompt avanzati

Durante le mie sessioni di formazione – come il mio recente intervento a un corso di aggiornamento professionale dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia sull’AI –  mostro sempre esempi concreti di come l’intelligenza artificiale per scrivere articoli possa supportare il lavoro quotidiano dei professionisti. Eccone due.

1. Prompt avanzato per preparare interviste

“Sono una giornalista che si rivolge principalmente a [target audience]. In occasione di [evento/contesto] desidero intervistare [nome della persona] su [argomento] per [tipologia di articolo]. Preparami un brief completo con: background personale del soggetto, contesto attuale, strategia di intervista con domande di apertura, domande principali e domande di approfondimento, possibili risposte e obiezioni”.

2. Prompt avanzato per migliorare e ottimizzare un testo

Sono una [professione] che si rivolge principalmente a [target]. Ho realizzato un articolo su [argomento] che contiene [punti salienti]. Analizza il testo allegato e fornisci suggerimenti per migliorare chiarezza, coinvolgimento e struttura, facendo attenzione a mantenere il tono professionale e l’accuratezza delle informazioni”.

Il workflow per scrivere articoli con l’AI

Nel mio lavoro ho sviluppato un workflow specifico che mi consente di usare l’AI come valido supporto per la scrittura dei miei articoli. Ecco gli step:

  1. fase di pianificazione. Definisco in modo chiaro l’argomento da trattare e l’angolazione, le fonti che desidero utilizzare, lo strumento AI più appropriato;
  2. fase di prompt engineering. Strutturo dettagliatamente le richieste, includendo le specifiche contestuali e i vincoli editoriali. Testo e raffino i prompt stessi per ottimizzare i risultati, risposta dopo risposta;
  3. fase di generazione. Uso l’AI per la prima bozza, come supporto per l’organizzazione delle info di singole parti a sé stanti e chiedo di fornire versioni multiple per confrontarle;
  4. fase di editing e verifica. Faccio un fact-checking approfondito di tutte le informazioni ricevute e riscrivo da zero il mio servizio, in modo originale e attingendo a fonti esclusive in aggiunta che mi consentano un approccio critico alla lettura dei dati;
  5. fase di adattamento SEO. Sistemo gli elementi “visibili” e quelli “invisibili” affinché il mio servizio giornalistico online possa ottenere la migliore visibilità possibile;
  6. fase di revisione finale. Rileggo più volte il mio servizio, anche a distanza di diverse ore, prima di procedere con la pubblicazione. Verifico la conformità normativa ed etica di ogni singolo contenuto.

Vuoi scoprire come l’AI stia cambiando la SEO? Leggi il mio approfondimento.

Intelligenza artificiale per scrivere articoli: vantaggi e limiti

I vantaggi dell’AI nella scrittura professionale sono immediatamente riscontrabili: velocità di produzione, superamento del blocco del foglio bianco, ricerca e organizzazione delle informazioni, versatilità stilistica, supporto multilingua, disponibilità h24.

Ma, come sottolineo sempre durante i miei corsi, scrivere con l’intelligenza artificiale significa anche utilizzare uno strumento che manca di intelligenza come la intendiamo noi. L’AI non ha esperienza diretta di ciò di cui parla, non distingue il bene dal male, può generare informazioni inesatte o inventate ed è strettamente dipendente dai dati utilizzati per l’addestramento. Senza considerare, poi, gli eventuali problemi di copyright.

Aspetti etici e normativi dell’intelligenza artificiale per la scrittura

Il dibattito tra chi vuole limitare l’AI e chi non vuole farlo è ancora in corso. Ma l’Europa ha preso una posizione molto chiara con l’approvazione dell’AI Act, la prima legge al mondo che regola l’uso dell’intelligenza artificiale in modo sistematico.

L’articolo 50 dell’AI Act, per esempio, stabilisce che i chatbot debbano indicare chiaramente che l’utente stia interagendo con una macchina e che i contenuti generati dall’AI siano etichettati come tali. Quest’obbligo può venire meno solo in presenza di controllo editoriale umano.

L’articolo 52, invece, determina che i sistemi di intelligenza artificiale per scrivere testi elaborino policy specifiche per garantire i diritti d’autore e la trasparenza sui contenuti utilizzati per l’addestramento.

Il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti

Il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, entrato in vigore il 1° giugno 2025, dedica particolare attenzione all’uso dell’intelligenza artificiale. L’articolo 19 stabilisce che:

  1. l’intelligenza artificiale non possa sostituire l’attività giornalistica;
  2. quando si utilizza l’AI, il/la giornalista debba renderne esplicito l’utilizzo e assumersene sempre la completa responsabilità, mantenendo il controllo su quanto pubblicato;
  3. sia obbligatoria la verifica delle fonti e della veridicità dei dati utilizzati;
  4. l’uso dell’AI non possa mai essere considerato un esonero dagli obblighi deontologici.

Combattere le fake news con l’AI

Uno degli aspetti più preoccupanti dell’intelligenza artificiale per scrivere articoli e del giornalismo online è la proliferazione di fake news. Il NewsGuard, per esempio, ha identificato oltre 1.254 siti di notizie generate dall’AI che operano con poca o nessuna supervisione umana.

Per sapere se possiamo o meno fidarci di una notizia incontrata online, possiamo verificare l’età del dominio, provare a identificare i pattern linguistici tipici dell’AI, riconoscere gli eventuali deepfake attraverso strumenti specializzati, confrontare più fonti autorevoli.

Formazione e aggiornamento professionale: l’AI sostituirà i giornalisti?

Per quanto alcuni prodotti editoriali siano apparentemente 100% AI made, nulla potrà sostituire la verifica delle notizie e la produzione di un giornalista in carne e ossa.

Ad oggi il rischio di completa sostituzione dei giornalisti con l’AI non sussiste, ma è certamente lecito pensare che i giornalisti che non sanno usare l’intelligenza artificiale possano essere presto sostituiti da quelli che la sanno usare bene. E siccome la tecnologia si aggiorna a ritmo incalzante, non bisognerebbe mai rinunciare alla formazione continua.

Letture specializzate, corsi di formazione organizzati dall’Ordine dei giornalisti ed enti accreditati, community professionali, newsletter di esperti, siti autorevoli del settore sono essenziali per non restare mai indietro ed essere informati sulle novità.

La chiave del successo sta nel trovare il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica e responsabilità professionale, mantenendo sempre il controllo editoriale, verificando scrupolosamente ogni informazione e non dimenticando l’importanza di restare umani. L’intelligenza artificiale per la scrittura è uno strumento potentissimo, ma rimane esattamente questo: una macchina da usare a nostro servizio.

Il futuro dell’informazione e della comunicazione sarà plasmato da professionisti che sapranno utilizzare l’intelligenza artificiale per scrivere testi mantenendo saldi i principi etici e deontologici che definiscono la nostra professione. Vuoi integrare l’uso dell’intelligenza artificiale nella tua attività professionale? Compila il form, raccontami di te e sarò felice di aiutarti.

Parole chiave su Instagram: come trovarle e usarle per aumentare la visibilità

Le parole chiave su Instagram non sono più un optional, ma un ingrediente necessario per strategie di comunicazione di successo per tutti quei professionisti che desiderano crescere sulla piattaforma. La ricerca delle keywords, l’ottimizzazione SEO del profilo e l’uso efficace delle parole chiave – in bio, didascalie e contenuti – fanno la differenza tra i profili che crescono organicamente e quelli che restano fermi.

Cosa sono le parole chiave su Instagram e perché sono importanti

Le parole chiave su Instagram sono termini specifici che brand e personal brand utilizzano strategicamente nel loro profilo e nei loro contenuti per essere trovati dagli utenti interessati ai loro prodotti o servizi. Per far sì che questo accada, non usano soltanto gli hashtag pertinenti, ma mettono a punto un piano che coinvolga username, bio, caption, alt txt delle immagini e ogni elemento visibile dell’account.

Così, quando cerchi per esempio “ricette vegane” nella barra di ricerca di Instagram, l’algoritmo analizza tutti gli elementi testuali dei profili per fornire risultati pertinenti. Esattamente come fa Google, il motore di ricerca per antonomasia. Saper fare keyword research per social media è diventata una competenza indispensabile per la gestione, perché una buona strategia SEO sui social può portare anche il 40-60% delle visite in più, senza alcuna sponsorizzata a pagamento.

Sei un/a giornalista e vuoi usare Instagram per aumentare la tua visibilità? Scopri le migliori strategie.

Come funziona la SEO su Instagram: l’algoritmo dietro le ricerche

Perché alcuni contenuti compaiono prima di altri, quando facciamo una ricerca su Instagram? Secondo Adam Mosseri, CEO di Ig, ci sono tre fattori principali che determinano i risultati:

  • corrispondenza del testo di ricerca, perché Instagram cerca corrispondenze dirette tra le parole digitate dall’utente e quelle presenti in username, nome profilo, bio, caption, hashtag e persino geotag. E questo è anche il motivo per cui le parole chiave su Instagram devono essere integrate in questi elementi;
  • comportamento dell’utente, perché l’algoritmo personalizza i risultati basandosi sugli account seguiti dall’utente, sui contenuti con cui ha interagito e sul suo storico di ricerche. Questo significa che la strategia SEO per Instagram deve tenere in considerazione anche il target da attrarre;
  • popolarità ed engagement, perché i contenuti che riscuotono maggiore gradimento e godono di ampio riscontro hanno maggiori probabilità di apparire nei primi risultati. Ecco perché la SEO strategy di Instagram deve essere un’integrazione a contenuti di qualità che generano interazioni genuine.

Non sai se ti convenga usare il geotag su Instagram? Leggi il mio articolo per scoprirlo.

Strumenti per la keyword research per social media

Scegliere le parole chiave per Instagram non è complicato. A disposizione ci sono tantissimi strumenti gratuiti o a pagamento che si possono usare quotidianamente.

Ricerca parole chiave su Instagram: strumenti gratuiti

Instagram Search Suggestions è il punto di partenza per ogni ricerca di parole chiave su Instagram. Quando digiti le prime lettere di un termine nella barra di ricerca, la piattaforma ti mostra automaticamente i suggerimenti più popolari. Con questo metodo è possibile identificare anche variazioni di parole chiave che altrimenti potrebbero sfuggire.

Google Trends, poi, è perfetto per individuare l’andamento delle parole chiave sul motore di ricerca più importante e identificare trend stagionali. Si tratta di uno strumento utilissimo per pianificare i contenuti stagionali per i clienti, per esempio, oppure per valutare gli argomenti che per ogni settore diventano virali su YouTube.

Instagram Insights è lo strumento che Meta fornisce per analizzare i dati sull’audience. Nella sezione dedicata è possibile pure verificare quante persone abbiano trovato il profilo attraverso ricerche, hashtag e altre sorgenti.  

AnswerThePublic, anche se non specifico per Instagram, aiuta a identificare le domande che pone la target audience. Basta trasformare queste domande in parole chiave long tail su Instagram e il piano editoriale sarà ottimizzato per la SEO.

Strumenti a pagamento per la ricerca di parole chiave per Instagram

Hootsuite è un ottimo strumento per scoprire quali parole vengano associate più frequentemente al proprio brand o settore. Offre dunque l’opportunità di scegliere il proprio posizionamento in maniera più attenta. Lo stesso fanno Semrush e SEOZoom.

Un altro valido aiuto è quello di Later che, oltre alla programmazione, offre analisi dettagliate su hashtag e parole chiave che performano meglio per il proprio account.

Come fare SEO su Instagram, dal target alle parole chiave

Nessuna parola chiave su Instagram funziona per il raggiungimento di obiettivi di business senza prima un’attenta definizione del target a una mappatura del customer journey. Per questo dedico sempre ai miei clienti una prima sessione strategica che definisca:

  • l’audience primario (es. non “gli interessati al fitness”, ma le “donne di 25-35 anni che cercano una routine di allenamento a casa senza attrezzi”);
  • il suo linguaggio (es. i termini tecnici che usi potrebbero differire da quelli che cerca il tuo pubblico);
  • il suo intento di ricerca (es. qualcuno che cerca “workout” ha un intento di ricerca diverso da chi cerca “personal trainer Catania”).

La tua strategia di parole giuste su Instagram, da usare come parole chiave o, più in generale, per i tuoi contenuti, deve essere adeguata alle persone a cui vuoi parlare.

Se vuoi aumentare il numero dei tuoi follower su Instagram, leggi il mio approfondimento sull’argomento.

Brainstorming e ricerca di parole chiave

I miei piani editoriali SEO iniziano sempre dalle parole chiave “seme”, che descrivono il core business o l’argomento principale del brand o personal brand in questione. Per un/a copywriter freelance potrebbero essere, per esempio: copywriting, copywriter, testi persuasivi, content marketing, social media copy, email marketing, sales copy.

Dopodiché utilizzo queste parole chiave come base per le parole chiave più specifiche e long tail che hanno meno competizione, ma maggiori possibilità di conversione.

Per ogni parola chiave “base”, cerco i suggerimenti automatici che appaiono sulla barra di ricerca su Ig, analizzo i tipi di risultati, studio i top perfomer ed esploro gli hashtag correlati.

Analisi approfondita dei competitors

È sempre bene studiare almeno 10 competitor diretti che si posizionano bene per le parole chiave del proprio target. Dei loro profili bisogna analizzare:

  • le bio;
  • gli hashtag;
  • il tono delle caption;
  • la frequenza di pubblicazione.

Keyword primarie e keyword secondarie

Non tutte le parole chiave scelte hanno lo stesso “peso”. Il piano editoriale deve dunque includere: 3-5 keyword primarie, ovvero parole chiave su Instagram che descrivono perfettamente il core business; 10-15 keyword secondarie, cioè termini correlati ma più specifici che attraggono nicchie precise; più di 20 keyword long tail, ovvero frasi più lunghe con meno competizione, ma intent più specifico; keyword stagionali, cioè quei termini che hanno picchi di ricerca in periodi specifici dell’anno.

Il tuo piano editoriale SEO per Instagram

La keyword research per social media non è un’attività che fai una volta e dimentichi. È un processo continuo che richiede dedizione, aggiornamento costante e una comprensione profonda del tuo audience. Ma i risultati di un piano editoriale SEO per Instagram sono inequivocabili: account che gestiscono in modo egregio la competizione.

Se curi i canali social dei clienti, se pubblichi contenuti come creator, giornalista o copywriter, o se stai costruendo il tuo personal brand, non puoi farne a meno. Vuoi ricevere o imparare a strutturare la tua strategia di parole chiave su Instagram?

Compila il form, raccontami i tuoi obiettivi e sarò felice di aiutarti.

Come trovare clienti da copywriter: la verità scomoda che nessuno ti racconta

“Ho studiato tutto il possibile, scrivo copy che convertono, ma i clienti non arrivano o non sono disposti a pagare in modo adeguato. Cosa sto sbagliando?”. Questa è la domanda che accomuna tutti i copywriter che non sanno come trovare clienti, pur essendo competenti.
Il numero di collaborazioni e l’ammontare del fatturato non dipendono tanto delle skills maturate nel copy quanto nella capacità di mettere in atto precise strategie di marketing affinché il business diventi fiorente e sostenibile. Se non riesci a guadagnare da copywriter non c’è niente di sbagliato in te e non devi cambiare mestiere: basta davvero poco per rovesciare la situazione.

Il paradosso del copywriter invisibile

Ricordo ancora quella volta che incontrai Francesco, un bravo copywriter che aveva lavorato tanti anni per agenzie, testate giornalistiche, radio. Durante una pausa caffè mi confessò: “Non capisco, tutti mi dicono che sono bravo, ma i clienti non arrivano”.

I copywriter tecnicamente più preparati e di lunga esperienza sono spesso quelli che guadagnano meno. Il motivo? Confondono l’essere bravi copywriter con l’essere bravi imprenditori di se stessi.

E poi ci sono quelli che non credono in sé. Sono quelli che investono in formazione, che desiderano cambiare vita, ma che non sono disposti a scommettere. Così, dopo aver finito un corso, ne cominciano sempre uno nuovo, senza mai passare alla fase della monetizzazione. Lo fanno perché sono dei perfezionisti e pensano di non saperne mai abbastanza, oppure perché vogliono “solo scrivere”, senza parlare con le persone per cui dovrebbero farlo.

Gli errori che ti impediscono di trovare clienti e come li ho superati

Esistono tanti errori comuni che impediscono ai copywriter di trovare clienti. Eccone alcuni.

Vendere quello che sai fare e non quello che serve al cliente

Per anni ho commesso questo errore. Nelle mie prime proposte commerciali scrivevo cose come “Creo copy persuasivi utilizzando tecniche di neuromarketing avanzate e strategie AIDA”: suonava professionale, vero? Peccato che al cliente non fregasse nulla di come lo facessi. Aveva in mente soltanto i suoi obiettivi ed era alla ricerca di qualcuno che lo accompagnasse nel loro raggiungimento.

La svolta è arrivata quando ho iniziato a dire: “Il tuo sito web non si posiziona su Google? Io ti spiego perché e ti aiuto a farti trovare dalle persone interessate a ciò che fai”. Stesso servizio, ma comunicazione completamente diversa. Perché il cliente non compra mai le competenze altrui, ma i risultati che gli portano.

La mia esperienza giornalistica, poi, mi ha insegnato che ogni storia coinvolgente ha un protagonista chiaro, coerente, inequivocabile e “vicino” al lettore. Nel business, però, il protagonista non sei tu con le tue tecniche fighe, ma il cliente con i suoi risultati. Quando racconti chi sei, quando fai storytelling del tuo prodotto o servizio, devi creare una narrazione in cui il tuo potenziale cliente si può rispecchiare.

Il mito della versatilità

“Scrivo per tutti i settori” è una frase che può letteralmente uccidere la carriera. Non ti renderà più appetibile, né ti aiuterà a trovare clienti, ti farà soltanto apparire disperato/a. Chi parla a tutti, non parla a nessuno: è una regola che vale nel copywriting e in qualsiasi altro settore di business.

La mia vera svolta è arrivata quando ho smesso di dire “mi occupo di copywriting” e ho iniziato a dire “posiziono il tuo sito web sulla vetta di Google”, oppure “aiuto liberi professionisti ad attrarre clienti sul web”. All’improvviso, i risultati sono triplicati. Non perché fossi diventata più brava, ma perché finalmente le persone sapevano di aver bisogno di me.

La specializzazione non limita affatto le opportunità, ma posiziona brand e personal brand. E quando sei posizionato/a, i clienti vengono da te, riducendo tempo e denaro impiegati per la ricerca di collaborazioni e per le trattative.

La trappola dei social media

LinkedIn, Instagram e Facebook sono pieni di copywriter che postano ogni santo giorno, pensando che i clienti arriveranno da soli. Ho visto professionisti talentuosi trasformare i social in un diario personale, raccontando cosa hanno mangiato a colazione, cosa fanno quando sono tristi e pubblicando una riflessione forzata sul copy.  

I social sono uno strumento, non sono una strategia. La mia esperienza giornalistica mi ha insegnato che ogni contenuto deve avere un obiettivo preciso: informare il pubblico, renderlo più consapevole dei suoi problemi e delle soluzioni possibili. Se un post non fa queste cose, è uno spreco inutile di tempo.

A proposito, se stai cercando di aumentare i follower su Instagram, leggi il mio approfondimento.

Il prezzo troppo basso

Un cliente una volta mi disse una cosa che mi è rimasta impressa: “Il tuo prezzo mi ha convinto, perché se vuoi lavorare bene, se vuoi pagare le tasse, non puoi non farti pagare il giusto”. In quel momento ho realizzato quanto il prezzo possa comunicare valore, ancor prima delle parole.  

Quando sottovaluti il tuo lavoro, quando accetti compensi da fame, non stai solo perdendo soldi, ma stai comunicando al mercato che quello che fai non vale molto. Le persone ti crederanno sulla parola e non lo vorranno.

Se sei un/a copywriter freelance e vuoi trovare clienti, prima di tutto devi comprendere che a loro offri risultati concreti e non ore di lavoro. Non sei più uno/a “che scrive”, ma il/la professionista che risolve i problemi attraverso il copywriting.

L’assenza di follow-up

Troppi copywriter mandano una proposta, magari senza una scadenza e senza una consulenza attenta, e poi aspettano. Come se il cliente non avesse altro da fare che pensare al loro preventivo, o volesse acquistare servizi inadeguato al suo scopo. La realtà è che quasi tutte le vendite hanno bisogno di 3-5 contatti e che ognuno di questi deve seguire regole precise affinché la trattativa si concluda bene.

La deontologia professionale che ho sviluppato negli anni mi ha insegnato l’importanza della persistenza rispettosa. Non si tratta di fare stalking, ma di fornire valore costante. Ogni follow-up deve portare qualcosa di utile: una consulenza, un insight, un caso studio, una risorsa.
Inoltre ho capito la necessità di impostare un limite al preventivo o all’offerta. Se non lo farai, rischierai di rimanere in attesa, senza clienti, per paura che molti approvino e che la situazione ti sfugga di mano.

Parlare di te invece che del cliente

Per anni ho scritto proposte centrate su di me, sulle mie competenze, sulla mia esperienza. Credevo che questo potesse aumentare la fiducia e favorire la scelta. Poi ho capito che al cliente interessano due cose: che io sia in grado di risolvere il suo problema e che lo faccia in modo a lui gradito.

Adesso il cliente è sempre il protagonista delle mie proposte. Costruisco la storia del suo futuro successo, non racconto il mio curriculum.

Dimenticare che tutto è misurabile

“Il copy era bello, il cliente è contento” non è un risultato, è un’opinione. E senza dati concreti sarai l’ennesimo/a copywriter costoso. La mia visione d’insieme del digital marketing mi permette di collegare ogni testo che scrivo a KPI specifici: tasso di apertura, click-through rate, conversioni, fatturato generato, coinvolgimento sui social, miglioramento della reputation.

Questo approccio non solo migliora i risultati per il cliente, ma giustifica prezzi più alti. Perché quando puoi dire “la mia e-mail ha generato 14 mila euro di fatturato”, il prezzo non conta più: il tuo pubblico ti vuole, a qualsiasi costo.

Come trovare clienti da copywriter: il sistema a tre fasi

Tre anni fa ero stanca di ricorrere clienti. Così ho iniziato a studiare non solo il copywriting, ma il business del copywriting. Ho analizzato cosa facevano i professionisti che guadagnavano davvero bene e ho scoperto che avevano tutti una cosa in comune: un sistema.

La prima fase è stata costruire autorità reale, non popolarità social. L’autorità si costruisce con casi studio dettagliati e condividendo strategie che i tuoi prospect possano applicare subito, dimostrando competenza prima ancora di essere assunto.

La seconda fase è stata capire che il problema non è trovare clienti, ma trovare quelli giusti. I miei migliori clienti sono arrivati attraverso referral strutturati che non ho aspettato ma che ho creato, attraverso contenuti mirati ai problemi specifici del mio target, e costruendo relazioni nel network dove si muovono i miei clienti ideali.

La terza fase è stata quella di trasformare ogni proposta commerciale in un caso studio del futuro successo del cliente. Non vendo più copywriting o corsi per copywriter, vendo la visione di quello che il cliente otterrà lavorando con me.

Ecco la verità scomoda che ho impiegato anni a capire: non serve essere il miglior copywriter del mondo per avere successo. Serve essere il copywriter più strategico per il tuo target specifico. La mia combinazione di competenze giornalistiche, neuromarketing e visione d’insieme del digital marketing non è nata per caso. È il risultato di 8 anni di tentativi, errori, aggiustamenti continui. E soprattutto di aver capito che nel business non vince il più bravo, ma il più posizionato.

Gestire la frustrazione

Nessuno nasce con la scienza infusa e nessun corso è una bacchetta magica. Iniziare da zero e volere il massimo, subito, può farci sentire frustrati. Impostare correttamente gli obiettivi di business, nel breve e nel lungo termine, è essenziale per avere successo ed essere costanti nell’impegno.

Ho visto troppi professionisti talentuosi lasciare il settore per frustrazione. E ogni volta che succede, il mercato perde credibilità. Perché quando un copywriter esce dal mercato dicendo che “non si riesce a guadagnare”, danneggia la percezione dell’intero settore. Il copywriting, invece, resta tra le professioni freelance più richieste.

Bisogna accettare che – per fortuna! – che nel tempo si diventa professionisti diversi. Ogni giorno un po’, miglioriamo, facendo quasi fatica a riconoscerci negli anni. Non esiste una meta assoluta, ma un viaggio potenzialmente infinito da godersi.

Il sistema che ha cambiato la mia carriera

Se vuoi trovare clienti come copywriter non puoi continuare a provare strategie random, sperando che funzionino e cambiando sempre: devi costruire un sistema che generi clienti in modo prevedibile.

Nei miei percorsi di coaching 1:1 lavoro con copywriter che vogliono trasformare la loro competenza tecnica in un business sostenibile. Non do ricette magiche perché non esistono, ma costruisco sistemi personalizzati basati sulle competenze specifiche di ognuno, sul mercato di riferimento, sugli obiettivi di business e sulle risorse disponibili. Perché quello che funziona per me, potrebbe non funzionare per te, ma i principi sono universali:

  • posizionamento chiaro;
  • generazione di lead qualificati;
  • conversioni ad alto valore.

Se sei disposto/a a cambiare la tua domanda da “come faccio a trovare clienti?” a “come faccio a diventare il/la copywriter che i clienti stanno cercando?”, allora questa è la tua occasione!

Quando inverti la prospettiva, tutto cambia: invece di inseguire clienti disperatamente, costruisci un business che li attrae naturalmente; invece di competere sul prezzo, competi sul valore; invece di sperare che il telefono squilli, crei le condizioni perché accada. E io posso aiutarti a fare tutto questo.

Se vuoi davvero costruire un business nel copywriting che funzioni, dobbiamo farci una chiacchierata: compila il form per prenotare la tua consulenza gratuita e scoprire le strategie che ti porteranno al successo.

Esempio risposta preventivo hotel e b&b: trasforma le richieste in prenotazioni

Ti è mai capitato di rispondere a decine di richieste di preventivo, che però sfumano nel nulla? Succede a tutti i gestori di strutture ricettive che non conoscono i segreti per aumentare il tasso di conversione e trasformare le richieste in ospiti soddisfatti.

Perché i preventivi si trasformano in fantasmi

Ogni giorno migliaia di potenziali clienti inviano richieste di preventivo a hotel e b&b italiani. Ma quanti di questi preventivi si trasformano effettivamente in prenotazioni? Secondo un’analisi di Edita, la forbice di conversione per le richieste di preventivo si attesta tra il 5% e il 10%: solo 1-2 richieste su 20 si trasformano in prenotazioni effettive.

Molto spesso gli albergatori attribuiscono la responsabilità dei fallimenti al prezzo o alla struttura. Nella maggior parte dei casi, invece, è il modo in cui rispondono alle richieste di preventivo che trasforma l’utente in un…cliente della concorrenza.

Gli errori comuni

Negli esempi di risposta preventivo hotel gli errori più comuni che portano i clienti a dileguarsi sono:

  • le risposte generiche che non si rispondono alle specifiche esigenze;
  • la mancanza di tempestività. Bisognerebbe rispondere entro 2-3 ore dalla richiesta;
  • la freddezza delle parole che quasi sembrano appartenere a un bot;
  • le informazioni incomplete o poco chiare sui servizi offerti;
  • la formattazione confusa che rende difficile individuare le informazioni importanti;
  • la mancanza di coerenza visiva con l’identità del brand dell’hotel o del b&b.

Come scrivere un preventivo hotel che converte: gli elementi essenziali

Scrivere un preventivo è una questione di fortuna, ma di strategia. Un buon esempio di risposta preventivo hotel segue sempre una struttura logica coerente:

  1. intestazione con logo e informazioni di contatto della struttura;
  2. saluto personalizzato che includa il nome del cliente;
  3. ringraziamento per l’interesse mostrato;
  4. riepilogo della richiesta per dimostrare attenzione e cura;
  5. presentazione delle opzioni di soggiorno con prezzi chiari;
  6. dettaglio dei servizi inclusi ed eventuali extra;
  7. politiche di cancellazione;
  8. condizioni di pagamento;
  9. eventuali offerte speciali;
  10. call to action chiara per finalizzare la prenotazione;
  11. congedo cordiale e firma personale.

Personalizzare la lettere di risposta di un hotel o b&b

A nessuno piace sentirsi un numero. Lo sanno tutte le grandi imprese di successo che, ognuno a proprio modo, cerca di “cucire addosso” al cliente il prodotto o servizio offerto. Un esempio? Starbucks scrive i nomi dei clienti sui bicchieri.

Anche per i preventivi degli hotel e dei b&b vale lo stesso principio: più sono personalizzati e “parlano” del potenziale cliente, più risultano invitanti. Non sai come ottenere questo effetto? Ecco qui un esempio.

“Gentile Sig.ra Rossi,

la ringraziamo per averci contattato per il suo soggiorno a Catania dal 10 al 18 agosto, per festeggiare il suo primo anniversario di matrimonio.

Siamo lieti di proporle la nostra suite vista Duomo con terrazza romantica, una cornice perfetta per la sua occasione speciale. Su richiesta, possiamo anche farle trovare in camera un prosecco di benvenuto, dei crudité di pesce locale e della frutta fresca.

Abbiamo pure l’opportunità di organizzare per lei un tour esclusivo serale con uscita in barca al tramonto e visita a Taormina. Possiamo sentirci telefonicamente così da valutare l’opzione migliore?

Saluti

Antonio Luciani
Responsabile Prenotazioni Star Hotel*****”

Creare un legame emotivo e invitare a una conversazione telefonica, più intima di quella scritta, aumenta significativamente le possibilità di conversione. Ricorda sempre, dopo la telefonata, di inviare un’email con il recap di quanto definito in chiamata.

Coerenza visiva e identità di brand

La tua risposta al preventivo è un’estensione del tuo brand. Un cliente che ha visitato il tuo sito web, dalle grafiche curate e dai colori eleganti, rimarrà deluso nel ricevere un’email spoglia, con font generici e senza elementi visivi.

Non fare mai mancare il logo dell’hotel o del b&b ad alta risoluzione, la palette di colori del tuo brand, i font coerenti con quelli del tuo sito web, gli elementi grafici distintivi della tua identità visiba, il footer con i link ai tuoi social media.

Lettera di risposta di un hotel: i dettagli che fanno la differenza

Come avrai ben capito, una risposta a una richiesta di preventivo efficace non fornisce solo date e prezzi. Per aumentare il valore percepito della tua offerta è bene usare alcuni elementi strategici, come il linguaggio evocativo. Anziché limitarti a scrivere “camera doppia”, descrivi l’esperienza che il cliente vivrà:

“La nostra suite ‘Tramonto’ al quarto piano vi accoglierà con i suoi 40 mq di eleganza, il letto over size con materasso Super Premium e la vista spettacolare sul golfo che potrete ammirare sorseggiando un calice di vino locale dal vostro terrazzo privato”.

Un’altra buona abitudine è quella di aggiungere elementi di scarsità e urgenza, facendo capire al cliente che la disponibilità non è infinita. “Al momento abbiamo ancora la disponibilità della suite per il periodo da lei richiesto. Essendo alta stagione, non possiamo però garantirle che rimarrà libera ancora per molto”, è un modo elegante per spingere all’acquisto subito.

Anche un piccolo extra può fare la differenza tra un preventivo ignorato e un’effettiva prenotazione. “Come nuova ospite del nostro hotel, le offriamo un transfer gratuito da e per l’aeroporto e un buono di €80 da usare nella nostra spa”. Chi non si farebbe conquistare da tale gentilezza?

Ricorda sempre, però, che le persone non amano complicarsi la vita. Rendere facile la prenotazione è fondamentale affinché il potenziale cliente non si scoraggi e scelga proprio la tua struttura.

Esempio pratico di risposta preventivo hotel completo

Quando la richiesta del cliente non si presta a un contatto telefonico, la qualità della risposta via e-mail diventa ancora più importante. Di seguito un esempio completo che include tutti gli elementi.

“[LOGO HOTEL BELLAVISTA]

HOTEL BELLAVISTA ****
 Via Lungomare 123, 80067 Sorrento (NA)
Tel: +39 081 1234567 | Email: prenotazioni@hotelbellavista.it
www.hotelbellavista.it

Gentile Famiglia Bianchi,

grazie per aver scelto Hotel Bellavista per il vostro soggiorno a Sorrento. Siamo lieti di confermare la disponibilità per la vostra vacanza dal 5 al 12 agosto 2025 (7 notti) per 2 adulti e 2 bambini.

Come richiesto, vi proponiamo la nostra Junior Suite vista mare con balcone privato. La suite è dotata di una camera matrimoniale e un divano letto nel salottino separato, perfetto per i vostri bambini di 8 e 10 anni. La camera è stata recentemente rinnovata e dispone di aria condizionata, minibar, cassaforte, TV a schermo piatto e Wi-Fi gratuito.

DETTAGLI DELL’OFFERTA
– Tipologia: Junior Suite Vista Mare (45mq)
– Date: 5-12 agosto 2025 (7 notti)
– Ospiti: 2 adulti + 2 bambini (8 e 10 anni)
– Trattamento: Mezza pensione (colazione e cena)
– Prezzo: €2.450 totale soggiorno

IL PREZZO INCLUDE
✓ Prima colazione a buffet con prodotti locali
✓ Cena presso il nostro ristorante panoramico “La Terrazza”
✓ Accesso alla piscina e all’area benessere
✓ Wi-Fi gratuito in tutta la struttura
✓ Parcheggio privato
✓ Servizio spiaggia (1 ombrellone e 2 lettini) EXTRA SPECIALI PER VOI:
✓ Welcome drink all’arrivo
✓ Menu bambini dedicato
✓ Attività per bambini presso il nostro Kids Club (disponibile tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00)
✓ Late check-out (fino alle 14:00), in base alla disponibilità

TERMINI DI PAGAMENTO
– Acconto: 30% al momento della prenotazione
– Saldo: all’arrivo in hotel
– Metodi di pagamento accettati: carta di credito, bonifico bancario

POLITICA DI CANCELLAZIONE
– Cancellazione fino a 30 giorni prima dell’arrivo: rimborso completo dell’acconto
– Cancellazione tra 29 e 15 giorni prima dell’arrivo: penale del 50% dell’acconto
– Cancellazione tra 14 e 0 giorni prima dell’arrivo: penale del 100% dell’acconto

Per confermare la prenotazione, è sufficiente cliccare sul pulsante ‘CONFERMA ORA’ qui sotto oppure rispondere a questa email indicando ‘Confermo la prenotazione’.

Se ha domande o desidera personalizzare ulteriormente il suo soggiorno, non esiti a contattarmi direttamente. Sarò lieto di assisterla per rendere la sua vacanza a Sorrento indimenticabile.

Cordiali saluti,

[Firma digitale]

Marco Rossi
Responsabile Prenotazioni
Hotel Bellavista ★★★★
Tel diretto: +39 081 1234567
Email: marco.rossi@hotelbellavista.it

[Icone social media con link]”

Come scrivere un preventivo di b&b: le differenze rispetto agli hotel

Se gestisci un b&b, meglio adeguare la tua risposta al target. Cioè enfatizzare l’atmosfera familiare e l’autenticità dell’esperienza, includere dei dettagli sugli host, fare storytelling della struttura, condividere chicche sul territorio, evidenziare la colazione come momento distintivo e aggiungere consigli personalizzati sulle attrazioni locali.

Ecco un esempio di risposta preventivo di b&b:

“Gentile Marco,

siamo felici di accogliervi nel nostro b&b Casa degli Ulivi per il vostro weekend in Costiera Amalfitana.

La vostra camera con vista mare vi aspetta dal 22 al 24 luglio. Io e mia moglie Giulia gestiamo personalmente il b&b da 15 anni e saremo lieti di accogliervi con i nostri famosi cornetti fatti in casa ogni mattina.

La vostra camera ‘Positano’ si trova al primo piano e offre una vista mozzafiato sul mare. Il prezzo per 2 notti è di €240, comprensivo della nostra colazione con prodotti locali, servita sulla terrazza panoramica. A soli 5 minuti a piedi troverete il sentiero che conduce alla spiaggia privata di Arienzo, un piccolo paradiso che solo gli abitanti conoscono e di cui saremmo felici di mostrarvi il percorso”.

Aumentare il tasso di conversione dei tuoi preventivi hotel e b&b

Per trasformare le tue risposte in prenotazioni, è sempre una buona idea utilizzare template personalizzabili, per mantenere coerenza e, allo stesso tempo, adattarsi alle esigenze specifiche. Gli A/B test e l’uso delle recensioni, poi, possono migliorare il tasso di conversione in maniera esponenziale. Lo stesso si può dire delle foto specifiche e delle opzioni di pagamento flessibili.

Oltre il preventivo: la tua strategia di comunicazione completa

La risposta alla richiesta di preventivo è solo uno dei tanti elementi delle strategia di comunicazione nel settore turistico, che deve occuparsi di raggiungere potenziali clienti sconosciuti, sviluppare dei template e degli script per ogni fase del customer journey,  costruire una brand identity coerente su tutti i canali scelti.

Se stai ancora perdendo potenziali ospiti dopo aver inviato i preventivi o se le richieste scarseggiano, è tempo di agire per migliorare la redditività del tuo business.

Probabilmente, anche se hai seguito diversi corsi e webinar di digital marketing, ciò di cui hai bisogno è un approccio personalizzato, una guida sicura che ti accompagni concretamente a migliorare le tue strategie. Io posso aiutarti a:

  • far chiarezza sulla tua brand identity;
  • analizzare le esigenze del tuo target;
  • creare template personalizzati per le richieste che ricevi;
  • costruire un sistema completo di comunicazione con il cliente, dalla prima richiesta alla recensione post-soggiorno;
  • fornirti gli script pronti all’uso per ogni tipo di interazione con i clienti;
  • aiutarti a promuovere online la tua attività;
  • avere il sito web turistico che hai sempre sognato.

Vuoi aumentare concretamente le tue prenotazioni? Compila il form, chiedi una consulenza gratuita e scopri le migliori strategie per il tuo caso specifico. Durante la consulenza analizzeremo insieme i tuoi attuali preventivi e svilupperemo un piano personalizzato per aumentare e tue conversioni.

Non lasciare che i tuoi potenziali clienti scelgano la concorrenza. Contattami adesso.

Instagram per giornalisti: strategie SEO (e non) per emergere nel 2025

Instagram per i giornalisti può essere una grande occasione, a patto che si sappia come sfruttarlo al meglio. Ricordo ancora il mio imbarazzo nel postare i miei contenuti, vivendo una triplice difficoltà: quella di metterci la faccia, quando molti colleghi snobbavano questo canale; quella di riuscire a parlare di me tanto come una giornalista che si occupa di inchieste, quanto come giornalista prestata alle nuove tecnologie e alla comunicazione; quella di creare la mia nicchia, in un mare di influencer e travel blogger. Cosa ci faccio qui? Mi chiedevo. Oggi mi pento di non aver cominciato prima, perché Instagram è riuscito a connettermi con un pubblico che altrimenti non avrei mai raggiunto.

In Italia, oltre 30 milioni di persone lo  utilizzano e, secondo il Digital Report 2025, quasi un terzo degli italiani online (32%) si informa attraverso i social media. Ciò significa che non possiamo più permetterci di guardare a queste piattaforme con sufficienza, perché sono diventate parte integrante del nostro ecosistema informativo. Come possiamo abitare questi spazi mantenendo saldi i principi deontologici che definiscono la nostra professione? Ecco quelle che ritengo essere le migliori strategie di Instagram per giornalisti e alcuni i casi studio che ce lo dimostrano.

Instagram per giornalisti: una community autenticamente informata

Le tecnologie che non usano i giornalisti, diventano terreno fertile per altri sedicenti professionisti che millantano di informare gli utenti, senza rispettare alcuna deontologia. Questo deve incentivarci ad aprirci all’innovazione per informare, senza venir meno ai principi deontologici.

Ma la vera sfida non è semplicemente “essere presenti” su Instagram, altrimenti riusciremmo a parlare soltanto a noi stessi e a pochi amici. L’obiettivo deve essere, invece, quello di creare connessioni autentiche con utenti dapprima sconosciuti che desiderano informarsi, mentre scorrono il feed tra una foto di vacanze e un reel di cucina. Ho sperimentato personalmente come un linguaggio diretto, onesto e personale generi molto più coinvolgimento di un tono distaccato e istituzionale.

Le ricerche confermano questa intuizione: ciò che spinge gli italiani sui social è primariamente il desiderio di informarsi (47,6%), seguito dalla volontà di impiegare il tempo libero (46%) e mantenere relazioni (45,3%). Come giornalisti, abbiamo quindi una responsabilità enorme: soddisfare quel bisogno di informazione con contenuti che rispettino il nostro codice deontologico.

Sai che diverse testate giornalistiche importanti come Il Post e il New York Times hanno già inserito sistemi di AI per giornalisti? Leggi il mio approfondimento sull’argomento.

La trasparenza come valore fondamentale          

Il pubblico dei social è particolarmente sensibile all’autenticità. Ogni volta che ho condiviso il “dietro le quinte” di un servizio giornalistico – le difficoltà nel raccogliere informazioni, i dubbi etici, i processi decisionali – ho notato un aumento significativo dell’engagement e della fiducia. La trasparenza non è solo un valore deontologico, ma anche una strategia vincente.

Ricordiamoci sempre di:

  • dichiarare apertamente i nostri metodi di lavoro;
  • ammettere quando commettiamo errori;
  • distinguere chiaramente i fatti dalle opinioni;
  • spiegare perché abbiamo scelto di trattare una notizia in un certo modo.

Conosci tutte le conseguenze del clickbait? Ne parlo qui.

Strategie pratiche che rispettano la deontologia

Il codice deontologico dei giornalisti in Italia impone ai professionisti dell’informazione di rispettare anche sui social le regole che valgono sui giornali, mantenendo una condotta decorosa. Ecco dunque le conseguenze che ne derivano (e che conviene osservare).

1. Un profilo che ispiri fiducia

Il tuo profilo Instagram è molto più di un biglietto da visita, è una dichiarazione di intenti professionale. Quando l’ho riprogettato seguendo questi principi, ho visto un cambiamento radicale nel modo in cui il pubblico interagiva con i miei contenuti.

Usa username e bio autentici: utilizza il tuo vero nome e indica chiaramente la tua appartenenza professionale. “Giornalista” non è solo una keyword SEO, ma un impegno deontologico verso chi ti segue.

Sii trasparente sulle collaborazioni: se lavori per una testata, rendilo esplicito. Comunica brevemente in cosa credi come professionista dell’informazione e inserisci solo link responsabili, verso contenuti di qualità e non clickbait.

2. Contenuti che riflettono la verità

Nonostante su Instagram le persone trascorrano mediamente 15 ore e 9 minuti al mese, la brevità dei formati non deve mai sacrificare l’accuratezza. Ho imparato che è possibile creare contenuti brevi ma profondi se:

  • verifichi sempre le fonti, anche per un semplice post;
  • fornisci contesto, anche in formato sintetico;
  • evita sensazionalismi per aumentare le visualizzazioni;
  • proteggi la dignità dei soggetti delle tue storie;
  • usi un linguaggio accessibile ma mai semplicistico;
  • sfrutti i caroselli per presentare punti di vista diversi sulla stessa notizia.

Vuoi che i tuoi contenuti entrino in Google News? Leggi il mio articolo a riguardo.

3. Hashtag con coscienza

Gli hashtag non sono solo strumenti SEO, ma aggregatori di persone. Utilizzali con responsabilità:

  • crea hashtag che facilitino l’accesso all’informazione, non che la frammentino;
  • evita hashtag sensazionalistici o fuorvianti;
  • privilegia la pertinenza alla popolarità. Adesso questo è anche apprezzato dall’algoritmo;
  • crea hashtag etici per le tue serie di approfondimento.

4. Solo reels adeguati

Con il 66% degli utenti che guarda video brevi informativi almeno una volta a settimana, i reels rappresentano un’opportunità straordinaria per i giornalisti su Instagram. Nei miei reels cerco sempre di:

  • partire da un fatto verificato;
  • contestualizzare rapidamente;
  • offrire diverse prospettive;
  • invitare all’approfondimento;
  • mai sacrificare l’accuratezza per l’impatto emotivo.

Attenzione: faccio tutto questo anche quando mi occupo di comunicazione, restando sempre coerente e fedele ai miei principi.

5. Stories: il racconto in divenire

Le stories possono essere un potente strumento di giornalismo in “real time”, ma richiedono un’etica ancora più rigorosa proprio per la loro immediatezza. Quando seguo un evento in diretta attraverso le stories dei profili miei o dei giornali, mi assicuro di:

  • chiarire quando sto riportando informazioni preliminari;
  • aggiornare man mano che raccolgo nuovi dati;
  • non contribuire alla diffusione di panico o disinformazione;
  • rimandare a ulteriori approfondimenti.

6. I caroselli per mostrare fatti e dati

I caroselli permettono di fare ciò che il buon giornalismo ha sempre fatto, cioè mostrare le diverse sfaccettature di una storia. Sono uno strumento utilissimo per:

  • contrastare la polarizzazione mostrando diverse angolazioni di una notizia;
  • presentare dati complessi in modo comprensibile;
  • sfatare disinformazione attraverso la presentazione di fatti verificati;
  • offrire approfondimenti su temi complessi.

Instagram per giornalisti, casi studio di successo: quando l’autenticità paga

Strategia, autenticità e correttezza sono i principi cardine che hanno guidato diversi casi di successo di giornalismo su Instagram.

Selvaggia Lucarelli: da blogger a fenomeno editoriale su Instagram

Selvaggia Lucarelli è uno dei casi più emblematici. Con quasi un milione e mezzo di follower, e un’identity ben definita ha creato un modello di giornalismo personale che merita attenzione.

Ho studiato a lungo la sua strategia digitale. Ciò che rende Lucarelli un caso studio così interessante è la sua capacità di mantenere una voce autentica e riconoscibile tra piattaforme diverse, dal blog “Stanza Selvaggia”, che la rese nota nel 2002, ai quotidiani nazionali come Il Fatto Quotidiano, fino a Instagram. La Lucarelli ha compreso, prima di molti colleghi, che il pubblico sui social cerca non solo informazione, ma anche personalità e punto di vista.

La sua firma è inconfondibile: tono diretto, spesso ironico; commenti che non risparmiano nessuno; la capacità di individuare temi controversi prima che diventino mainstream. Il caso “Pandoro-gate” che ha coinvolto Chiara Ferragni ne è l’esempio più eclatante: Selvaggia aveva iniziato a indagare sui meccanismi poco trasparenti delle operazioni benefiche degli influencer molto prima che il caso esplodesse.

Il suo approccio solleva però anche importanti questioni deontologiche. Come bilanciare l’espressione personale con il rigore professionale? Sono domande che mi pongo costantemente anche io.

La sua recente partecipazione al DopoFestival di Sanremo 2025 dimostra come questa “strategia ibrida” possa portare a risultati concreti e a un’autorevolezza che trascende la piattaforma. Ma ricordiamoci che la vera misura del nostro successo come giornalisti non è il numero di follower o la viralità dei contenuti, bensì la nostra capacità di fare realmente la differenza portando informazioni verificate, contestualizzate e significative al nostro pubblico.

Will Media e Torcha: i nativi social che hanno rivoluzionato l’informazione

L’altra faccia della medaglia sono i progetti editoriali nativi digital che hanno ripensato totalmente il modo di fare informazione sui social. Will Media, con oltre 1 milione e 700 mila follower su Instagram, ha costruito una community giovane, attiva e interessata, con l’obiettivo di fare informazione in maniera chiara e riconoscibile, senza la necessità di far “uscire” da Instagram gli utenti.

Will, Torcha e altri progetti simili condividono un DNA comune: sono stati creati da professionisti under 30 che conoscono profondamente il linguaggio delle piattaforme e le abitudini informative dei loro coetanei. Non a caso, Will ha raccolto oltre un milione di euro di investimenti appena pochi mesi dopo il lancio, con una redazione composta da persone tra i 25 e i 30 anni, specializzati in videomaking, grafica, analisi dei dati e produzione di contenuti.

Quello che mi ha sempre colpito di questi progetti è la coerenza. Il loro stile visivo e linguistico è immediatamente riconoscibile: quando scorriamo il feed, le storie o la sezione reel, il loro stile è riconoscibile al primo scroll e ci invoglia a leggere la notizia o l’approfondimento. Una lezione fondamentale per chiunque voglia costruire una presenza efficace su Instagram.

Ma la vera innovazione sta nel ripensamento dell’intero ciclo informativo: Will Media spiega la politica e l’economia tramite card, stories e IGTV, mentre Torcha organizza i contenuti in sei macrotemi (Politica, Attualità, Mondo, Ambiente, Economia, Storico) con interazione costante con i follower.

Sono modelli che hanno compreso che, ormai, appena un quarto degli utenti si informa tramite un sito o un’app, e oltre la metà degli utenti della Generazione Z (18-24) usa esclusivamente i social media per capire il mondo.

Misurare l’impatto, non solo l’engagement

Se l’obiettivo di noi professionisti dell’informazione è quello di mantenere i valori fondamentali del giornalismo – verifica, approfondimento, contestualizzazione delle informazioni – adattandoli a formati e linguaggi completamente nuovi, senza perdere la nostra identità professionale, come fare per monitorare il nostro successo?

Le metriche di Instagram possono essere fuorvianti se le guardiamo solo in termini di numeri. Come giornalisti, dobbiamo chiederci piuttosto se i nostri contenuti abbiano contribuito a una migliore comprensione del tema, se abbiano dato voce a chi normalmente non viene ascoltato, se abbiano stimolato un dibattito informato e civile e abbiano aiutato a contrastare stereotipi e pregiudizi.

Instagram Insights è uno strumento potente, ma i numeri devono essere interpretati attraverso la lente dei nostri valori professionali. Per esempio, qualche anno fa ho saputo che dell’esistenza di una legge a supporto degli orfani a seguito di femminicidio e che la mia regione, come altre, non l’avesse ratificata, impedendo ai questi bambini l’accesso a tutele adeguate.

Scrivendone sui giornali e diffondendo attraverso i canali social la notizia, sono stata contattata da una deputata all’Ars interessata a saperne di più. Morale della favola? Grazie al mio servizio e alla sua proposta all’assemblea regionale, anche la Sicilia ha potuto avere la sua legge per gli orfani. Un dato che, chiaramente, Meta non mi ha mai restituito.

I giornalisti su Instagram guardano al futuro

Le proiezioni vedono Instagram superare i 40 milioni di utenti attivi in Italia nel 2025. Se sei un/a giornalista, Instagram può:

  • dare maggiore visibilità e impatto ai tuoi servizi;
  • far crescere la tua autorevolezza, indipendentemente dalle testate giornalistiche con cui collabori;
  • consentirti di incrementare i guadagni.

Il tutto restando fedele ai nostri principi deontologici e abbracciando i nuovi linguaggi. Perché il buon giornalismo non è definito dal mezzo che utilizza, ma dai valori che lo animano.

Non sai come usare Instagram per giornalisti in modo concreto per raggiungere tutti questi obiettivi? Compila il form, raccontami di te e sarà felice di offrirti alcuni consigli utili.

Come aumentare i follower su Instagram nel 2026: trucchi e strategie

Come si incrementano i follower su Instagram nel 2026? Con contenuti originali ottimizzati per l’algoritmo, costanza nella pubblicazione e interazione autentica. Tra i metodi che funzionano: reels con hook forte nei primi 3 secondi, caroselli multi-slide, post in collaborazione con altri creator, bio ottimizzata con keyword di nicchia. I follower acquistati o ottenuti con follow/unfollow abbassano l’engagement rate e vengono penalizzati dall’algoritmo. Con una strategia organica coerente, una crescita del 15–40% in 30 giorni è assolutamente possibile.

Se sei un/a copywriter, content creator o giornalista, e stai cercando di aumentare follower su Instagram, devi intanto sapere che nel 2026 la piattaforma ha subìto cambiamenti significativi e quello che funzionava fino a qualche anno fa oggi potrebbe non dare più gli stessi risultati.

Lo so bene perché ho vissuto in prima persona l’evoluzione di questo social. Ricordo quando ho iniziato il mio percorso: pubblicavo contenuti senza una vera strategia, seguivo chiunque sperando nel follow back e mi chiedevo perché la crescita fosse così lenta. Oggi, con un profilo seguito da professionisti della comunicazione e aspiranti copywriter, posso dirti che aumentare i follower su Instagram richiede un approccio molto diverso da quello che molti ancora utilizzano. In questo articolo scoprirai strategie concrete per aumentare followers in target, evitando errori comuni e concentrandoti su ciò che realmente funziona.

Vuoi guadagnare con Instagram, ma non sai ancora come? Leggi il mio articolo sull’argomento.

Come incrementare i follower su Instagram in modo organico, perché i follower reali fanno la differenza

Prima di entrare nel dettaglio delle strategie, voglio essere chiara su un punto: chiedersi come aumentare follower Instagram, senza desiderare volerli in target e in modo organico può esporti al totale fallimento.

Lo stesso vale se stai pensando di comprare follower su Instagram o di unirti a gruppi di “scambio follow”. Perché:

  1. l’algoritmo è più “intelligente” che mai. Nel 2026, Instagram è diventato estremamente efficace nell’identificare comportamenti non autentici. Account che mostrano improvvisi picchi di crescita o engagement sproporzionato vengono penalizzati, così come gli account che ricevono poche interazioni rispetto al numero di seguaci;
  2. i follower falsi non generano business. I finti guru che ti spiegano “come avere 10.000 follower su Instagram”, dovrebbero prima spiegarti con onestà che non servono a migliaia di follower fantasma che non interagiscono con i tuoi contenuti e non diventeranno mai tuoi clienti;
  3. i marchi guardano oltre i numeri. I brand che vogliono collaborare con i content creator analizzano tassi di engagement, qualità dell’audience e conversioni reali, non solo il numero di followers.

Nella mia esperienza da copywriter e content creator, ho visto troppi professionisti promettenti rovinare la propria credibilità cercando scorciatoie. Un mio cliente aveva deciso di partecipare a gruppi di scambio follower e di aggiungere tutti i suoi conoscenti prima di rivolgersi a me. Risultato? Zero engagement, algoritmo che penalizzava i suoi post e nessuna collaborazione. Abbiamo dovuto ricominciare quasi da zero, costruendo un’audience reale e interessata.

Come aumentare i follower su Instagram in modo autentico nel 2026

Ecco di seguito alcune strategie che realmente funzionano per incrementare followers Instagram in modo organico nel 2026.

1. Ottimizza il tuo profilo per la nicchia target

Il primo passo per aumentare i follower su Instagram è assicurarsi che il profilo comunichi chiaramente chi sei e quale valore offri. Attenzione all’username, alla foto e alla bio strategica, che aiuta pure l’algoritmo a mostrare il tuo profilo ai tuoi potenziali clienti.

Quando, a suo tempo, ho modificato la mia bio da una generica descrizione a un messaggio chiaro sul valore che offro agli aspiranti copywriter, ho notato un immediato incremento nelle visite al profilo e nei follow.

Vuoi saperne di più sulla SEO sui social media? Scopri come dominare il social search.

2. Content strategy: qualità, coerenza e personalità

Se ti stai chiedendo come avere più followers su Instagram, la risposta è nella qualità dei tuoi contenuti. Nel 2026 l’algoritmo premia fortemente i contenuti originali, i post salvati e il tempo di permanenza. Ma c’è una novità rilevante: Instagram non è più guidato principalmente dai profili che segui. Il feed è sempre più determinato dagli interessi, infatti l’algoritmo mostra contenuti basati su cosa guardi e con cui interagisci, indipendentemente da chi li ha pubblicati. Questo significa che anche un profilo con pochi follower può raggiungere migliaia di persone se produce contenuti che trattengono l’attenzione.

3. Il potere del copy: parole che convertono i visitatori in follower

Come copywriter, so bene quanto i testi siano fondamentali per incrementare i follower Instagram. Un’immagine può attirare l’attenzione, ma è il copy che convince a premere “Segui”.

Concentrarsi sui primi caratteri delle descrizioni, usare tecniche di storytelling e call to action strategiche può fare la differenza e portare a un costante aumento di follower gratis.

Vuoi scrivere copy che convertano davvero? Leggi il mio articolo sul social media copywriting.

4. Creare una community, non solo un pubblico

Se vuoi scoprire come fare follower su Instagram in modo sostenibile, la risposta è nella costruzione di una vera community. Instagram premia le connessioni autentiche!

Rispondi a tutti i commenti, interagisci nelle stories (con sondaggi, quiz, domande), crea contenuti in collaborazione, organizza sessioni live.

  • Rispondi a tutti i commenti: Impegnati in conversazioni reali, non solo con emoji
  • Interagisci nelle Stories: Usa sondaggi, quiz, domande per stimolare la partecipazione
  • Crea contenuti collaborativi: Coinvolgi la tua audience nella creazione di contenuti
  • Organizza sessioni live: Le dirette creano un senso di esclusività e connessione istantanea

Mi sono accorta che quando ho iniziato a dedicare 30 minuti al giorno per rispondere personalmente a DM e commenti, non solo ho visto aumentare i follower Instagram gratis, ma ho anche creato relazioni che si sono trasformate in opportunità di business reali.

Difficoltà a sbloccare il tuo potenziale professionale? Leggi il mio approfondimento sulle convinzioni limitanti.

A proposito di DM: la strategia dei messaggi diretti

Una tecnica sottovalutata per avere più follower Instagram è l’uso strategico dei messaggi diretti. Non sto parlando di spam, ma di conversazioni vere e autentiche.

Quando vedo qualcuno condividere contenuti interessanti nella mia nicchia, invio un messaggio sincero commentando specificamente ciò che apprezzo del loro lavoro. Questo approccio mi ha permesso di costruire relazioni con molti colleghi, aumentando significativamente la mia visibilità.

Strategie avanzate: come fare 100 follower al giorno su Instagram

Stai cercando di accelerare la crescita in modo etico? Ecco alcune strategie avanzate che possono aiutarti a raggiungere l’obiettivo di come fare 100 follower al giorno su Instagram:

  • content pillar. Sviluppo 3-5 categorie di contenuti (pillars) che riflettano la tua expertise e gli interessi del tuo pubblico;
  • pattern interrupt. Trova modi per interrompere lo scrolling automatico degli utenti. Usa affermazioni controverse, format visivi d’impatto, condividi storie di fallimento;
  • hashtag strategici. Dimentica quello che sapevi sugli hashtag e usa solo quelli mirati, alternando quelli di nicchia a quelli più popolari.

App per aumentare follower: servono davvero?

Una domanda che ricevo spesso è se le applicazioni per follower Instagram siano efficaci. La mia risposta è chiara: nella maggior parte dei casi, no.

Le scorciatoie promesse dalle app per follower Instagram quasi sempre violano i termini del servizio, attirano seguaci di bassa qualità, mettono a rischio l’account e possono portare a limitazioni e shadowban.

Le utili app per aumentare follower, seppure indirettamente, sono quelle consentono le analisi delle performance dei contenuti quelli che aiutano a pianificarli, a editarli in modo professionale.

Hai mai sentito parlare di social selling? Scopri di cosa si tratti e perché faccia al caso tuo.

Come avere follower su Instagram: le strategie da evitare

Parliamo ora di ciò che NON dovresti fare, nonostante queste tattiche siano ancora consigliate da molti “guru” del marketing.

1. Follow/unfollow: il modo più veloce per rovinare la tua reputazione

La tecnica di seguire utenti per poi smettere di seguirli quando ricambiano è facilmente rilevabile dall’algoritmo, irritante per gli utenti e dannosa per la tua credibilità.

2. Seguire troppe persone: il rapporto followers/following

Un profilo che segue 5.000 persone ma ha solo 500 follower appare immediatamente non autorevole. Nel 2025, il rapporto ideale follower/following per un profilo professionale dovrebbe tendere verso 3:1 o meglio.

3. Engagement pods: l’illusione dell’engagement

I gruppi di engagement (dove le persone si impegnano a mettere like e commentare reciprocamente) creano un’interazione artificiale che viene individuata dall’algoritmo, non genera conversioni reali e attira un pubblico errato, rendendo vane tutte le statistiche.

4. Concentrarsi solo sui numeri: avere tanti follower su Instagram non è l’obiettivo giusto

Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente avere tanti follower su Instagram, ma avere i follower giusti. 1.000 persone realmente interessate ai tuoi contenuti valgono più di 100.000 follower disinteressati.

Il fattore tempo: come aumentare i follower su Instagram in modo più rapido?

Se stai pensando a come fare 1.000 follower al giorno su Instagram gratis, devo essere onesta: a meno che tu non sia già una celebrità o il tuo contenuto non diventi virale, questo obiettivo è irrealistico senza ricorrere a tattiche scorrette.

Tuttavia, puoi accelerare la crescita organica con collaborazioni strategiche, sfruttando i trends in modo personale e unico, pubblicando contenuti di qualità 3-4 volte a settimana con costanza, coinvolgendo la tua community.

Quali sono i trucchi per aumentare i follower su Instagram nel 2026? Il piano di 30 giorni

Come posso aumentare i follower su Instagram in modo concreto e senza errori? Se questa è la tua domanda, ho preparato per te un piano di 30 giorni per crescere su Ig, seguilo attentamente.

Giorni 1-3: audit e strategia

Prima di tutto analizza il tuo pubblico attuale, identifica 3-5 content pillars, crea un calendario editoriale di 30 giorni, ottimizza bio e highlights.

Giorni 4-10: costruire le basi

Pubblica contenuti di alta qualità secondo il tuo calendario, trascorri almeno 30 minuti al giorno interagendo nella tua nicchia, identifica 10 potenziali profili per collaborazioni, analizza quali formati generano più engagement.

Giorni 11-20: amplificare la portata

Contatta 5 creator per possibili collaborazioni, sperimenta con nuovi formati (reels, carousel, guide), implementa una strategia di hashtag ottimizzata e crea contenuti che rispondono alle domande più frequenti nella tua nicchia.

Giorni 21-30: analizzare e ottimizzare

Valuta quali contenuti hanno generato più follower, ripeti ciò che funziona meglio con delle varianti, riutilizza i contenuti di successo in nuovi formati e chiedi il feedback alla tua community, apportando i suggerimenti ricevuti.

Se farai tutto bene, potrai incrementare i tuoi followers dal 15% al 40% nell’arco di 30 giorni. Per dare un ordine di grandezza concreto: un profilo di nicchia che parte da 1.000 follower con una strategia coerente può raggiungere 1.150–1.400 follower in 30 giorni. Chi parte da 5.000 follower può arrivare a 5.750–7.000. La crescita accelera man mano che l’algoritmo “impara” il profilo e lo distribuisce a pubblici sempre più ampi.

Non è una crescita esplosiva, ma è sostenibile e, soprattutto, attrae le persone giuste. Non esistono scorciatoie miracolose, ma soltanto strategie consolidate che, applicate con costanza, portano a una crescita organica e significativa.

Nel mondo competitivo dei social media, ricorda che l’obiettivo non è aumentare followers a tutti i costi, ma costruire una community di persone che valorizzino i tuoi contenuti, interagiscono con te e, potenzialmente, si trasformino in clienti o collaboratori.

Trasforma Instagram nella tua macchina di clienti

Se sei copywriter, un giornalista o un content creator, il tuo successo su Instagram dipenderà dalla tua capacità di comunicare in modo autentico, offrire valore concreto e costruire relazioni significative. E queste sono abilità che, fortunatamente, puoi sviluppare e perfezionare nel tempo.

Questo potente social media può davvero diventare la tua macchina di clienti, la tua arma segreta per essere sempre aggiornato/a sulle novità, per fare rete con i tuoi colleghi e persino per scalare il tuo business. Per esempio, tanti copywriter e giornalisti lo utilizzando per vendere infoprodotti come ebook e videocorsi.

Se sei stanco/a di pubblicare senza risultati, se nessun contenuto sembra fare centro nel cuore dei tuoi follower, se non ricevi mai richieste di info…c’è qualcosa che stai sbagliando e sei in tempo per invertire la rotta.

Contattami, raccontami del tuo progetto e sarò felice di aiutarti a sviluppare una strategia personalizzata per far crescere il tuo profilo Instagram in modo organico, in linea con i tuoi obiettivi professionali e con i tuoi valori.

FAQ

Come si incrementano i follower su Instagram?

Pubblicando Reels con hook forte nei primi 3 secondi, caroselli multi-slide, collaborazioni con altri creator e interagendo attivamente con i profili in target. Con una strategia organica coerente si può crescere del 15-40% in 30 giorni.

Come aumentare i follower su Instagram gratis nel 2026?

I metodi gratuiti che funzionano sono: ottimizzazione della bio con keyword di nicchia, pubblicazione regolare di reels, post in collaborazione e uso strategico dei DM. Follow/unfollow e engagement pods vengono penalizzati dall’algoritmo.

Quanti follower si possono aumentare al mese su Instagram?

Con una strategia organica un profilo di nicchia può crescere del 15-40% al mese. Chi parte da 1.000 follower può arrivare a 1.150-1.400 in 30 giorni con contenuti coerenti e interazione quotidiana.

Come fare 100 follower al giorno su Instagram?

È un obiettivo raggiungibile per profili con contenuti virali o nicchie ad alto engagement. Richiede Reels pubblicati con frequenza, collaborazioni attive con altri creator e una strategia di contenuti basata su trend di nicchia.

Convinzioni limitanti: come riconoscerle e superarle per sbloccare il tuo potenziale professionale

Quante volte ti sei sentito/a bloccato nella tua crescita professionale da pensieri che sembrano fatti di cemento armato? “Non sono abbastanza bravo/a”, “È troppo tardi per cambiare”, “Non ho le risorse necessarie”. Se ti riconosci in queste frasi, stai sperimentando l’effetto paralizzante delle convinzioni limitanti, quei pensieri radicati che ci impediscono di esprimere pienamente il nostro potenziale. Ma quali sono i pensieri limitanti che più spesso ci bloccano? E quali sono le credenze limitanti che pesano maggiormente sul nostro successo professionale?

Nel mondo del copywriting e delle professioni digitali, dove la competizione è alta e l’evoluzione costante, identificare e superare queste barriere mentali diventa fondamentale per costruire una carriera di successo. Ne so qualcosa, perché il mio percorso professionale è stato costellato da convinzioni limitanti che ho dovuto affrontare e smantellare, una ad una.

Cosa sono davvero le convinzioni limitanti (e perché possono sabotare la tua carriera)

Le convinzioni limitanti in psicologia rappresentano schemi di pensiero profondamente radicati che accettiamo come verità assolute, nonostante spesso non abbiano alcun fondamento reale. Sono conclusioni che ci condizionano inconsciamente, che abbiamo tratto dalle nostre esperienze passate e che utilizziamo per proteggere noi stessi da potenziali delusioni o fallimenti.

Per un copywriter o un professionista digitale, queste convinzioni possono manifestarsi in modi particolarmente insidiosi: “Il mercato è saturo”, “I clienti non sono disposti a pagare tariffe adeguate”, “Non ho abbastanza esperienza per posizionarmi come esperto”, “Non è il momento giusto per iniziare”. Ti suonano familiari?

La mia battaglia personale con le convinzioni limitanti: esempi concreti

Il mio percorso nel mondo del copywriting è iniziato in salita, con una convinzione limitante che sembrava insormontabile. Questo esempio di convinzioni limitanti è molto comune: come mamma single, senza familiari che potessero occuparsi di mio figlio durante l’orario lavorativo, ero convinta che costruire una carriera professionale fosse semplicemente impossibile per me.

Come posso dedicarmi al lavoro se non ho nessuno a cui lasciare mio figlio?”, mi ripetevo continuamente. Questa domanda, apparentemente logica, nascondeva in realtà una convinzione limitante frutto del condizionamento sociale: l’idea che per lavorare con successo sia necessario conformarsi a orari e modalità tradizionali.

La svolta è arrivata quando ho smesso di focalizzarmi sul “problema” e ho iniziato a osservare e “ascoltare” con attenzione la mia passione per la scrittura. Ho compreso che questa poteva essere monetizzata in modo flessibile, senza vincoli di tempo e luogo, acquisendo le giuste competenze. Non dovevo adattarmi io al lavoro tradizionale, ma potevo creare un modello di lavoro che si adattasse alle mie esigenze.

Il rapporto distorto tra tempo e denaro

Un’altra convinzione limitante che mi ha bloccato a lungo riguardava il rapporto tra tempo e denaro. “Per guadagnare di più devo lavorare più ore”: quante volte hai ripetuto questa frase? È una delle convinzioni limitanti sul denaro più diffuse tra freelance e professionisti.

Ho superato questa convinzione grazie a una semplice ma potente sostituzione linguistica: ho rimpiazzato la parola “tempo” con “risultati”. I clienti non pagano per il mio tempo, ma per i risultati che porto loro. Questa semplice modifica ha trasformato radicalmente il mio approccio al lavoro e mi ha permesso di scalare i miei guadagni senza sacrificare la qualità della mia vita.

È stato sorprendente vedere come, concentrandomi sul valore generato piuttosto che sulle ore lavorate, sono riuscita ad attrarre clienti disposti a investire cifre significative nei miei servizi. Perché le persone comprano la soluzione ai loro problemi.

L’illusione delle “condizioni di partenza”

Non ho abbastanza soldi per iniziare”, “Senza un capitale iniziale non posso diventare un/a professionista affermato/a”. Queste frasi rappresentano un esempio classico di convinzioni limitanti che bloccano sul nascere molte carriere promettenti.

Anche io sono caduta in questa trappola mentale, fino a quando ho capito che, se è vero che le condizioni di partenza rappresentano un fattore importante, è altrettanto vero che non è necessario avere grandi capitali per diventare professionisti di successo.

La vera svolta è arrivata quando ho cambiato prospettiva: meglio un investimento più alto con un ROI elevato, piuttosto che uno a bassissimo budget destinato a non generare risultati. Così ho iniziato a investire step by step nella mia formazione e negli strumenti necessari, comprendendo che con un investimento mirato potevo ottenere un ritorno immediato.

Questo approccio graduale mi ha permesso di crescere costantemente, senza il peso paralizzante di pensare che senza soldi non possa generare ricchezza.

Se tendi spesso a procrastinare, leggi il mio approfondimento sull’argomento.

Come scoprire le proprie credenze limitanti: un processo di autoconsapevolezza

Il primo passo per superare le convinzioni limitanti è riconoscerle. Ma come scoprire le proprie credenze limitanti quando sono così profondamente radicate da sembrare verità oggettive? Ecco alcuni segnali che potrebbero indicare la presenza di convinzioni limitanti nella tua vita professionale:

  • ti sorprendi spesso a dire “non posso”, “è impossibile”, “non funzionerà mai”;
  • tendi a procrastinare progetti importanti o a sabotare il tuo successo quando sei vicino/a a raggiungerlo;
  • ti paragoni costantemente agli altri, sentendoti sempre inadeguato/a;
  • hai difficoltà ad accettare i complimenti o a riconoscere i tuoi successi;
  • eviti sistematicamente di uscire dalla tua zona di comfort.

Un esercizio che consiglio sempre ai miei clienti e studenti è quello di tenere un “diario dei pensieri” per una settimana. Ogni volta che ti senti bloccato/a o sperimenti emozioni negative riguardo al tuo lavoro, annota esattamente cosa stai pensando. Dopo una settimana, rileggi questi pensieri e cerca i pattern ricorrenti. Probabilmente scoprirai che molte delle tue difficoltà derivano da un numero sorprendentemente limitato di convinzioni di base su cui puoi lavorare.

Come si formano le convinzioni nella mente: comprendere per trasformare

Per cambiare efficacemente le convinzioni limitanti, è sicuramente utile comprendere come si formano le convinzioni nella mente. La psicologia ci insegna che i costruttori delle nostre credenze limitanti e dei nostri bias cognitivi sono principalmente tre:

  1. esperienze personali, le situazioni che abbiamo vissuto direttamente e dalle quali abbiamo tratto conclusioni generalizzate;
  2. condizionamento sociale, i messaggi ricevuti da famiglia, scuola, media e società e che abbiamo fatto “nostri”;
  3. auto-convinzioni, le interpretazioni soggettive degli eventi che, ripetute nel tempo, diventano nostre “verità”.

Nel mio caso, la convinzione che una mamma single non potesse costruire una carriera di successo derivava principalmente dal condizionamento sociale, dai messaggi implicitamente veicolati dalla società riguardo ai ruoli di genere e alle responsabilità genitoriali.

Pur avendo avuto una madre profondamente emancipata che svolgeva addirittura più professioni contemporaneamente, della mia assistenza in sua assenza si occupavano mio padre, la mia baby-sitter, mia zia e amici di famiglia. Quando sono diventata mamma questa rete era del tutto assente e non avevo strumenti per valutare delle alternative.

Riconoscere l’origine delle nostre convinzioni limitanti ci aiuta a prenderne le distanze, a valutarle più obiettivamente, smettendo di guardare i problemi come drammi, ma semplicemente come piccoli rebus da risolvere.

Trasformare le convinzioni limitanti in convinzioni potenzianti: strategie pratiche

Una volta identificate le tue convinzioni limitanti, puoi trasformarle in convinzioni potenzianti che ti spingano verso il successo, invece di frenarti. Il passaggio dalle convinzioni limitanti e potenzianti richiede un lavoro consapevole e costante. Ecco di seguito il processo che ho utilizzato personalmente e che consiglio a tutti quelli che lavorano con me.

1. Metti in discussione la convinzione

Per ogni convinzione limitante, poniti queste domande:

  • questa convinzione è basata su fatti oggettivi o su interpretazioni soggettive?
  • Da dove arriva questa convinzione? È mia o l’ho ereditata da altri?
  • Mi serve davvero o mi sta limitando?
  • Quali prove concrete ho che questa convinzione sia vera?
  • Esistono prove o esempi che contraddicono questa convinzione?
  • Sulla base di quale certezza ritengo che questa convinzione sia vera per una situazione nuova, che sto affrontando solo oggi e che non so dove mi porterà?

2. Riformula in positivo

Trasforma la convinzione limitante in un’affermazione potenziante che apra possibilità invece di chiuderle. Ad esempio:

  • da “il mercato è troppo saturo” a “il mercato ha sempre bisogno di professionisti che offrono valore autentico”;
  • da “non ho abbastanza esperienza” a “ogni progetto è un’opportunità per acquisire nuova esperienza e ogni singola competenza è monetizzabile e potenzialmente scalabile”;
  • da “non posso permettermi di rifiutare clienti, anche se problematici” a “scegliere i clienti giusti mi permette di offrire un servizio migliore e di crescere professionalmente”.

3. Crea nuove evidenze

Le convinzioni si rafforzano con le azioni e non con le parole, attraverso le “prove” che raccogliamo. Inizia con impegno a cercare e creare evidenze che supportino la tua nuova convinzione potenziante.

Quando ho iniziato a trasformare la mia convinzione sul rapporto tempo-denaro, ho cercato attivamente esempi di professionisti che guadagnavano cifre significative lavorando meno ore ma in modo più strategico. Ho poi iniziato a sperimentare questo approccio su piccola scala, raccogliendo evidenze personali a supporto del fatto che la nuova convinzione funzionasse davvero.

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Credenze limitanti di copywriter e professionisti digitali: elenco di convinzioni limitanti comuni

Se lavori nel mondo del copywriting – o se sogni di farlo – devi assolutamente conoscere le convinzioni limitanti più diffuse.

  1. Il vero copywriting si fa solo nelle grandi agenzie”. Questa convinzione impedisce a molti talentuosi copywriter di mettersi in proprio. La realtà è che il mercato offre infinite possibilità per professionisti indipendenti che sanno proporre soluzioni efficaci.
  2. I clienti italiani non sono disposti a pagare bene per i servizi di copywriting”. La mia esperienza dimostra esattamente il contrario, ovvero i clienti sono disposti a pagare per il valore, non per le parole. Quando dimostri l’impatto del tuo lavoro sui loro risultati, la resistenza al prezzo diminuisce drasticamente.
  3. La SEO è troppo tecnica, meglio lasciarla agli esperti”. Questa convinzione tiene molti copywriter lontani da un’area che potrebbe arricchire enormemente la loro offerta professionale. In realtà, comprendere i principi base della SEO è alla portata di tutti e può fare la differenza nel valore che offri ai tuoi clienti.

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Dalle convinzioni limitanti alla libertà professionale

Il percorso per cambiare le convinzioni limitanti non è semplice né immediato, ma i risultati possono essere trasformativi. Nel mio caso, smantellare le convinzioni che mi bloccavano mi ha permesso di costruire una carriera gratificante come giornalista e come copywriter, conciliando lavoro e vita familiare e raggiungendo livelli di guadagno che inizialmente credevo impossibili.

La vera libertà professionale inizia quando ci liberiamo dalle catene mentali che ci imponiamo. Noi copywriter e professionisti digitali abbiamo la fortuna di operare in un settore dinamico, pieno di opportunità e in costante evoluzione. Non lasciare che le convinzioni limitanti ti impediscano di sfruttare appieno queste possibilità.

Ricorda: le tue convinzioni creano la tua realtà professionale. Scegli consapevolmente quelle che ti aiutano a crescere, non quelle che ti tengono ancorato/a dove sei.

E tu, quali convinzioni limitanti stai permettendo che influenzino il tuo percorso professionale? Compila  il form e raccontamele: sarò felice di offrirti consigli concreti su come superare specifici blocchi mentali che stanno ostacolando la tua crescita nel mondo del copywriting e del marketing digitale.